CHE FINE HA FATTO – Recoba, El Chino uruguayano divenuto pupillo di Moratti

CHE FINE HA FATTO – Recoba, El Chino uruguayano divenuto pupillo di Moratti

62° appuntamento con la rubrica settimanale di Passioneinter.com

di Simone Tortoriello, @simonzibon

Che fine ha fatto” è la rubrica settimanale di Passioneinter.com che tratterà i vari giocatori transitati in nerazzurro che sono poi finiti nel dimenticatoio, raccontando come è proseguita la loro carriera una volta andati via dall’Inter.

Oggi è il turno del “Chino” Alvaro Recoba, il fantasista uruguayano che il presidente dell’Inter Massimo Moratti dichiarò essere il suo giocatore preferito.

Arrivato all’Inter nel 1997 per 7 miliardi di lire, quella di Recoba nel club nerazzurro sarà una storia lunga nove anni e ricca di alti e bassi. Storia iniziata come meglio non si poteva il 31 agosto di quell’anno, subentrando nella gara contro il Brescia che l’Inter stava perdendo per 1-0, ribaltandola con una doppietta. In quella stagione fu uno dei giocatori più decisivi dell’Inter, contribuendo alla vittoria della Coppa UEFA e siglando contro l’Empoli quello che forse è il gol più bello dei suoi nove anni nerazzurri, con uno splendido pallonetto da centrocampo. La stagione successiva però con l’arrivo di Bobo Vieri a Milano scala indietro nelle gerarchie, non venendo quasi mai utilizzato nella prima parte di stagione. Stufo della situazione, a gennaio decide di andare via in prestito dall’Inter per giocare con più continuità, accettando la corte del Venezia.

PARENTESI VENETA E RITORNO – Nei 6 mesi con il club veneto disputa una seconda parte di stagione ad altissimi livelli, risultando decisivo al raggiungimento della salvezza del club, grazie a 10 reti realizzate, tra cui una tripletta alla Fiorentina. Tornato all’Inter nell’estate 1999 dopo essersi rilanciato con il Venezia, riconquista nuovamente una maglia da titolare, complici i vari acciacchi che quell’anno inizieranno a tormentare il Fenomeno Ronaldo, accompagnandolo per tutta la sua carriera. Con 10 gol siglati in Serie A quell’anno, contribuisce alla qualificazione in Champions della squadra allenata da Marcello Lippi. L’allenatore ex Juventus, poi sostituito da Tardelli, inizierà a vacillare la stagione successiva dopo l’eliminazione in Champions League arrivata contro l’Helsingborg avvenuta proprio a causa del rigore sbagliato da Recoba. Poco tempo dopo il fantasista uruguayano viene coinvolto nello scandalo “Passaportopoli”, che lo costringe ad uno stop forzato sino al dicembre 2001. Rientra in campo il 2 dicembre 2001 contro l’Atalanta. Nei successivi anni nerazzurri El Chino alternerà prestazioni di altissimo livello ad altre insufficienti, con tanti gol di pregevole fattura. Nel 2005 vince il suo primo trofeo nazionale con l’Inter, la Coppa Italia, aggiungendo pochi mesi dopo la Supercoppa Italiana grazie alla vittoria per 1-0 arrivata contro la Juventus ai tempi supplementari il 20 agosto 2005, gara in cui Recoba subentrò all’85° minuto. La stagione 2005/06, conclusasi nuovamente con la vittoria dell’Inter in Coppa Italia, vede assegnare all’Inter anche lo scudetto a tavolino, a causa dello scandalo Calciopoli che penalizza il Milan di 30 punti e vede la Juventus retrocedere in Serie B. Nella stagione 2006/07, la sua ultima all’Inter gioca solo 18 partite tra Serie A e Coppa Italia, ma conquista il primo scudetto sul campo con l’Inter nell’annata record in cui l’Inter di Mancini realizza 97 punti in campionato, record che verrà battuto solo molti anni dopo dalla Juventus di Antonio Conte. Al termine della stagione, lascia l’Inter per approdare nel Torino di Walter Novellino. Conclude la sua avventura in nerazzurra con 261 presenze e 72 reti siglate.

DAI GRANATA AL RITORNO IN PATRIA – Il Recoba che nell’estate 2007 indossa la maglia del Torino è un lontano parente del Recoba ammirato seppur a sprazzi nell’Inter. Inizia bene la stagione, debuttando subito da titolare contro la Reggina alla seconda giornata  e segnando la settimana successiva contro il Palermo il suo primo gol con i granata. Ma all’età di 31 anni non ha più la tenuta fisica di una volta, e complice una disciplina e dedizione all’allenamento di certo non degna di Zanetti, il suo minutaggio viene centellinato dal tecnico Novellino. Il mercoledì c’era la doppia seduta, il mattino era sempre parte atletica. Lui arrivava alle 10 meno due minuti. Faceva morire dal ridere, di uno svogliato unico”, così racconterà di lui Pippo Maniero 10 anni dopo. Dopo una stagione al di sotto delle aspettative, con 3 reti segnate in 24 presenze, lascia il Torino per tentare una nuova avventura in Grecia con la maglia del Panionios. Avventura che però si rivela maledetta, a causa dei tanti infortuni che tormentano la sua prima stagione nella provincia ateniese. Tra i pochi lampi con la maglia del club greco, resta la sua doppietta all’Ergotelis e il gol decisivo per lo spareggio degli ottavi di Coppa contro il Pae Veria. Nel dicembre 2009 lascia il Panionios per tornare nel suo Uruguay, accettando la corte del Danubio, la squadra che lo lanciò nel calcio professionistico. Il ritorno a casa giova all’uruguayano, che disputa una stagione e mezza ad alti livelli condita da 10 reti in 30 presenze, prima di tornare in un’altra delle squadre in cui ha giocato, il Nacional. Con il club di Montevideo trascorre 4 stagioni, dal 2011 al 2015, dove vince con il suo club due campionati da protagonista consecutivi, per poi dare il definitivo addio al calcio.

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