28 Febbraio 2022

Antonello: “Nuovo stadio, non c’è più esclusiva su San Siro. Servono tempi precisi”

L'a.d. corporate nerazzurro: "Non possiamo stare fermi, immobili, per tre anni senza avere delle risposte e, quindi, è giusto guardarsi intorno"

Alessandro Antonello (@Getty Images)

Alessandro Antonello, a.d. corporate dell’Inter, ha parlato ai microfoni de La Gazzetta dello Sport del nuovo stadio. Il dirigente nerazzurro ha spiegato che la pazienza, da parte di Inter e Milan, non è finita ma che servono tempi precisi.

Alessandro Antonello e Steven Zhang (@Getty Images)

Antonello, il sindaco Sala ha detto che la pazienza dei club rischia di esaurirsi. Voi e il Milan l’avete effettivamente esaurita?

“No, ma i club hanno fatto e stanno facendo tutto il possibile per portare avanti il progetto San Siro, che era la nostra priorità. Ma dall’altro lato, abbiamo percepito forse una scarsa adesione al progetto da parte dell’amministrazione. Ormai da più di tre anni abbiamo presentato il progetto e fatto tutte le varianti richieste, dando disponibilità ad abbassare gli indici volumetrici, ma temiamo che l’iter burocratico si stia allungando. Come in tutti i progetti, però, esistono sempre dei piani alternativi…”.

E il vostro si chiama Sesto San Giovanni?

“Intanto, la premessa è che da parte nostra non c’è più “l’esclusiva” su San Siro: non possiamo stare fermi, immobili, per tre anni senza avere delle risposte e, quindi, è giusto guardarsi intorno per dare uno stadio alla città e ai tifosi. Tra le varie ipotesi, su cui non c’è ancora uno screening complessivo, di sicuro resiste quella di Sesto San Giovanni che a suo tempo fu oggetto di valutazione”.

In questo stallo, voi e il Milan siete ancora perfettamente allineati o divergete in qualcosa?

“Proseguiamo con la stessa unità di intenti, quella che abbiamo mostrato in tutte le attività progettuali. Entrambi vogliamo un impianto moderno, all’avanguardia, che resti per le future generazioni, che sia all’altezza del blasone dei club. E con tempi precisi…”.

Antonello Inter

Alessandro Antonello (@Getty Images)

Ma c’è una dead line che date a Sala?

“Non vogliamo mettere pressione all’amministrazione o fare aut aut: rispettiamo al massimo tutte le fasi amministrative. Conosciamo che nella burocrazia ci sono intoppi e lungaggini, ma in questi casi è l’incertezza la cosa peggiore: il solo “dibattito pubblico” potrebbe durare un anno. Se tutti gli iter previsti, tra lo stesso dibattito più eventuali referendum e ricorsi, portassero a una estensione della “time line” di esecuzione progettuale, a quel punto i club non potrebbero che valutare altri progetti con una pianificazione più ristretta”.

Ma nel dibattito ormai in partenza non sarebbe importante far sentire la vostra voce?

“Siamo ovviamente disponibili a chiarire tutti gli elementi progettuali ai comitati, anche se tutta la documentazione è disponibile agli uffici tecnici. Non siamo contrari a dare voce ai cittadini, anzi, ma non possiamo stare fermi: l’eventuale piano B dimostra la serietà e la determinazione che entrambi i club hanno per dotarsi di un nuovo stadio”.

Ma lasciare la zona di San Siro non sarebbe una sconfitta per entrambi i club?

“Se fossimo costretti a rinunciare al progetto originale, sarebbe certamente una sconfitta per tutti. Ma è più importante avere un impianto all’altezza dei top club europei. Ma se si costruisse nell’area metropolitana, che possiamo considerare del tutto organica a Milano, Inter e Milan rimarrebbero comunque attaccati ai valori della città e alla loro storia”.

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