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Botta e risposta Governo-Serie A: Tare contro Spadafora, Malagò spinge per lo stop. La situazione

Il futuro del campionato italiano di calcio è ancora incerto: nel frattempo, il presidente del CONI Malagò rilancia il 'modello Olanda'

Simone Frizza

L'attesissimo nuovo DPCM firmato dal Premier Giuseppe Conte è stato svelato nella serata di domenica. Le novità per il prossimo futuro non sono tante, in particolare riguardo la ripresa della Serie A. Per il 4 maggio, infatti, era attesa la possibilità di poter riprendere con gli allenamenti individuali nei centri sportivi, per poi consentire quelli di gruppo a partire dal 18. Stando a quanto dichiarato dal Presidente del Consiglio, invece, il primo step, quello del 4 maggio, non sarà consentito.

Serie A, quale futuro? Il punto sulla ripresa

Il tempo disponibile per la ripresa e la conclusione della Serie A diventa quindi sempre di meno, motivo per cui i club che spingono per lo stop definitivo tornano a farsi sentire. È il caso ad esempio del Brescia, che con un comunicato diffuso nella serata di ieri ha mostrato vicinanza con le decisioni prudenti del Governo. Al contrario, le società che votano per la ripresa tornano all'attacco. "Non so quale sia il suo scopo, ma di certo non vuole aiutare il calcio", afferma Igli Tare, braccio destro di Lotito alla Lazio, parlando del Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora. E quest'ultimo ha poi risposto: "Pensare ad un complotto contro la ripresa della Serie A è ridicolo".

Pro e contro della ripresa

A prescindere dallo schieramento di ognuna delle parti in causa, ci sono dei dati di fatto relativi all'idea di una ripresa della Serie A entro il 14 giugno, considerata ultima data utile per la ripartenza. Eccoli qui di seguito.

Pro - Permettere la ripartenza del campionato viene ritenuto un provvedimento non giusto, bensì necessario. Le perdite dal punto di vista economico, in caso contrario, sarebbero infatti tanto pesanti da causare l'effettivo fallimento per diversi club. Si parla, addirittura, di 10 club su 20 a rischio "gambe all'aria". Inoltre, stabilire a tavolino i titoli, le qualificazione alle coppe europee, le promozioni e le retrocessioni causerebbe inevitabili cause che la Lega Serie A rischierebbe di portarsi dietro a lungo in tribunale. Mettere d'accordo tutti su risultati e modalità è impossibile, ed in queste settimane ne abbiamo avuto la prova.

Contro - Al contrario, ripartire senza la garanzia di totale sicurezza per i calciatori porterebbe tanti altri rischi. In primis, potrebbe risultare difficile il solo reperire il numero di tamponi necessari da effettuare sui calciatori, in un momento in cui tutta la collettività fatica ad averli. Inoltre, risulterebbe complicato organizzare i 'maxi-ritiri' decantati nelle ultime settimane, che sarebbero l'unico modo per essere certi di isolare al 100% i calciatori dal rischio contagio. Il vero problema, però, riguarda la possibilità di trovare un nuovo contagiato a campionato in corso: come si potrebbe evitare un nuovo stop, questa volta definitivo?

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