Aggregato alla prima squadra durante il ritiro in Germania, Matteo Lavelli ha tracciato un bilancio del proprio percorso senza nascondere le incertezze sul futuro. “Sono ancora all’inizio e so di avere tanta strada davanti. Mi piacerebbe continuare a crescere con questa maglia, anche se al momento non ho ancora certezze su quello che sarà il mio futuro”.

Il giovane attaccante ha sottolineato l’importanza di allenarsi accanto a giocatori di livello internazionale. “Ho ancora moltissimo da imparare. Allenarsi e giocare accanto a calciatori di questo livello è un’occasione enorme: cerco di osservarli il più possibile e di prendere qualcosa da ciascuno di loro”.

Sul rapporto con Cristian Chivu, già decisivo per il suo esordio a San Siro, Lavelli ha speso parole di riconoscenza. “Il mister ci segue continuamente e cerca di darci indicazioni utili in ogni allenamento. Siamo diversi giovani nel reparto offensivo e lui è molto bravo a gestire il gruppo e a concedere spazio a tutti, come ha fatto anche nell’ultima amichevole”.

Nonostante il sogno di giocare a San Siro con l’Inter sia già diventato realtà, il giovane attaccante preferisce non fissarsi traguardi troppo precisi. “Cristiano Ronaldo è sempre stato il mio punto di riferimento, soprattutto per la professionalità e per il modo in cui cura ogni dettaglio anche lontano dal campo. Non mi sono posto un obiettivo specifico: voglio semplicemente provare a raggiungere il massimo possibile”.

Prezioso anche il confronto quotidiano con Francesco Pio Esposito e con gli altri giovani italiani presenti in rosa. “Con Pio ho un rapporto molto naturale, anche perché siamo vicini d’età. Durante gli allenamenti mi dà diversi consigli, soprattutto sui movimenti offensivi. Non servono per forza grandi discorsi: anche piccoli suggerimenti possono aiutarmi molto”.

Sul piano tattico, Lavelli si considera un giocatore adattabile a diversi sistemi. “Penso di riuscire a interpretare più moduli e potrei giocare anche come unica punta. Credo però di esprimermi meglio accanto a un attaccante più rapido e mobile, perché le nostre caratteristiche possono completarsi bene”.