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Pazzini: “Doppietta alla Roma nel 2010? Era destino, non dovevo giocarla. Eto’o, Milito e Cassano…”

Giampaolo Pazzini, Getty Images

L'ex attaccante nerazzurro ha appeso gli scarpini al chiodo

Raffaele Caruso

"Giampaolo Pazzini, ex attaccante nerazzurro, si è concesso ai microfoni di Sky Sport dopo aver annunciato il suo ritiro al calcio per rivivere le tappe più importanti della sua carriera.

 Giampaolo Pazzini, Getty Images

"Il rapporto con i mister: Ho avuto la fortuna di avere Ranieri all’Inter: è una persona squisita, un grande allenatore. Il tecnico a cui sono più legato? Ne ho avuto tanti, ma penso ad Allegri: è forte e ha avuto risultati, gli è mancata solo la ciliegina della Champions. Ho avuto comunque un grande rapporto anche con Delneri e con Leonardo all’Inter”.

"La sfida di Champions tra Borussia e Inter:“Non mi voglio mettere nei panni di Conte, ha un compito arduo. Hanno sprecato la possibilità con il Real e ora devono vincere e sperare: quando hai poche possibilità le cose da dire sono di meno. Hai solo la possibilità di vincere”.

"Premier League sfumata: "Ho avuto qualche possibilità però non si è concretizzata perché quando era successo ero prima alla Samp, poi sono andato all'Inter e poi al Milan. Ho però potuto giocare anche nel campionato spagnolo, forse non adatto alle mie caratteristiche ma è stata un’esperienza bellissima".

"La coppia con Cassano: "Ci trovavamo bene, leggevo prima quello che lui e solo lui poteva fare e lui mi capiva meglio di me. Ci capivamo bene in campo e si vedeva, con lui mi sono divertito molto. Ho giocato con atri campioni come Eto’o, Sneijder, Milito e Toni ma erano modi di giocare differenti, un altro tipo di gioco”.

"La doppietta in Roma-Sampdoria del 2010: "C'è un aneddoto: io quella partita avrei voluto saltarla, ero in diffida e pensavo di farmi ammonire la gara prima per poter poi essere a disposizione contro il Palermo, gara decisiva per la Sampdoria. Non ci riuscii, segnai un gol e pensai di togliermi la maglia ma un mio compagno la tirò giù. Si vede che era destino".