Zero punti in due partite, settima sconfitta nelle ultime otto in Champions League, quarta di fila a San Siro. Sul Corriere dello Sport, Alberto Polverosi ha fotografato con numeri impietosi la crisi dell’Inter dopo il pesante ko con il Bruges: «Ma dietro l’Inter è affondata come il Titanic».

Il dato che il giornalista indica come più rivelatore riguarda l’età media: tolti i due portieri, il Bruges schierava titolari con una media di 24,3 anni, l’Inter di 28,5. «Quattro anni di differenza e si sono visti», scrive Polverosi, che individua in quel divario fisico e atletico una delle ragioni principali della rimonta belga.

L’analisi parte da un inizio promettente per i nerazzurri. Il Bruges, però, ha risposto subito, costruendo la propria pericolosità sulle fasce con Virgili e Carlos Forbs, ali veloci che, secondo Polverosi, richiedono marcatura preventiva: a campo aperto risultano ingestibili. Proprio la velocità degli esterni belgi ha prodotto il vantaggio ospite: da un calcio d’angolo sfumato, Carlos Forbs è ripartito dalla propria area trovando l’Inter schierata tutta in avanti, il fallo di Calhanoglu è stato «inevitabile come la rete su rigore» di Tresoldi.

Il pareggio di Lautaro a un minuto dall’intervallo sembrava aver riportato ordine, certificato anche dal 18 a 6 nei tiri a favore dell’Inter al riposo. Ma a inizio ripresa, scrive Polverosi, i nerazzurri hanno commesso «un errore imperdonabile», credendo di avere la partita in mano: «La squadra di Chivu è franata, ma di brutto». Il secondo gol in contropiede ha spento la reazione nerazzurra, con Akanji e Bastoni che «sono scomparsi» e un errore definito «incomprensibile» di Josep Martinez sul secondo gol. Tresoldi ha chiuso la serata con una tripletta, definito dal giornalista «bomber vero» che «in area di rigore è una sentenza», con il Bruges che chiuderà poi sul 4-1 con il terzo contropiede della serata.

Polverosi riconosce che il risultato non riflette completamente l’andamento complessivo — 31 tiri nerazzurri, più del doppio rispetto agli avversari — ma sottolinea come il modo in cui la sconfitta è maturata resti «amaramente sorprendente». Dietro, conclude, è stato «un delirio».