FOCUS – #Yayala

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L’amore ai tempi dei social network e degli innumerevoli hashtag è per forza di cose un amore sempre più micro, centrifugato cibernetico di parole, concetti, idee, tutte tra loro connesse da quel “#” capace di raccogliere sotto lo stesso piccolo tetto sognatori ed opinionisti quotidianamente connessi da ogni parte del globo.

#Yayala quindi, crasi tra Yaya ed Amala, parole per motivi differenti sempre più sulla bocca (e sulla tastiera) dei tifosi nerazzurri. Se la seconda parola è ormai quasi il motto del supporter a tinte nereoblù, la prima ha iniziato a prendere vita sugli schermi e nelle menti dei tifosi da un paio di mesi o poco più, esattamente da quando per la prima volta, il nome del colosso ivoriano è stato accostato al club del presidente Thohir. Inizialmente fu scetticismo totale: era oggettivamente al di fuori della logica umana pensare ad uno dei centrocampisti più forti ed influenti dell’ultimo decennio vestito di nerazzurro, in un momento buio soprattutto sotto l’aspetto economico (a riguardo leggi QUI il freschissimo verdetto della UEFA riguardo l’Inter ed il Fair Play finanziario),condito dall’addio ad uno dei club più ricchi e quotati d’Europa per passare ad un’Inter sempre più lontana dai successi del recente passato. In realtà va specificato che l’interista medio, nonostante l’oggettiva complessità dell’operazione, ha in cuor suo sempre sperato nel miracolo manageriale, in virtù di un desiderio sempre più vivo di riavere un vero e proprio leader in grado di stravolgere gli interi equilibri di una squadra sia in campo che negli spogliatoi, quartier generale sul quale si fonda gran parte dell’equilibrio di una rosa. D’altronde il curriculum di Yaya Touré parla da solo: quattro volte calciatore africano dell’anno, due volte campione di Spagna ed Inghilterra, una volta di Grecia ma soprattutto una Champions League, una Supercoppa Europea ed una Coppa del Mondo per Club sempre con il super Barça di Pep Guardiola. Yaya è un asso pigliatutto ha praticamente vinto tutto, ovunque abbia giocato, come successo solo ai veri e grandi campioni.

Ruolo chiave della vicenda è quello del mediatore, nella fattispecie quel Roberto Mancini che conosce Touré come un figlio avendolo allenato (ed avendo fondato buona parte dei suoi successi inglesi) ai tempi del Manchester City. Dopotutto un allenatore vincente come Mancini sa quanto possa pesare l’arrivo dell’ivoriano sulle sorti del centrocampo nerazzurro: nonostante la carta d’identità reciti classe 1983 risulta ad oggi difficilissimo individuare un profilo con caratteristiche simili a quelle del numero 42 del Manchester City, emblema ormai da parecchio tempo del centrocampista totale in grado di supportare in maniera equilibrata entrambe fasi di gioco e concedendosi addirittura più di qualche piccolo lusso in zona gol. I ben 20 gol nella passata stagione (QUI i più belli) non possono essere un caso isolato: Yaya grazie al suo gran tiro da fuori, alle doti di inserimento ed alla grande abilità sui calci piazzati diventa a tutti gli effetti un attaccante aggiunto in grado di risolvere più volte ed anche con la singola giocata individuale gare che sembravano totalmente bloccate. A stupire relativamente è invece la volontà del tecnico jesino di eleggerlo a quasi unica e concreta carta vincente per il suo all in in vista della prossima stagione: Mancio ha più volte parlato di concreto rilancio, di lotta per il vertice, di ambizioni che una squadra come l’Inter non può ma deve avere e la rinascita non può non passare da un campione singolo attorno al quale costruire una squadra competitiva.

Rispetto a qualche mese fa il sogno ha però iniziato a prendere vita, diventando quantomeno una possibilità, ancora non concreta, ma pur sempre una possibilità. Anche qui il tecnico nerazzurro pare averci messo del suo proprio come avvenuto nelle operazioni di mercato della passata sessione, ma ovviamente potrebbe non bastare. L’Inter però, su stessa ammissione dell’agente del giocatore c’è, e comunque vada è da considerarsi in corsa per il cartellino del giocatore nel momento in cui quest’ultimo dovesse confermare la propria volontà di abbandonare la sponda azzurra di Manchester. Già, l’addio al Manchester City, un’ipotesi più che remota fino a qualche mese fa, non può proprio essere una questione strettamente economica, ma più probabilmente una possibilità data dal voler tentare un’ultima grande esperienza europea, magari in un campionato non ancora testato come quello italiano. Ed è proprio su questo che l’Inter farà leva, garantendo una minore remunerazione sia a quanto guadagnato attualmente che a quanto potrebbe guadagnare altrove ma la certezze di essere il nuovo leader di una squadra che proverà a tornare grande proprio in un campionato per lui nuovo, la vera e propria ciliegina su una carriera piena di successi e prestazioni memorabili. Il nuovo ed ipotetico ruolo di leader nerazzurro avrebbe delle ripercussioni anche a livello ambientale: la tifoseria nerazzurra, oltre che un motivo in più per riempire nuovamente San Siro come accadeva soltanto qualche anno fa, ha bisogno di un simbolo da coccolare, da vantare nel proprio organico dinanzi agli amici tifosi di squadre rivali. Allo stesso tempo Yaya per rendere al meglio ha bisogno di stare al centro del progetto sposato e non essere quindi il classico “uno dei tanti” di un macchinario perfetto: emblematico l’addio al Barcellona di qualche anno fa per essere il leader indiscusso di una squadra all’inizio di un fortunato progetto chiamato Manchester City e divenuto in pochi anni una certezza a livello mondiale.

Sperando di non illuderci troppo non ci resta che continuare a sognare: #Yayala quindi, sui vostri dispositivi e sui vostri cuori, per un’Inter affamata e pronta a rinascere sulle spalle di un gigante ivoriano.

di Giuseppe Chiaramonte

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