Back in San Siro: l’Uomo Ragno torna a casa

Back in San Siro: l’Uomo Ragno torna a casa

L’Uomo ragno torna a San Siro, Zenga torna a casa e il pubblico interista, come in una graphic novel, può riabbracciare uno dei suoi supereroi preferiti

di Pasquale Formisano, @Formigoal

BACK IN BLACK (& BLUE) – La storia di Spiderman titolata “Back in Black” è una delle più famose nell’universo dell’arrampicamuri: in un momento complicato della sua vita Peter Parker (alter ego dell’Uomo Ragno), per motivi personali, psicologici e familiari, torna a vestire il costume nero, mettendo in soffitta la famosa calzamaglia rossa e blu. La miniserie “Blue”, invece, racconta le vicende di uno Spiderman versione bluesly, eccessivamente triste e malinconico nel trascorrere il giorno di San Valentino ricordando la sua prima e vera storia d’amore con Gwen Stacy. L’unione di queste due storie, sia dal punto di vista dei titoli (Back in black-blue, ritorno in nerazzurro), sia dal punto di vista dei sentimenti (passato, ricordi e amore), rappresenta il titolo ideale per descrivere l’attuale momento di Walter Zenga, soprannominato l’Uomo Ragno, arrampicamuri dell’area di rigore, capace di balzi acrobatici e parate spettacolari, che non ha mai nascosto il desiderio di voler tornare all’Inter da allenatore. Domani riabbraccerà San Siro da avversario, ma il futuro potrebbe riservare qualsiasi sorpresa.

HANNO UCCISO L’UOMO RAGNO – Quando si parla di Zenga bisogna fare una precisazione sul suo soprannome: infatti l’etichetta Uomo Ragno, per quanto rispecchiasse in pieno le sue caratteristiche da portiere, non deve la sua origine a motivazioni di campo. Corre l’anno 1992, le notizie non viaggiano ancora alla velocità del web, non esiste Whatsapp e le esclusive si fanno ancora con taccuino e penna bic. Walter è stato insignito per ben tre volte del titolo di miglior portiere del mondo, eppure Arrigo Sacchi, nuovo CT della nazionale, nella sua idea di gioco rivoluzionario ha preferito precludere per sempre la maglia azzurra al numero 1 dell’Inter. Ma Facebook è ancora un sogno lontano, anche i telefoni cellulari non sono all’ordine del giorno, per questo Zenga viene a conoscenza della sua esclusione dagli stessi giornalisti, in auto, mentre sta entrando ad Appiano Gentile. Il gesto ha fatto storia: non rilascia alcun commento ma alza il volume dello stereo che scandisce la canzone di Max Pezzali “Hanno ucciso l’uomo ragno”. È esattamente quello l’istante esatto in cui Walter Zenga viene punto dal ragno radiattivo e veste per la prima volta la maschera dell’arrampicamuri; eppure quel nomignolo gli si cuce addosso benissimo, quindi non ce ne vogliano gli storici se lo usiamo anche con un’accezione retroattiva.

LA TELA DELLA FOLLIA – Il 28 aprile del 1960 Walter Zenga viene al mondo; nello stesso tempo, in America, Stan Lee sta rivoluzionando il concetto di fumetto dando il via alla stirpe di supereroi con superproblemi. Quando partorisce l’idea di Spiderman le perplessità in casa Marvel non sono poche, eppure il geniale autore riesce a convincere tutti sottolineando che la fortuna della serie non verrà data dall’eroe in sé (ovvero quando combatte e indossa il costume) ma dal vero protagonista delle giornate, Peter Parker, uno che piace perché è come tutti gli altri, senza superbia, senza cattiveria, solo con talento. Ecco, questo è anche il motivo del perché un pubblico esigente come quello interista ami ancora un portiere come Zenga: Walter è un ragazzo come tanti che la domenica si reca in Curva Nord tra gli ultras per tifare la sua Inter, insegue il sogno di diventare il portiere e vincere lo scudetto con i colori nerazzurri. Non tutti i sogni sono fatti per essere avverati, eppure questo si avvera in un caldo maggio del 1989, consentendo al numero 1 di entrare definitivamente nella storia di questa squadra e a un popolo festante di festeggiare con uno dei suoi.

