Occhi Sull’Avversario – Guida al Barcellona: cinque punti chiave su Messi e compagni in vista del match di San Siro

Occhi Sull’Avversario – Guida al Barcellona: cinque punti chiave su Messi e compagni in vista del match di San Siro

Contro un Barcellona già matematicamente qualificato, l’Inter dovrà dare una grande prova di forza e di mentalità per assicurarsi un posto tra le migliori sedici d’Europa

di Luca Tagliabue

E’ arrivato il momento della verità per l’Inter di Antonio Conte, che sfiderà un Barcellona già matematicamente qualificato per giocarsi il proprio futuro in questa Champions League. Dopo il brutto scivolone al Westfalen Stadion i nerazzurri saranno costretti a vincere per ottenere la sicurezza del passaggio agli ottavi di finale, un risultato dal valore sportivo ed economico altissimo che andrà a determinare almeno in parte il giudizio che daremo a posteriori di questa stagione.

Quella che attende i nerazzurri è dunque una grande prova di forza e di maturità, di fronte ad un San Siro da tutto esaurito che – siamo sicuri – risponderà positivamente alla sollecitazione lanciata dal tecnico pugliese dopo il pareggio contro la Roma e spingerà fino alla fine per servire da dodicesimo uomo in campo. Per prepararvi al meglio alla partita di questa sera ecco dunque la nostra presentazione del Barcellona, suddivisa come sempre in cinque punti.

LO STATO DI FORMA

Il Barcellona si trova probabilmente nel suo migliore momento di forma dall’inizio della stagione. Nelle ultime cinque partite sono state infatti conquistate altrettante vittorie, per un totale di quindici gol segnati (tre di media a partita) e cinque subiti. La serie comprende la cinquina rifilata al Mallorca nell’ultima uscita, i tre gol segnati al Dortmund nello scorso turno di Champions e l’importantissima vittoria al Wanda Metropolitano contro l’Atletico Madrid, che ha consolidato il primo posto in Liga a pari merito con il Real in attesa del Clàsico rinviato a causa dei disordini legati al movimento indipendentista catalano e ora in programma per il 18 dicembre.

Le prestazioni e i dati raccolti in queste ultime uscite sono senza dubbio fonte di grande conforto per il tecnico Ernesto Valverde, uscito a questo punto indenne da uno degli avvii di stagione più complicati della recente storia blaugrana. Il Barcellona è stato infatti protagonista di un inizio di campionato a dir poco disastroso, in cui sono state racimolate solo due vittorie nelle prime sei partite disputate, accompagnate da due sconfitte e altrettanti pareggi. Grazie tuttavia alle difficoltà avute parallelamente dalle due squadre di Madrid, la situazione in Liga non è stata definitivamente compromessa, e mentre quella del girone di Champions è rimasta sempre sotto controllo i recenti risultati hanno permesso un buon posizionamento anche in campo nazionale. Allo stato attuale delle cose, comunque, i blaugrana sembrano ancora lontani dal’essere una squadra infallibile: con tre sconfitte in campionato è già stato eguagliato il dato registrato durante la scorsa stagione nella sua interezza, e i 21 gol subiti fin’ora nel totale delle competizioni (18 in campionato e 3 in Liga) mostrano una difesa in grande difficoltà e con ancora molte cose da sistemare.

VALVERDE: UN ALLENATORE IN CRISI?

I tifosi del Barcellona sono notoriamente tra i più esigenti al mondo e Valverde, sulla panchina del club dall’estate del 2017, ha già avuto modo di fornire loro un ampio bagaglio di insuccessi per cui condannarlo, a partire dalla sconfitta in Supercoppa contro il Real Madrid nella stagione d’esordio per arrivare alla Coppa del Re persa in finale contro un Valencia nettamente meno attrezzato. Ma a contare di più sono inevitabilmente i fallimenti a cui la squadra è andata incontro in quella Champions League che, negli ultimi anni, è diventata il vero banco di prova per determinare l’esito delle annate blaugrana. Ed è qui che si sono infatti registrate le sconfitte più brucianti dell’esperienza di Valverde, che vengono tutt’ora considerate i momenti più bassi in assoluto nella storia recente del club: parliamo ovviamente delle pesanti rimonte subite contro Roma e Liverpool nella fase a eliminazione diretta della competizione, due tracolli inaccettabili anche solo presi singolarmente ma che considerati nel loro insieme hanno quasi dell’inspiegabile. Finché questa onta non sarà cancellata serviranno a poco i trionfi in territorio nazionale, fin qui due campionati, una Coppa del Re e una Supercoppa.

