12 Gennaio 2021

OCCHI SULL’AVVERSARIO – Cinismo Vlahovic-dipendente: la Fiorentina in cinque punti

Approfondimento sulla Viola di Prandelli, avversaria dell'Inter agli ottavi di Coppa Italia

Fiorentina, Getty Images

Torna in scena in Coppa Italia l’Inter di Antonio Conte. Al Franchi domani (calcio d’inizio alle 15), i nerazzurri affronteranno la Fiorentina di Cesare Prandelli, reduce dal successo prezioso in campionato contro il Cagliari e per la prima volta sulla strada della Beneamata agli ottavi della competizione. Un appuntamento da non fallire per l’undici di Conte per ripagare anche l’eliminazione dello scorso anno in semifinale, contro il Napoli. Scopriamo insieme il prossimo avversario dell’Inter nella nostra analisi su protagonisti e punti deboli della Viola.

ALTI E BASSI D’UMORE

È una squadra frastornata quella che spunta sul cammino dell’Inter in Coppa Italia. La Fiorentina di Cesare Prandelli non è ancora riuscita a conquistare una vera e propria identità e vive alti e bassi rumorosi in campionato, sin dai primi giorni alla guida della Viola per il tecnico che ha trascinato tutta Firenze in Champions League.

Subentrato in panchina al posto di Iachini a fine novembre, il tecnico di Orzinuovi è riuscito a centrare l’appuntamento con la vittoria solo alla sua settima partita da nuovo allenatore della Fiorentina, in un match a mille all’ora contro la Juventus. Un risultato che ha ridato adrenalina e carisma ad una squadra in balia delle onde della seconda metà di classifica in Serie A. In 10 partite da allenatore della Viola, Prandelli ha collezionato 2 vittorie, 4 pareggi e 4 sconfitte, pesanti, contro Benevento, Milan, Atalanta e Lazio.

Il successo, prezioso, di domenica contro il Cagliari è servito per regalare ossigeno ad una piazza che fatica, tanto, a scrollarsi di dosso le incertezze e a risalire la classifica. 18 punti in Serie A, 6 in più rispetto al Torino terz’ultimo e nel pieno di una zona calda cortissima e ricca di insidie.

DOVE ERAVAMO

Torna in campo in Coppa Italia l’Inter, sette mesi dopo le ultime scintille nella competizione. Il 13 giugno scorso, la squadra di Conte inseguiva contro il Napoli l’appuntamento con la finale, prima di incassare il gol di Mertens che di fatto ha permesso agli azzurri di centrare l’obiettivo, eliminando la Beneamata. Ko 1-0 a San Siro grazie al colpo di Fabian Ruiz (giocata a febbraio) e 1-1 al San Paolo quattro mesi più tardi, con al centro il lockdown che ha paralizzato anche il mondo del calcio.

La parentesi in Coppa Italia si era aperta un anno fa contro il Cagliari, agli ottavi. 4-1 in favore dei nerazzurri nel segno di Lukaku, Borja Valero e Ranocchia prima di affrontare, ai quarti, proprio la Fiorentina. Candreva, Caceres e Barella i protagonisti in zona gol contro la squadra di Iachini, costretta ad arrendersi ai nerazzurri.

Proprio con Iachini in panchina, la Fiorentina ha eliminato nel tabellone di Coppa Italia sia Padova che Udinese per centrare l’appuntamento con l’Inter agli ottavi, un anno dopo l’ultimo confronto con i nerazzurri nella competizione. Prima il 2-1 al terzo turno contro il Padova grazie ai gol di Venuti e Callejon, poi il successo ai supplementari contro l’Udinese nel segno di Montiel. Un cammino non senza incertezze per la Viola che, adesso, attende l’esame degli ottavi contro l’Inter.

VLAHOVIC DIPENDENTE

Tra i mille interrogativi che ruotano intorno alla Fiorentina, sia Iachini sia soprattutto Prandelli hanno scelto di puntare tutto su una certezza al centro del reparto avanzato della Viola, ovvero Dusan Vlahovic. Il classe 2000 è riuscito a vincere ogni duello con la folta concorrenza nell’attacco del Franchi, sfruttando anche qualche indecisione dal punto di vista tattico degli allenatori, per farsi spazio come il punto fermo di una Fiorentina ormai aggrappata al talento del suo ventunenne, già protagonista in Serie A.

