4 Maggio 2020

Serie A, prove di ripartenza. Ma se c’è un nuovo positivo…

Intanto torna l'ipotesi di giocare al centro-sud per ridurre i rischi di contagio

Anche per il calcio italiano inizia la Fase 2. L’Inter sarà tra le prime squadre a tornare in campo con allenamenti a partire da domani in gruppi ristrettissimi, mantenendo le distanze e con tutte le misure di sicurezza necessarie per evitare rischi, ma al tempo stesso ricominciare l’attività in vista di una ripartenza del campionato che non ha ancora una data. E non è detto che, anche fissandola, possa considerarsi una certezza per la conclusione del torneo.

Il ministro Spadafora è stato chiaro parlando di “sentiero sempre più stretto” ed in effetti per la Serie A il rischio stop definitivo alla stagione 2019/2020 è sempre dietro l’angolo. Il nodo principale, la spada di Damocle che pende sul massimo torneo italiano, è sempre quello: che cosa succede in caso di nuova positività tra i calciatori?

Gli scienziati, e non solo, secondo quanto riporta La Gazzetta dello Sport sono chiari: se c’è un nuovo positivo deve andare in quarantena per 14 giorni, quindi nuovi test, così come tutte le persone che sono state in contatto con lui. Ciò significherebbe un’intera squadra in quarantena per due settimane che, con i calendari che saranno per forza di cose intasati per portare a termine la stagione, vorrebbe dire lo stop. Da qui il Governo ribadisce al calcio che deve prepararsi all’idea di tornare in campo ma con la possibilità che ci si fermi subito. Intanto si torna a valutare l’ipotesi di giocare al centro-sud per diminuire i rischi, ma individuare stadi e centri sportivi per tutti non è semplice.

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