TORNANDO A CASA – Sembra quasi una poesia, che inizia con il verso “Zenga, Bergomi, Brehme” e poi continua come di un soffio con tutti gli altri. Si tratta della formazione dell’Inter del Trap 88/89, la famosa squadra dei record, ed è anche la versione moderna di chi è stufo di fermarsi ai tempi di “Sarti, Burgnich, Facchtti”. Il nuovo idolo dei tifosi ne ha fatta di gavetta, giocando per Salernitana, Savona e Sambenedettese, ma dal 1982 è tornato a casa, divenendo ben presto il portiere titolare della sua squadra del cuore. Che anno quell’anno: Zenga vola e prende tutto, Ferri e Bergomi fanno sentire forte allo spogliatoio il senso di appartenenza nerazzurro, Matteoli ricama, Mandorlini pulisce, Serena segna, Ramon Diaz, chiamato in extremis, si rivela l’asso nella manica, Bianchi sulla destra è un siluro, Berti un cavallo pazzo al centro del campo, mentre dal Bayern Monaco sono arrivati anche Andy Brehme, un treno biondo lanciato sulla fascia sinistra, e  Lothar Matthaus, che vincerà il Pallone d’oro dopo i Mondiali di Italia 90. Il campionato non ha storia, la squadra di Trapattoni demolisce ogni sorta di primato e si laurea Campione d’Italia, realizzando il sogno di Walter.

SPIDERMAN NO MORE – Quanti rimpianti con quella squadra, che porta a casa, oltre al famoso Scudetto-Record, anche una Supercoppa Italiana e la prima Coppa Uefa della storia nerazzurra, riportando finalmente un trofeo continentale all’Inter dopo i trionfi degli anni ’60. Eppure è opinione comune che quell’undici allestito da Trapattoni avrebbe potuto vincere molto di più. Col passare del tempo la ragnatela di Zenga, che in nazionale vive sia la delusione dell’eliminazione dal Mondiale casalingo (con un solo gol subito) sia la non convocazione, inizia man mano a dissolversi. L’Inter prova una strenua corsa al Milan nel 92/93 ma crolla definitivamente l’anno successivo, rischiando addirittura la retrocessione. Diviene opinione comune che l’esperienza dell’Uomo Ragno con la divisa dell’Inter sia giunta al capolinea e infatti già nella Primavera del 1994 Ernesto Pellegrini ipoteca l’acquisto del portiere della Sampdoria Gianluca Pagliuca, salutando definitivamente l’attuale numero uno. Così, come nella storia scritta sempre dal genio Lee, con la collaborazione di John Romita, Walter ripone per sempre il costume. Prima, però, si toglie il lusso di vestirlo ancora un’ultima volta.

ONE MORE DAY – Perché se il 1993/94 è un anno da incubi per il campionato lo stesso non si può dire per quanto riguarda il cammino europeo: spinta da Dennis Bergkamp l’Inter supera agevolmente i primi turni e poi, con il ritorno dall’infortunio di Berti, compie il miracolo col Borussia Dortmund, supera in rimonta il Cagliari e approda in finale. L’ultimo giorno di Zenga in nerazzurro è datato 11 maggio 1994, con un San Siro gremito all’inverosimile per la sfida conclusiva con il Casino Salisburgo. Sembra praticamente la sceneggiatura di un film, perché Walter onora alla grande la maglia, si arrampica all’incrocio, si oppone a ogni tentativo della squadra ospite e contribuisce, insieme all’autore del gol Wim Jonk, alla vittoria della seconda Coppa Uefa, che dedica ai tifosi. Ecco perché quando ritornerà a San Siro a qualcuno scapperà qualche lacrima; non è la prima volta, visto che capitò anche col Catania, agli albori dell’era Mourinho, quando fece tremare lo Special One. Non sarà di sicuro l’ultima, ma una cosa è certa, ovvero che il calore dei tifosi non mancherà, così come non mancheranno quei cori che da quasi 40 anni accompagnano il suo ingresso in campo: l’Uomo Ragno è tornato a casa.

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