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TS – Dottor Jekyll e mister Hyde: la doppia faccia di Diego Godin tra Inter e Uruguay

Il giocatore 33enne continua a brillare con la nazionale mentre con la maglia nerazzurra ha ancora qualche difficoltà

Luca Zuaro

"Dopo l'amichevole vinta contro l'Ungheria dal suo Uruguay, ancora una volta salta all'occhio la differenza di prestazioni che Diego Godin mette a referto  con la propria nazionale e con l'Inter. Con la maglia dell'Albiceleste Diego giganteggia in campo; è il vero leader tecnico e carismatico della squadra. Tutto il sistema difensivo del maestro Tabarez si appoggia sullo "Sceriffo" il quale risponde sempre presente. L'esperienza con l'Inter invece è iniziata sulle montagne russe: a prestazioni grandiose come quella nel derby, Godin ha alternato prestazioni sottotono come quella in Champions contro il Barcellona, con disattenzioni che non ci si aspetta da un difensore come lui.

"Sicuramente questo inizio di stagione zoppicante con la maglia nerazzurra è dovuta ad una concomitanza di cose. Infatti basti pensare che appena sbarcato a Milano, Diego abbia sofferto di un piccolo problema al retto anteriore della coscia sinistra non riuscendo a compiere nemmeno la preparazione completa e ciò l'ha costretto a rincorrere la condizione. Ma l'elemento che più di tutti ha messo in difficoltà il difensore uruguayano è stato il passaggio dalla difesa a 4 a quella a 3 di Antonio Conte. A tal proposito si è esposto lo stesso Godin ai microfoni televisivi nel post partita dell'amichevole vinta: "Ci sono differenze tra la difesa a 3 e la difesa a 4. Con quella a 4 ci gioco da tutta la vita, dall'Uruguay all'Atletico Madrid. Con la linea a 3 dell'Inter c'è più spazio, dobbiamo essere più aggressivi. Cerchiamo gli avversari più alti. Spesso e volentieri mi capita di sostare dietro al laterale perchè così vuole Conte. Sono sistemi differenti. Io da quando sono all'Inter cerco di migliorare, di adattarmi alle richieste dell'allenatore"

"Ciò che invece non è mai mancato a Godin nemmeno con la maglia nerazzurra è lo spirito del campione, una naturale anima da team leader. Infatti se fino a questo momento il suo peso in campo ancora non si è fatto sentire in maniera costante, nello spogliatoio la sua figura è centrale e questo suo ruolo sembra essere ancora più pesante di quello che ricopre nello scacchiere di Antonio Conte. Questo suo aspetto lo si rivede nelle parole rilasciate ultimamente, con le quali Diego sembra quasi indicare la retta via ai compagni e a tuta la squadra: "Stiamo disputando un buon anno. Siamo messi bene in Serie A, in Champions è dura ma dipende da noi: se vinciamo a Praga ci ritroviamo a giocare quella che è in pratica una finale a San Siro contro il Barcellona. In campionato anche, davanti abbiamo la Juve. Loro vincono da anni con facilità, questo dimostra la loro superiorità. Ma noi siamo qui a combattere punto a punto. La Juventus ha una rosa più ampia per vincere e quando non ce la fanno come squadra arriva la giocata del singolo. Noi invece dipendiamo dalla squadra, deve funzionare tutto".

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