Lionel Messi si racconta a pochi giorni dalla finale del Mondiale contro la Spagna. Il capitano dell’Argentina ha parlato a Repubblica senza voler chiudere le porte al futuro: «Non voglio dire che sarà il mio ultimo Mondiale o cose del genere. Penso soltanto a godermelo fino in fondo. Sarà ciò che Dio vorrà, ancora una volta».

La presenza stessa della Pulga a questa competizione non era scontata. «È vero, ne ho parlato spesso con Scaloni, ci siamo confrontati, ho deciso all’ultimo. Nell’ultima Copa America non ero al massimo e qui ci sarei stato solo se fossi riuscito ad arrivare nelle migliori condizioni, per continuare a essere utile per la squadra. Grazie a Dio ce l’ho fatta: sapevo che sarei stato all’altezza e adesso me la sto godendo».

La semifinale vinta contro l’Inghilterra ha un sapore particolare per ogni argentino. «Senza mischiare le cose e rimanendo solo nell’ambito sportivo, sì, mi mancava, con tutto quello che questa sfida rappresenta per la storia del calcio, per noi argentini e per la nostra storia. Sono molto orgoglioso e felice di aver potuto regalare questa gioia speciale al popolo: nessun argentino voleva perdere questa partita».

Le critiche ricevute dalla nazionale albiceleste non sembrano scalfire le certezze del gruppo. «Questo gruppo continua a giocare benissimo anche nelle situazioni più difficili. Veniamo da una vittoria ai Mondiali e, che piaccia o no e a prescindere da quello che si dice, siamo di nuovo in finale». Prima della gara con gli inglesi, la squadra ha provato a gestire la tensione: «Prima di giocarla abbiamo provato a dirci che era soltanto una partita di calcio, ma già dagli inni abbiamo capito che era qualcosa di speciale. La gente desiderava questa vittoria più di ogni altra».

I festeggiamenti in patria non sono passati inosservati. «Sì, sì, so quanto sono felici le persone là. Mia madre, la mia famiglia, mi hanno mandato foto di gente che festeggiava. Ho parlato con mio padre, mia madre, i miei zii e alcuni dei miei fratelli che sono in Argentina, anche questo rende tutto ancora più speciale. E anche negli Stati Uniti l’atmosfera è sempre incredibile».

L’Argentina era arrivata al torneo tra dubbi e scetticismo. «Arrivavamo tra tanti dubbi e molte critiche, ma io sapevo che questo gruppo compete sempre al massimo e che, quando è unito, riesce a trovare risorse anche dove sembra non averne. Ero convinto che saremmo arrivati almeno tra le prime quattro e, grazie a Dio, siamo tra le prime due. Siamo venuti qui da campioni del mondo, siamo stati la migliore squadra del mondo negli ultimi quattro anni, piaccia o no, e lo abbiamo dimostrato ancora una volta sul campo: nessuno ci regala niente e siamo di nuovo in finale».

Sul piano tattico, la chiave contro l’Inghilterra è stata trovare gli spazi giusti. «Mi bloccavano quando cercavo di accentrarmi, per cui mi sono spostato sulla fascia, ho trovato lo spazio e sono riuscito a fare quel cross con il piede destro per Lautaro».

Ora l’ostacolo finale sarà la nazionale iberica. «È una grandissima nazionale, con giocatori straordinari e un’identità di gioco ben definita. È una filosofia calcistica che porta avanti da tantissimi anni e la conosco molto bene. Conosco anche i giocatori: ho affrontato molti di loro e continuo a seguirli. Alcuni giocano ancora nel Barcellona, un club che amerò sempre e che continuo a seguire. Sarà una partita speciale, molto equilibrata».

Infine, un pensiero a Diego Maradona. «È meglio non fare paragoni, Diego è stato davvero un grande. Non ho mai voluto paragonarmi a lui, per me è il più grande di tutti i tempi. Abbiamo condiviso dei momenti meravigliosi. Nel 2010, ai Mondiali, ha fatto un percorso fantastico. Oggi, ovunque si trovi, sarà felice di godersi tutto questo, per tutto ciò che la nazionale ha significato per lui, dove ha lasciato un’eredità. È un regalo per lui».