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Lukaku Inter

Chi può raccogliere adeguatamente un’eredità tanto pesante?

Vlahovic (@Getty Images)

Un vuoto da colmare col tempo

Pietro Magnani

L'addio di Lukaku, al netto delle pause di riflessione di Steven Zhang e delle proteste dei tifosi, appare ormai scontato. E, nonostante le tempistiche e le modalità siano state totalmente errate, è anche comprensibile: 130 milioni per un giocatore che è nel suo top e si avvia alla fase discendente della carriera, sono veramente troppi per rifiutare, soprattutto in tempi come questi. Il problema di fondo è un altro: chi può colmare adeguatamente un vuoto enorme come quello che lascerà probabilmente il belga?

Non è solo questione di budget (i migliori sulla piazza, tolto Kane, inarrivabile, non sono sul mercato), ma anche di carattere, leadership e modo di porsi e adattarsi. Cercare un profilo già affermato e vagamente simile a Big Rom, come potrebbero essere ad esempio Duvan Zapata o Belotti, potrebbe essere più dannoso che altro. Perché il confronto con l'exploit avuto dal belga in nerazzurro sarà continuo e l'atalantino è già nella fase calante di carriera, mentre Belotti rischia di rimanere del limbo del "buon attaccante" e nulla più.

Così come Petagna, che non solo raffredderebbe enormemente la piazza, ma non garantirebbe nemmeno alla lontana lo stesso apporto numerico di goal e assist. Diverso il discorso per Jovic, molto giovane e in cerca di riscatto, Vlahovic e Scamacca. Posto infatti che "la frittata" sia fatta, l'Inter deve cercare di essere lungimirante, di non farsi prendere dal panico e per la gola dal poco tempo rimasto. Se di parziale rifondazione bisogna parlare, allora parziale rifondazione deve essere. Non ha senso investire decine di milioni su un calciatore senza futuro e non rivendibile, visto che l'unica colonna che ancora tiene in piedi il fragilissimo piedistallo del calcio italiano sono le plusvalenze.

 Duvan Zapata e Mario Pasalic, Getty Images

Meglio quindi andare su un giocatore più giovane, come appunto Jovic, Scamacca e Vlahovic, per cercare di valorizzarli al massimo e, qualora dovessero esplodere a loro volta, eventualmente rivenderli per fare quadrare i conti  e ricominciare il ciclo con un nuovo giovane. Certamente è triste per i tifosi non potersi affezionare a nessuno, ma bisogna essere realisti: le bandiere sono morte e sepolte. Sono cambiati i tempi, sono cambiati gli equilibri, è cambiato il mondo intero. E il calcio italiano, non solo l'Inter, rischia di andare gambe all'aria. E senza aiuti concreti da fonti esterne, bisogna arrangiarsi come si può.

Le società di calcio son un pozzo senza fondo, ingordo come poche altre cose al mondo, nel prosciugare i fondi degli investitori. E tutti devono fare i conti con le conseguenze di qualcosa di imprevedibile, come una pandemia mondiale, che ha aggravato ulteriormente la situazione. Cosa può fare quindi l'Inter? Cercare di fare il meglio possibile, senza il proprio simbolo, sperando che investendo su un giovane l'azzardo paghi. Senza Hakimi e Lukaku l'Inter perde la parte migliore del proprio arsenale offensivo certo, ma una eventuale coppia d'attacco Lautaro-Vlahovic, giovane e incosciente, potrebbe comunque mantenere l'asticella a livelli accettabili, in attesa di tempi più rosei o eventuali cambi di proprietà.

Va detto però che, ora come ora, quasi nessuno in Europa potrebbe raccogliere a cuor leggero l'eredità di Romelu Lukaku. Non solo per lo stato mentale e di forma, ma proprio per come il belga si è riuscito a calare immediatamente nell'ambiente Inter, occupando il posto vacante di simbolo e leader. Difficilmente un ragazzo giovane e con poca esperienza potrà fare altrettanto bene subito, ma d'altronde chi non rischia non arriva da nessuna parte. Bisogna ingioiare il boccone amaro adesso e cercare di guardare avanti, sperando che la parte dei milioni incassati che verrà reinvestita venga impiegata con criterio e aiuti il futuro del progetto. Chissà, magari da questa situazione può un domani anche nascere qualcosa di buono. Prendete il 2009: in fondo basta poco per cambiare la storia di una squadra, vero Zlatan?