Alla luce di questo non stupisce come, di fronte alle difficoltà di inizio stagione, una grossa parte del variegato insieme di tifosi blaugrana abbia visto il proprio malcontento scoppiare e riversarsi in contestazioni e richieste di esonero del tecnico, con l’hashtag #ValverdeOut che è letteralmente esploso e diventato trending topic in diversi parti del mondo (tra cui, per fare qualche esempio, Belgio e Olanda). E in alcuni momenti, perlomeno stando a quanto fatto circolare dai media, la dirigenza del club sarebbe effettivamente stata a un passo dall’optare per il suo esonero. In ogni caso, aldilà dei movimenti dei tifosi e delle speculazioni giornalistiche, è innegabile che l’operato di Valverde sulla panchina del Barcellona meriti quantomeno di essere oggetto di una critica approfondita.

I risultati in campo nazionale, per molti e non a torto, sono da considerare il minimo sindacabile vista la rosa a disposizione e il pessimo andamento casalingo del Real negli ultimi due anni (dove è arrivato terzo in entrambi i casi, rispettivamente con 68 e 76 punti). E innegabilmente i tracolli in Champions non possono essere ritenuti accettabili, tanto per il modo in cui sono arrivati quanto, nel caso della doppia sfida persa con la Roma, per l’oggettiva inferiorità dell’avversario. Il gioco messo in mostra sotto la sua gestione è riuscito a raggiungere i livelli di eccellenza degli ultimi anni solo nei momenti in cui ogni singola componente si è trovata nelle migliori condizioni psicofisiche per rendere al meglio. E più in particolare, quando Messi ha fatto l’alieno e Suarez gli ha fornito un degno appoggio. In generale, è risultata evidente la dipendenza del Barcellona dalle prestazioni del suo binomio offensivo per eccellenza,e l’incapacità del suo tecnico di costruire un sistema di gioco autonomo ed efficiente anche in loro assenza. Lo hanno dimostrato ampiamente le difficoltà avute nella parte iniziale della stagione, che ha visto i due attaccanti incorrere in infortuni che li hanno tenuti lontani dal campo per alcune partite.

IL TRIO DELLE MERAVIGLIE 

Insomma, nonostante le ultime annate siano state effettivamente altalenanti l’attacco è sempre rimasto la grande certezza del Barcellona. Prendiamo un dato: da quando è arrivato Valverde, la squadra ha segnato esattamente 230 gol in campionato. Per fare un paragone, nello stesso lasso di tempo in Serie A l’Inter ne ha fatti più di 70 in meno. L’apporto del duo Messi-Suarez, in questo senso, è probabilmente senza eguali: i due nel corso degli anni passati insieme hanno sviluppato un’intesa quasi surreale e grazie alle loro capacità realizzative hanno segnato una quantità di gol enorme (dei 230 gol sopra citati 136 sono loro: in due hanno segnato più di tutti gli altri giocatori del Barça messi assieme).

L’unica cosa che è venuta a mancare negli ultimi anni, in questo senso, è un terzo attaccante in grado di garantire un rendimento paragonabile al loro: nonostante i milioni spesi (270 in totale), né CoutinhoDembélé sono mai stati in grado di rendere con continuità e guadagnarsi definitivamente il posto al fianco di Messi e Suarez. Per questo motivo in estate la dirigenza blaugrana ha scelto di fare un altro grande investimento per il reparto, pagando i 120 milioni di clausola necessari per strappare ai colchoneros Antoine Griezmann. L’attaccante francese è stato in assoluto uno dei migliori attaccanti degli ultimi anni e il suo acquisto rappresenta una dichiarazione di intenti piuttosto chiara: quello del Barcellona deve essere, fuori da ogni discussione, il miglior attacco del mondo.

Nella prima parte di stagione però, come abbiamo visto, la squadra ha dovuto affrontare non poche complicazioni, e gli infortuni di Messi e Suarez hanno impedito al trio di sviluppare da subito una buona intesa. Se ne sono visti i risultati ad esempio nel primo tempo della gara del Camp Nou contro l’Inter, dove l’attacco blaugrana si è mostrato insolitamente povero di idee e incapace di creare pericoli per la difesa nerazzurra. La situazione ora sembra migliorata, e le ultime partite hanno lasciato segnali molto positivi in questo senso. Le potenzialità sulla carta sono davvero altissime, e se Valverde riuscirà a farle fruttare appieno il Barcellona potrebbe davvero diventare un ostacolo insormontabile per chiunque. E ora che Messi e Suarez sono tornati a pieno regime, i tre avranno la possibilità di lavorare a fondo per raggiungere questo obiettivo.