Sono 6 i gol a referto quest’anno in 16 presenze: 3 da subentrato, tutte nella gestione Iachini, e 13 da titolare, trovando una continuità importantissima dal punto di vista realizzativo nell’ultimo periodo. 5 squilli in 6 gare, tra il 16 dicembre e l’ultima partita, decisiva, vinta contro il Cagliari domenica scorsa. Al centro del progetto di rinascita della Fiorentina c’è spazio soprattutto per Vlahovic, in crescita costante e capace di lasciare in secondo piano, nell’ombra, sia Cutrone – tornato al Wolverhampton dopo aver deluso a Firenze – sia Kouamé, che fatica e tanto a farsi largo tra le idee di Prandelli.

Tra Ribery, rallentato da problemi fisici, e Callejon che non sembra più in discussione per la Fiorentina, l’attacco della Viola pende dalle labbra di Vlahovic, gettato nella mischia a vent’anni e chiamato a trascinare la sua squadra lontano dalle zone pericolose di classifica.

INCERTEZZE E CINISMO

Il momento di incertezza in campionato della Fiorentina nasce da enormi difficoltà di impostazione e pericolosità, sotto ogni punto di vista per la Viola. La squadra di Prandelli ha il terzo peggior attacco del campionato: 18 gol a referto, come Genoa e Udinese, meglio solo di Crotone (17) e Parma (13). Pur giocando molto sulle corsie laterali, sia col 3-5-2 che col 3-4-2-1, è inoltre il terzo undici che sbaglia più cross in Serie A: 123 gettati al vento, come l’Hellas Verona dietro solo a Lazio (142) e Udinese (133).

Tra i suoi saltatori non spiccano delle torri: 2 i gol di testa in Serie A quest’anno contro i 9 dell’Inter, leader di classifica. Dal punto di vista del possesso palla invece, la squadra di Prandelli è tra le migliori del campionato ed è riuscita a far meglio anche dei nerazzurri. 29’07 di possesso in media gara per la Viola, quarta in campionato dietro Juventus (32’04), Napoli (30’56) e Sassuolo (30’01) e davanti proprio all’Inter che insegue con 28’50. La distribuzione dei minuti premia la lunga impostazione dal basso (16’02 nella propria metà campo, 13’05 in quella avversaria).

Dalla sua, l’Inter ha il miglior attacco del campionato: 43 gol a referto e una media di 2.53 centri a partita. Inoltre quella di Conte è la squadra che corre di più tra le 20 della massima serie: 111.978 km percorsi in media, meglio di Parma (111.318) e Napoli (111.007). Nerazzurri decisamente più cinici rispetto agli avversari nell’arrivare alla conclusione: 655 azioni d’attacco e 236 tiri totali per l’Inter contro i 611 attacchi della Fiorentina e le 164 conclusioni totali. Sfumature d’incertezze negli ultimi metri di campo per la Viola chiamata al testa a testa delicato con la squadra di Conte.

RIFLETTORI TRA STORIA E PROTAGONISTI

L’ultimo sorriso in Coppa Italia da parte dei nerazzurri arriva dal talento di Christian Eriksen. Un fulmine il colpo del danese nel suo unico match di Coppa Italia giocato da titolare, a giugno contro il Napoli. Tra i suoi protagonisti, Prandelli è pronto invece a scommettere su Giacomo Bonaventura: l’ex Milan ha segnato 4 gol contro i nerazzurri in tutte le competizioni e, in carriera, è riuscito a far meglio solo contro il Napoli con i suoi 5 centri.

Attenzione anche tra i pali: l’ultima volta che la Fiorentina è riuscita a tenere la porta inviolata contro l’Inter in Coppa Italia risale al febbraio del 1996 con Francesco Toldo, storico doppio ex della sfida. Nelle ultime sei sfide interne contro l’Inter, la Viola è imbattuta in tutte le competizioni: 3 vittorie e 3 pareggi a referto. L’ultimo sorriso interista nel febbraio 2014: 1-2 firmato Palacio e Icardi.

Per la prima volta nella storia della competizione, Fiorentina e Inter si sfidano agli ottavi. I nerazzurri hanno vinto le ultime tre sfide di Coppa Italia contro la Viola: le due semifinali del 2010 e la gara dei quarti della passata stagione. Un confronto prezioso per entrambe, per ridare serenità e adrenalina ad un percorso con i suoi momenti di luce e quei periodi di buio che rischiano di rovinare il clima ideale per far bene: al Franchi un appuntamento, pesantissimo, per entrambe le squadre.

 

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