Per José Mourinho, la sfida di Champions League contro il Chelsea del 2010 rappresentò molto più di una partita. Fu l’occasione per regolare i conti con Roman Abramovich, dopo il licenziamento del 2007 che seguì il deterioramento dei rapporti con l’ex proprietario dei Blues.
Quando l’allenatore portoghese si trovò ad affrontare la sua ex squadra alla guida dell’Inter, la rivalità personale divenne il vero motore della sfida. “Onestamente, in quella partita giocavo contro Roman”, ha dichiarato Mourinho in un nuovo documentario di Netflix sulla sua carriera. “Non stavo giocando contro il Chelsea. Non stavo giocando contro i ragazzi. Stavo giocando contro di lui”.
Lo Special One ha descritto quella gara come un momento di rivincita personale. “Quella partita per me è stata meravigliosa. Stavo giocando contro un ragazzo che mi aveva messo fuori gioco. È stato un piacere. Io torno a casa felice e lui è triste, perché so quanto ama il Chelsea, so quanto ama vincere. Ma avevo bisogno di vendetta”.
Mourinho ha poi allargato il discorso a una riflessione più ampia sul calcio. “Perché il calcio appartiene a persone come me. Gli altri sono gli intrusi che non c’entrano niente. Il calcio appartiene ai giocatori, appartiene agli allenatori, appartiene ai tifosi. Il calcio apparterrà sempre a noi”.