Moratti: “Scudetto? Serve più fortuna. Divieto di fumo allo stadio? Per l’Inter sono disposto a sacrificarmi”

Moratti: “Scudetto? Serve più fortuna. Divieto di fumo allo stadio? Per l’Inter sono disposto a sacrificarmi”

L’ex presidente dei nerazzurri commenta l’ultima iniziativa proposta dal sindaco Sala

di Antonio Siragusano

Per un fumatore come Massimo Moratti, l’iniziativa che il sindaco di Milano Giuseppe Sala vorrebbe mettere in atto, vale a dire il divieto di fumare allo stadio, sarebbe un duro colpo. Eppure, per amore del club di cui per anni è stato presidente, l’ex numero uno dell’Inter sarebbe più che disposto al sacrificio, anche per rispetto dei tanti tifosi che ogni domenica si recano allo stadio. Su Conte e la possibilità di scudetto, Moratti sembra essere fiducioso, anche se cosciente che la lotta con la Juventus sarà complicata. Le sue parole sulle pagine de Il Giorno:

Mica starà pensando di non andare più allo stadio?
“No, no, accetto la decisione. Del resto già qualche anno fa si era parlato di un’iniziativa simile e pensi che c’era mia moglie al Comune di Milano. Si può resistere anche senza sigaretta, anche se per qualcuno non è facile. Del resto avete visto com’è andata con il divieto di fumare nei locali pubblici? Dopo tante polemiche, durate anni, adesso in molti sono d’accordo. Certo, a San Siro sarà più complicato andare fuori un attimo per fumarsi una sigaretta, però mi adeguerò. Per l’Inter sono disposto anche a fare questo sacrificio, e poi ci pensa la squadra a regalarmi altre emozioni”.

Ma quante sigarette fuma durante una partita?
“Prima anche 5 o 6, o forse anche di più… adesso sono molte di meno. Sono già sulla buona strada e pronto a rispettare il divieto se venisse applicato”.

Lei continua a venire con piacere a San Siro, e le ultime novità sembrano dar ragione a chi non vorrebbe abbattere la struttura, o almeno salvarla a metà… Come va a finire secondo lei tutta la vicenda?
“Tenere San Siro come se fosse un monumento, anche per i più nostalgici come me, non aveva tantissimo senso. Ho sempre considerato il fatto che San Siro, con gli opportuni interventi, potesse essere adattabile a nuove esigenze. Per quel che riguarda il nuovo stadio è evidente che ci si aspetta qualcosa d’importante e moderno, con tante risorse in più e male non farebbe. Però ho dei dubbi sulla condivisione con i “cugini” rossoneri: va bene dividersi le spese, ma la vera novità sarebbe averne uno di proprietà. Mentre invece così sarebbe ancora lo stadio di Inter e Milan…”.

Presidente, sono trascorsi quasi dieci anni dal Triplete. È la stagione giusta per tornare a vincere almeno lo scudetto?
“Dovremmo essere più fortunati. La squadra c’è, l’allenatore pure. Mi aspetto un girone di ritorno ricco di emozioni sognando il finale che tutti i tifosi nerazzurri sognano”.

Conte è l’allenatore giusto per tornare ai fasti del passato?
“Conte è davvero bravo… Sa rivalutare tutti i giocatori e nel lavoro che fa ci mette l’anima e il cuore. Oltre a grandi competenze”.

Sia sincero e magari… faccia arrabbiare gli juventini. Meglio il suo Ronaldo o CR7?
“Ahi, che paragone complicato… Il Ronaldo di oggi, quello juventino, è simpaticissimo, negli anni si è “costruito“ sul fisico. Ma l’altro, mi faccia dire, aveva il dono della classe. Ricordo ancora il giorno in cui decisi di prenderlo, a lui piaceva molto essere corteggiato. Prima della presentazione venne a pranzo a casa mia. C’erano mia moglie, i miei figli. Sembrava un ragazzino, rideva e si divertiva. Invece, oltre al talento, aveva pure uno straordinario spirito di osservazione, osservava ed elaborava tutto. Dopo quel pranzo mi diede in pochi minuti un quadro dettagliato del carattere di tutti i presenti”.

Ora che vede l’Inter solo con gli occhi del tifoso innamorato, può rivelarmi il sogno sfumato?
“Dovrei dire Iniesta, ma da parte del Barcellona ci fu subito chiusura totale, nonostante avessimo la capacità economica per prenderlo. Avrei potuto fare qualsiasi offerta e sarebbe stato inutile, non lo avrebbero mai venduto. Messi invece cominciammo a vederlo ai mondiali under 18. I miei tornarono dalla Spagna raccontandomi dei problemi di salute e del grande impegno del Barcellona per risolvere quelle difficoltà. Si stavano prendendo cura di Messi come un padre col figlio, perciò dissi di lasciar perdere…”.

Quando parla dell’Inter le viene nostalgia…
“Non posso pensare al passato. Avendo fatto da tempo una certa scelta non posso contrastarla… È normale che ora il destino abbia spinto il club dove ci sono possibilità economiche, io ho già dato tantissimo. E mi va bene così. Spero vincano tanto, a costo di rinunciare alle mie sigarette”.

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