18 Giugno 2020

CHE FINE HA FATTO – Salvatore Fresi, l’uomo del capolavoro dimenticato

Tra i migliori prospetti della sua epoca, ha sofferto per le scelte di alcuni allenatori che lo hanno allontanato dalla sua zona preferita di campo

Campioni, meteore, mancate promesse e tanto altro: la storia dell’Inter è ricca di profili che, in un modo o nell’altro, hanno lasciato la propria impronta. Ogni squadra ha il suo Pelé brasiliano, ma non è escluso che possa avere anche il Pelé portoghese.
La rubrica “Che fine ha fatto?” di Passioneinter.com rivela qual è stato il destino di chi è riuscito a lasciare la sua traccia e di chi invece è passato inosservato. Oggi è il turno di Salvatore Fresi.

L’ARRIVO INSIEME AL TRACTOR – Nella stupefacente Salernitana di Delio Rossi brilla la stella di Salvatore Fresi. Detto Totò, il calciatore che rivestirebbe il ruolo di libero è stato tra gli artefici della promozione in Serie B del 1994 e una colonna della cavalcata in serie cadetta dell’anno successivo, con un sogno granata chiamato Serie A che sfuma soltanto all’ultima giornata, nella trasferta di Bergamo contro l’Atalanta di Maurizio Ganz. Per la Salernitana la massima serie può attendere, per Fresi no, perché sul prospetto, già nel giro delle nazionali giovanili, sono puntati gli occhi delle squadra importanti, tra cui l’Inter di Massimo Moratti che, da sempre amante dell’eleganza, resta ammaliato dallo stile del calciatore e decide di portarlo in nerazzurro nell’estate del 1995, quella dell’arrivo, tra i tanti, anche di Javier Zanetti, che diventerà poi il recordman di presenze nerazzurro.

LIBERO TROPPO TARDI – L’approdo in nerazzurro fa cozzare Fresi con le prime divergenze tattiche e posizionali: da libero riesce a esprimere meglio se stesso, ma il calcio vive, anche grazie all’exploit ancora recente del Milan di Sacchi prima e Capello poi, un periodo di cambiamento; l’esonero di Ottavio Bianchi coincide con l’arrivo in nerazzurro di Roy Hodgson che impone a Fresi un cambiamento di ruolo, posizionandolo a centrocampo. Sarà un dilemma che accompagnerà il calciatore per anni e che, forse, gli limiterà una carriera comunque di grande spessore.

ALL’INTER: UN CAPOLAVORO DIMENTICATO E LA NOTTE DI PARIGI – In nerazzurro Fresi riesce lo stesso a dire la sua, giocherà fino al 2000 un totale di 123 gare con anche una rete all’attivo. Il suo unico gol interista è un capolavoro dimenticato: nella stagione 1996/97, contro la Roma, gonfia la rete con un bolide di esterno destro all’incrocio, una prodezza balistica che avrebbe potuto rubare titoli e titoli di giornali, se non fosse per Youri Djorkaeff che, nello stesso pomeriggio, confezionò in sforbiciata quella che è definita a gran voce la rete più bella della storia dell’Inter. L’anno seguente, con Simoni e Ronaldo, Fresi timbra il tabellino in 23 partite, 5 nella vincente spedizione Uefa, tra cui la finale di Parigi, giocata da titolare e festeggiata con la netta vittoria per 3-0 sulla Lazio. Negli anni con l’Inter Totò veste anche più volte la casacca della nazionale Under 21, conquistando con Cesare Maldini l’Europeo del 1996, partecipando anche alla spedizione olimpica della stessa estate.

DOPO L’INTER – L’addio di Simoni e gli arrivi di Lucescu prima e Lippi poi sembrano mettere una sorta di scadenza all’era nerazzurra di Fresi: nel 1999 torna in prestito alla Salernitana, questa volta in Serie A, gioca un girone di ritorno da capogiro e sfiora la salvezza che va in frantumi all’ultima giornata a Piacenza. Dopo il ritorno in nerazzurro passa dall’altro lato della Campania vestendo la maglia del Napoli, mentre a Bologna, nel 2001/02, vive la sua miglior stagione in Serie A mettendo a segno ben 8 reti. Ritrova Lippi con la maglia della Juventus nell’anno successivo, dove conquista anche lo scudetto, prima delle esperienze con Perugia e Catania, il ritorno a Salerno in Serie B. Nel 2005/06 il suo nome viene accostato alla Scafatese, in Serie D, ma Fresi accetta l’offerta della Battipagliese in Eccellenza, realizza ben 5 gol e poi appende definitivamente le scarpette al chiodo, chiudendo una carriera che lo ha visto, nonostante tanti problemi, in cima all’Italia nel 2003 e all’Europa nel 1998.

CHE FINE HA FATTO – A carriera finita Fresi non ha mai smesso di amare il gioco del calcio, continuando a respirare l’odore dell’aria verde e a lavorare sul campo. Tornato definitivamente in Campania già negli ultimi anni di carriera, a Salerno realizza un centro sportivo e una scuola calcio, la F6 Football Academy, facente parte del progetto Inter Grassroots Program. Continua a trasmettere quindi, alle nuove generazioni, la sua idea di calcio, raccontando ogni tanto anche quel suo capolavoro, sfuggito alla memoria dei più distratti, mai dimenticato da chi sogna ancora a occhi aperti. Continua, di tanto in tanto, a rivestire la maglia nerazzurra, facendo parte del progetto Inter Forever.

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