3 Gennaio 2022

Uno squalo in area di rigore: la Leggenda di “Bonimba”, Roberto Boninsegna

La storia del grandissimo attaccante nerazzurro

Inter Milan centre-forward Pino Boninsegna leaps high over Lazio's Giorgio Papadopulo during their match at the Olympic Stadium in Rome. On the left is Inter Milan's Giacinto Facchetti and on the right Lazio's goalkeeper Rosario di Vencenzo. (Photo by Keystone/Getty Images)

La storia dell’Inter è ricca di centravanti di spessore. Giocatori potenti e rabbiosi, capaci di segnare valanghe di goal e di fare impazzire le difese avversarie. Beniamini dei tifosi capaci di infiammare uno stadio da soli. E tra tutti, uno dei più grandi della storia nerazzurra è senza dubbio un ragazzo con il fisico da boxeur e un coraggio ed una tenacia incalcolabili: Roberto “Bonimba” Boninsegna.

Boninsegna nasce sotto i bombardamenti, nel mezzo della guerra, nel 1943. E forse proprio per quello nella sua vita non avrà mai paura di niente e di nessuno. Tenace nel midollo, ogni singolo passo della sua carriera sarà in salita, strappato con i denti contro la sorte ed il caso. Fin dalla più tenera età. Quando è un ragazzino che gioca nel Sant’Egidio infatti, un osservatore dell’Inter, va a visionare un suo compagno di squadra, tale Fornasari. Fornasari però si è già accordato da tempo con il Mantova e lo scout, per non tornare a mani vuote dall’allora allenatore delle giovanili, il leggendario Peppino Meazza, decide di portare con sé proprio Boninsegna.

Roberto Boninsegna e Sandro Mazzola

L’osservatore però deve “camuffarlo” da centravanti: Bonimba allora giocava da mezzala, non da attaccante. E così, appena 14 enne, travestito da finto numero 9, Boninsegna entra nell’Inter. Nessuno avrebbe immaginato che quel piccoletto mingherlino sarebbe diventato uno dei più importanti bomber della storia del calcio italiano. Si racconta che, incassate le prime 400mila lire del suo primo stipendio, corse a perdifiato dalla stazione fino a casa coi soldi in pugno, tanto veloce che, quando fece per mostrare i soldi ai genitori, erano ormai inzuppati di sudore e praticamente inutilizzabili.

Nella Primavera cresce e si sgrezza, diventando un buon attaccante. Anche il Mago, Helenio Herrera, lo visiona con interesse ma nel 1963, mentre Mazzola e Facchetti, anch’essi giovanissimi, conquistano l’Europa battendo il Real Madrid, Boninsegna viene spedito in prestito in Serie B, al Prato. Sarà solo il primo di tanti. L’anno dopo chiede di essere mandato più vicino a casa, a Mantova, ma per tutta risposta viene spedito addirittura a Potenza. Nel ’65 viene mandato a Varese e deve “travestirsi” di nuovo, inventandosi ala. La stagione successiva vola a Cagliari, a fare da paggio al leader maximo dell’isola, il fenomenale “Rombo di Tuono” Gigi Riva. Uno schiaffo morale dopo l’altro, un eterno vagare, eppure Bonimba non cede, non si piega: tiene la testa alta e continua a lavorare sodo.

Finalmente però, dopo tanto peregrinare, Roberto torna a casa, all’Inter, nel luglio del 1969, lasciando Cagliari proprio nell’anno del clamoroso Scudetto. Finalmente però, sfortuna a parte, tutti i tasselli si sono incastrati per far decollare la storia d’amore. E finalmente Bonimba può tornare al suo primo vero “finto” ruolo: quello di centravanti. Il primo anno da protagonista in nerazzurro serve come riscaldamento: 13 goal. Poi, finalmente, arriva il suo turno di dare “pugni” al mondo e di dimostrare chi è veramente Roberto Boninsegna!

Lo stile aggressivo e impavido di Boninsegna

Va ai mondiali del 1970 (quelli della mitica Italia-Germania 4-3) da “ripescato”, solamente per il forfait dell’ultima ora di Anastasi. Si ritrova di nuovo a dover fare da spalla a Riva, ma Bonimba non ci sta e ruba la scena: goal e assist decisivo nella partita del secolo e goal anche in finale, rubando il tempo proprio a Riva. Contro il Brasile di Pelé nulla può l’Italia, ma se gli azzurri accarezzano il sogno di diventare campioni del mondo, lo devono proprio al centravanti nerazzurro, ormai esploso definitivamente. Torna all’Inter con la voglia di spaccare tutto… e lo fa. L’inizio sotto la guida di Herrera, Heriberto però non Helenio, è fallimentare. L’Inter parte male, fatica ed entra subito in crisi. Fraizzoli cambia e mette in panchina Invernizzi, che lascia da parte i fronzoli e mette in campo la sostanza.

Bonimba ci va a nozze e inizia una rimonta leggendaria sul Milan. A tre giornate dalla fine, Boninsegna incarta lo Scudetto con una rovesciata semplicemente meravigliosa, su cross al bacio di Facchetti. L’unione tra passato e presente di un’Inter da favola. Tutto sembra apparecchiato per il ritorno della Grande Inter, ma quello rimarrà purtroppo un exploit isolato. L’anno successivo l’Inter riuscirà a tornare in finale di Coppa dei Campioni (l’ultima prima di quella vittoriosa del 2010 a Madrid) battendo in semifinale il Borussia M’Gladbah “della lattina”, perdendo però in finale contro l’ingiocabile Ajax del calcio totale di Cruyff. Sarà il canto del cigno di quella Inter breve ma intensa, ma non il tramonto di Bonimba. Continuerà per tutti gli anni ’70 a segnare valanghe di goal, continuerà a gettare il cuore oltre l’ostacolo e a non avere paura di nessuno. Tutto per amore della sua Inter.

Boninsegna alla Juve (@Getty Images)

Fino a quella maledetta estate del 1976, quando l’Inter, senza nemmeno interpellarlo, decise di scambiarlo con la Juventus per Anastasi. A Boninsegna la trattativa fu comunicata quando era già conclusa e lui era al mare in vacanza. Fu un colpo morale terribile per il centravanti, nerazzurro nel cuore. Eppure, nonostante fosse ormai 34 enne, dimostrò ancora il proprio valore, contribuendo per 3 anni ai successi dei bianconeri, ottenendo due campionati, una coppa UEFA e una coppa Italia. E, da classico amante ferito e tradito, non mancò la propria vendetta contro la sua innamorata, l’Inter. Alla prima occasione, al primo incrocio tra bianconeri e nerazzurri, siglò una doppietta meravigliosa e decisiva per il 2 a 0 finale. Un gesto da professionista, ma soprattutto da amante deluso, che ancora sentiva il cuore pulsare per il suo grande amore, l’Inter.

Di lui rimangono numeri straordinari, da bomber sbocciato tardi eppure clamorosamente prolifico. Ha la striscia positiva di rigori realizzati in Serie A più lunga della storia, con ben 19 centri consecutivi (e allora se ne fischiavano molti meno rispetto ad oggi). In carriera tra i professionisti ha segnato 279 goal, di cui 173 in maglia nerazzurra. E anche in nazionale, con sole 22 presenze, ha timbrato il cartellino ben 9 volte. Ecco a voi la storia di Roberto “Bonimba” Boninsegna, uno dei più fenomenali e entusiasmanti attaccanti della storia non solo dell’Inter, ma di tutto il calcio italiano.