Alvaro Recoba ha ripercorso la sua carriera in una lunga intervista rilasciata a Flashscore, dedicando ampio spazio al periodo trascorso all’Inter. A 50 anni, l’ex attaccante uruguaiano guarda indietro senza rimpianti, convinto che il rimpianto «sia la cosa peggiore».
Sul capitolo allenatori, Recoba individua un filo comune tra i tecnici che lo hanno segnato di più: «Quelli che mi hanno influenzato sono stati i tecnici che mi parlavano direttamente e mi dicevano sempre la verità». Tra i nomi citati figurano Simoni, suo primo allenatore in nerazzurro, Lippi, Cuper e Novellino, incontrato a Venezia. Un posto speciale è riservato a Gallardo, con cui ha lavorato sul finire della carriera: «Avevamo quasi la stessa età, quindi siamo andati molto d’accordo».
Il ricordo dell’esperienza milanese è denso di riconoscenza. «L’Inter mi ha dato la possibilità di guadagnarmi da vivere con uno dei miei hobby», racconta l’ex numero dieci. Il club gli ha garantito stabilità economica per la famiglia, nuove amicizie e il contatto con una cultura diversa. «Ora che ho 50 anni, la gente si ricorda ancora di me ogni volta che vado in Italia e mi accoglie con grande gioia. È questo ciò che resta», aggiunge.
Sulla questione dei presunti infortuni che avrebbero limitato il suo rendimento, Recoba ridimensiona: «Non ho mai avuto infortuni gravi. Ho avuto sempre problemi di poco conto: uno stiramento al bicipite femorale, un polpaccio contratto». Rifiuta l’idea di aver sprecato un talento superiore: «Credevo di fare del mio meglio. Avrebbe potuto essere migliore, così come avrebbe potuto essere molto peggiore».
Quanto ai gol, l’uruguaiano fatica a scegliere un ricordo unico: «Ci sono stati così tanti gol bellissimi che è difficile sceglierne uno», dice ridendo. Sul piano dei trofei, cita lo Scudetto, la Coppa Italia e quello che definisce «quella che oggi sarebbe l’Europa League» come momenti indimenticabili. «Ho avuto il privilegio di giocare in una delle squadre più grandi del mondo», conclude.