Inter, meno punti rispetto all’anno scorso ma la classifica oggi è migliore: un anno fa, (quasi) tutti pedalavano di più

Inter, meno punti rispetto all’anno scorso ma la classifica oggi è migliore: un anno fa, (quasi) tutti pedalavano di più

Numeri alla mano, è difficile dire se l’Inter di quest’anno stia facendo meglio o peggio dell’anno scorso

di Lorenzo Della Savia, @loredstweet

Mettiamola così: lo scorso anno si viaggiava più veloci. Le prime della classe facevano più punti, ognuna doveva inseguire i ritmi forsennati di quella davanti e – dopo 12 giornate – le prime sei squadre avevano più punti di quante non ne abbiano, sempre dopo 12 giornate, le prime sei di quest’anno. Si tratta di un circolo virtuoso che quest’anno non c’è, vista la marzianizzazione della Juventus e il livellamento delle altre su andazzi da terrestri. Ecco perché, in effetti, stabilire se squadre come l’Inter stiano facendo meglio o peggio rispetto all’anno scorso è questione puramente relativistica, su cui è impossibile avere un’opinione dogmatica.

Di primo acchito, andando a confrontare i risultati dell’Inter dello scorso campionato con quella di quest’anno, si direbbe che le cose andavano meglio un anno fa. Di questi tempi, i nerazzurri non avevano ancora perso nemmeno una partita (quest’anno già 3 sconfitte), avevano ben 5 punti in più rispetto ad oggi (30 a 25), avevano segnato un gol in più (23 a 22) e ne avevano subìto uno in meno (9 a 10). Si potrà obiettare: vero, ma l’anno scorso l’Inter non aveva la Champions League (dove i nerazzurri vanno bene, anche se le fatiche della competizione, per dire, sono state additate tra le cause del crollo a Bergamo di domenica scorsa). O ancora: vero, nelle statistiche di squadra l’Inter dell’anno scorso andava meglio: vinceva di più, perdeva di meno, segnava di più, subiva di meno. Ma com’era messa in classifica? Beh, peggio che oggi. Un anno fa il gruppo di Spalletti si trovava al quarto posto, a +2 sulla Roma, intento a difendere il proprio piazzamento, l’ultimo utile per una qualificazione in Champions (poi raggiunta). Oggi l’Inter (che non lotta per lo Scudetto, ma sempre per rinnovare la propria partecipazione alla Champions anche l’anno prossimo, possibilmente senza dover menare il torrone fino all’ultima giornata) si trova in una posizione più comoda: terzo posto, a +4 sul Milan. Moderatamente al sicuro, se continuerà a giocare come nelle sette partite pre-Atalanta.

Ma l’anno scorso il campionato era più competitivo, almeno nei piani alti. Inutile girarci intorno. Tant’è che è oggettivamente difficile trovare una squadra che in sé per sé stia ottenendo risultati migliori a quelli del 2017/2018. Abbiamo parlato di marzianizzazione della Juventus, che ha ottenuto 34 punti su 36 disponibili, portandosi a +3 sul proprio punteggio dello scorso anno. Non abbiamo parlato – ma rimediamo subito – del Milan di Gattuso, che oggi dopo dodici partite ha 21 punti ed è quinto, a differenza di un anno fa che (dopo il disastroso avvio targato Montella) si trovava settimo a 19 punti. Per il resto, tra le dirette rivali dell’Inter, non si può fare altro che registrare un crollo pressoché verticale. Il Napoli di Ancelotti è in ritardo di 4 punti rispetto all’ultimo Napoli di Sarri; la Lazio (che l’anno scorso iniziò con ritmi pazzeschi ed era seconda con 31 punti) oggi se ne ritrova 22; la Roma è a quota 19 e guarda con nostalgia i 28 che otteneva dodici mesi fa; la Sampdoria, partita con un exploit che durò fino ad una decina di giornate dal termine della stagione, ha ben 9 punti in meno rispetto allo scorso anno (24 a 15).

E se un’analisi di questo genere potrebbe prestare il fianco alla retorica per cui ogni campionato è una storia a sé (o simili), limitiamoci a dire questo: i campionati di calcio sono spesso e volentieri giochi di distacchi, i circuiti cambiano e – se necessario – non è escluso che le scuderie decidano di salvare un po’ di benzina. Quest’anno, rispetto allo scorso, ne stanno salvando parecchia. Ma – almeno così par di capire – calcoli ed elucubrazioni in relazione all’anno passato non trovano spazio nella testa degli addetti ai lavori. Il quadro è probabilmente più incerto dell’anno scorso (nessuno, discorso Scudetto a parte, sembra essere una testuggine romana). Ma la pugna c’è. Si corre, semplicemente, su una pista dove si può sorpassare di più.

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