SULLE ORME DI XAVI E INIESTA

Abbiamo parlato di come il reparto offensivo del Barcellona, trascinato da Messi e Suarez, sia stato l’unico in grado di fornire prestazioni all’altezza delle migliori annate della storia recente del club. Ciò si è verificato perchè, aldilà di una difesa mai irreprensibile, ad essere venuto a mancare è stata la vera colonna portante del sistema costruitoa da Pep Guardiola, e cioè il centrocampo. Una volta scioltosi il leggendario trio formato da Bousquet, Iniesta e Xavi, la dirigenza blaugrana non è più stata in grado di trovare o di formare centrocampisti con le loro qualità che potessero affiancare il primo e formare un reparto nuovamente in grado di controllare la partita e il pallone ad un livello almeno paragonabile a quello degli anni migliori. Ha invece optato spesso per soluzioni quasi in contro-tendenza, come quelle rappresentate da due centrocampisti forti fisicamente e di quantità come Paulinho e Vidal, due giocatori lontani dall’ideale di centrocampista del Barcellona post-Cruijff. Queste scelte non hanno pagato, ed ora il club catalano sembra essere finalmente tornato sui suoi passi.

Nel corso dell’ultimo anno sono infatti arrivati Arthur e De Jong, due centrocampisti giovani ma già in grado di padroneggiare alla perfezione un modo di interpretare il ruolo perfetto per un gioco incentrato sul possesso e sul controllo della partita. Entrambi hanno un’eccezionale sensibilità nel tocco del pallone e condividono una grande maestria nella sua gestione volta ad eludere la pressione avversaria e trovare grazie a linee di passaggio chirurgiche la soluzione migliore per innescare il potenziale esplosivo dell’attacco blaugrana. Ovviamente per raggiungere i livelli dei due mostri sacri sopra citati sarà necessario dargli tempo e fargli maturare molta più esperienza. D’altronde l’unicità del trio Xavi-Iniesta-Bousquet è anche dovuta al fatto che i tre sono arrivati in prima squadra dopo essere cresciuti insieme in tutte le categorie del settore giovanile del club, per una crescita comune che ha permesso loro di condividere il reparto anche ai livelli più alti con una naturalezza e un’intesa fuori dal normale. Quello che è certo, però, è che l’acquisto di Arthur e De Jong ha finalmente incanalato di nuovo il Barcellona su una strada che, nel medio-lungo periodo, potrà portare a grandi risultati.

CHE COSA TRARRE DAL MATCH DEL CAMP NOU

La sconfitta rimediata dagli uomini di Conte al Camp Nou, la prima delle fin qui tre sconfitte stagionali, è stata un boccone molto amaro da mandare giù per giocatori, società e tifosi. Soprattutto per come è arrivata, dopo un’ora giocata ad altissimi livelli dai nerazzurri salvo poi non riuscire a trovare le contromisure adeguate al cambio del piano gara avversario e soccombere davanti ai colpi di Suarez, che non segnava una doppietta in Champions League da quasi cinque anni. Riuscire a vincere quella partita, oltre a garantire un grosso vantaggio in più in ottica qualificazione, avrebbe dato un’ulteriore forte spinta al morale e alla consapevolezza della squadra, che invece è dovuta andare incontro ad un primo ridimensionamento dopo la doppia battuta d’arresto arrivata con questa sconfitta e con quella nella gara successiva contro la Juve.

Nonostante questo, è innegabile che da questa partita siano arrivati anche molti spunti importanti per l’Inter: innanzitutto il fatto di essersela giocata alla pari contro una delle migliori squadre del mondo, un dato che rafforza le convinzioni che ci devono essere verso la bontà del progetto nerazzurro e la possibilità di ribaltare il risultato in questa seconda occasione; e poi la grande personalità dimostrata di fronte ai quasi 100 mila spettatori del Camp Nou, a dimostrazione del grande lavoro fatto da Antonio Conte sulla testa dei suoi giocatori. Basti pensare alle grandi prestazioni messe in mostra da Barella e Sensi, due giocatori che, a prescindere dalle loro qualità, prima di arrivare all’Inter non avevano mai messo piede in campo europeo. La consapevolezza sembra quella di poter andare a giocarsela e vincere contro chiunque, una presa di coscienza da parte del gruppo che lascia ben sperare in vista del prossimo impegno e di quelli che verranno in futuro.


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