CHE FINE HA FATTO – Gabriel Batistuta, il Re Leone che ora lotta contro dolori e sofferenze

Potenza, classe e, soprattutto, gol. Gabriel Batistuta è stato uno degli attaccanti più iconici della sua generazione, ma oggi è costretto a combattere contro un avversario diverso dai soliti difensori

di Pasquale Formisano, @Formigoal

Campioni, meteore, mancate promesse e tanto altro: la storia dell’Inter è ricca di profili che, in un modo o nell’altro, hanno lasciato la propria impronta. Ogni squadra ha il suo Pelé brasiliano, ma non è escluso che possa avere anche il Pelé portoghese.
La rubrica “Che fine ha fatto?” di Passioneinter.com rivela qual è stato il destino di chi è riuscito a lasciare la sua traccia e di chi invece è passato inosservato. Oggi è il turno di Gabriel Batistuta.

PRIMA DELL’INTER – Probabilmente il più forte attaccante della sua epoca, il prototipo perfetto del centravanti, potente e letale in fase realizzativa. Dopo aver vestito le maglie sia di River Plate che di Boca Juniors Gabriel Omar Batistuta conosce l’Italia grazie a Firenze e alla Fiorentina. E di conseguenza conosce anche l’Inter, squadra più colpita da Batigol, così lo hanno rinominato in toscana, nei suoi anni italiani. Quando vede il nerazzurro l’argentino becca sempre la porta, in campionato e Coppa Italia, diventando lo spauracchio della retroguardia interista. 9 anni sulle rive dell’Arno conditi da una bruciante retrocessione in B ma anche dalla successiva promozione in massima serie, da una Coppa Italia conquistata nel 95/96 e dalla supercoppa alzata al cielo di San Siro, contro il Milan, divenuta celebre per la famosa esultanza “Irina ti amo”, recitata dinanzi alla telecamera da grande showman dopo il gol decisivo. Poi il profumo di scudetto con Trapattoni nel 98/99, sfumato dopo l’infortunio, tanti gol anche in Europa su campi importanti, prima del trasferimento nella capitale, sponda Roma, e la vittoria da protagonista del tanto atteso tricolore nella stagione 2000/01.

IN NERAZZURRO – Alla Roma Batistuta si consacra definitivamente come vincente, eppure le sue gambe iniziano a creare qualche problemino. L’esperienza giallorossa dura fino al gennaio del 2003, quando Massimo Moratti, nel tentativo di sostituire l’infortunato Crespo, si affida proprio a uno dei suoi vecchi pallini della sua prima gestione, vestendo finalmente di nerazzurro Batigol. Non è però più l’attaccante ammirato negli anni novanta, la sua mitraglia, celebre esultanza made in argentina, viene mostrata a San Siro soltanto in due occasioni, dopo le reti con Piacenza e Como, le uniche realizzate con l’Inter. A fine anno saluta l’Italia per passare all’Al-Arabi, dove mette a segno addirittura 26 reti in 20 partite, prima di appendere le scarpe al chiodo.

CHE FINE HA FATTO – Carriera finita e inizio di un altro travaglio: quelle gambe che sgorgavano potenza ed esplosività non lo reggono più, nemmeno per stare tranquillamente in piedi, anche senza giocare. Le caviglie sono a pezzi, la cartilagine non c’è più, ogni singolo movimento è una tortura. Il dolore lancinante porta addirittura a una soluzione sconvolgente: Batistuta chiede a un medico di amputargli entrambe le gambe, talmente grosso è il peso della sofferenza da subire. L’idea non viene accolta, mentre in via del tutto sperimentale gli viene offerta la possibilità di poter utilizzare una nuova tipologia di protesi, un tutore che gli possa dare l’opportunità di poter quantomeno sopportare il dolore. E così oggi Batistuta vive una vita fatta di lotte, non più contro i difensori avversari ma contro dei limiti fisici, con una riabilitazione che mette a dure prova il suo spirito ma che non lo ha mai fermato del tutto.

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