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Il primo allenatore di Lukaku: “A 7 anni era già devastante, ora è da Pallone d’Oro. Vuole fare la storia dell’Inter”

Romelu Lukaku, Getty Images

Erwin Wosky, allenatore delle giovanili del Koninklijke Rupel Boom Football Club, racconta i retroscena e i segreti del gigante nerazzurro

Raffaele Caruso

"Erwin Wosky, primo allenatore di Romelu Lukaku nelle giovanili del Koninklijke Rupel Boom Football Club, si è concesso ai microfoni di Tuttosport per parlare dell'attaccante belga dell'Inter.

 Romelu Lukaku, Getty Images

"Ecco le sue parole: "Un giorno a 7 anni si presentò questo ragazzo che tutti chiamavano Romelì. Già allora aveva una stazza imponente e faceva la differenza in campo. Un gigante buono. Voleva diventare professionista come il padre Roger. Per me era uno dei tanti a cui avrei dovuto insegnare qualcosa, ma le sue doti in campo erano indiscutibili. Gli avversari si lamentavano sempre della sua imponenza fisica, forse pensavano avesse un’età maggiore rispetto a quella dichiarata. Ma Lukaku è nato in Belgio: qualsiasi raggiro sarebbe stato impossibile".

"Quanti gol segnati: "Era determinante. A volte dovevo farlo partire dalla panchina perché arrivava in ritardo. Lui entrava e segnava una caterva di gol: 3,4,5 magari anche 6. Non discuteva mai le mie scelte e rispettava i compagni di squadra. Però mi guardava, sorrideva e diceva: 'Mister, posso entrare? Sono pronto! Se vuole mi metta dentro'. Che bei ricordi. Sono fiero di lui".

"Ora l'Inter: "Sono sicuro voglia entrare nella storia del club. Spero possa vincere la classifica marcatori. E arrivare almeno a 25-30 gol in campionato. Il Pallone d'Oro? Può vincerlo, sicuramente. Basta con Messi e Ronaldo! L’anno scorso il premio sarebbe stato da assegnare a Lewandowski. Già nelle scorse edizioni Lukaku avrebbe meritato una migliore posizione. Se l’Inter vincesse il campionato, e il Belgio l’Europeo, Romelu potrebbe avere maggiori possibilità di conquistare il prestigioso riconoscimento individuale".

"La lite con Ibra:"Per Romelu sua mamma è sempre stata, giustamente, intoccabile. Una sorta di Dea. Se dicevi qualcosa di irriguardoso nei suoi riguardi, lui si arrabbiava parecchio: significa tantissimo per un figlio amorevole. Ma la risposta migliore l’ha data poi Lukaku con i piedi in campionato".

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