Lukaku: “Da piccolo non avevo niente da mangiare, ora voglio dare tutto per l’Inter. Su Conte e i tifosi…”

L’attaccante belga ha parlato al Festival dello Sport e ricevuto il premio Facchetti

di Raffaele Caruso

Dal Piccolo Teatro Strehler di Milano l’evento del Festival dello Sport, organizzato da La Gazzetta dello Sport, dedicato all’attaccante dell’Inter Romelu Lukaku. L’attaccante belga ha ricevuto anche il premio Facchetti e rivissuto le tappe più importanti della sua carriera.

Sulle orme di papà: Mi ha insegnato la disciplina, la mentalità. Sono cose che lui mi ha dato. Avere rispetto degli altri. Salutare e guardare le persone negli occhi. Un suo gol che ricordo? Quello contro l’Anderlecht. Lui aveva una collezione di gol che ha fatto e il gol con l’Anderlecht mi è sempre rimasto in testa”.

Il rapporto con la mamma:E’ stato bruttissimo quando le è stato diagnosticato il diabete, non lavorava. Non avevamo niente da mangiare a casa. Senza di lei non sarei mai stato Romelu Lukaku, senza i suoi sacrifici. Ecco perché ogni volta che segno il primo pensiero va a lei”.

I primi passi: “Da sei anni avevo la visione di essere calciatori. Quando mi svegliavo c’era la voglia di lavorare per il mio obiettivo. Se io esco era solo per giocare a calcio con gli amici. Io e mio fratello siamo stati fortunati ad avere mia mamma e mio papà vicini per realizzare il mio sogno”.

La differenza di cultura tra Inghilterra e Italia: “Non voglio pensare a questa cosa. Da quando sono a Milano le persone mi danno sempre amore. Quando sono arrivato in Italia ho subito sentito l’amore degli italiani, questa cosa succede solo qui. Quello che voglio fare è dare tutto per l’Inter”.

Lo stadio vuoto: “Brutto. Innanzitutto perché si sente tutto (ride ndr). Noi calciatori abbiamo emozioni ma è brutto giocare senza tifosi perché ti danno energia. Quando giochiamo a San Siro è bello giocare in uno stadio pieno. Spero che i tifosi possano rientrare allo stadio”.

Su Conte: “Dove mi ha migliorato? In tutto. Se vuoi essere un giocare devi capire che il sacrificio è tutto. Sapevo che lui era un buon allenatore e ho dato ogni giorno il 100%. Ora stiamo facendo le cose per bene ma dobbiamo migliorare”.

Il sogno della Champions League: “Abbiamo fatto bene nella stagione passata ma dobbiamo parlare in campo. Dobbiamo lavorare in allenamento”.

I compagni di squadra:I più divertenti sono Sensi, Young, Martinez, Handanovic e Nicolò Barella. Il più serioso? Non c’è veramente. Siamo una squadra unita, non ce n’è uno che resta da solo”.

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