ESCLUSIVA – Ruben Sosa: “Amo l’Inter! Bergomi un grande, si alzava alle 3 di notte per pregare”

ESCLUSIVA – Ruben Sosa: “Amo l’Inter! Bergomi un grande, si alzava alle 3 di notte per pregare”

L’ex attaccante nerazzurro ha parlato in diretta ai nostri microfoni

di Redazione Passione Inter

Un altro grande ospite in diretta con Passioneinter.com. Questa volta, con il nostro responsabile editoriale Lorenzo Polimanti ed il redattore Antonio Siragusano, abbiamo avuto il piacere di avere in diretta su Facebook e YouTube l’ex attaccante dell’Inter Ruben Sosa, in nerazzurro dal 1992 al 1995 e grande protagonista nella Coppa UEFA conquistata proprio l’11 maggio del 1994. Ecco le sue parole ai nostri microfoni.

Le parole dell’ex Inter Ruben Sosa in ESCLUSIVA

Quarantena – “Qui un Uruguay per fortuna stiamo bene. Il nostro presidente ha capito cosa stava succedendo in Europa e quindi ha chiuso tutto in tempo. Noi siamo in 3,5 milioni di abitanti, quindi siamo pochissimi rispetto all’Italia. A noi dispiace quanto sta succedendo lì, qui per fortuna i contagiati e i morti sono pochi”.

Coppa UEFA 1994 – “Io sono stato solo tre anni all’Inter, però mi sembra di averne vissuti 10 visto l’affetto dei tifosi. Vincemmo la Coppa UEFA, sì, ma in campionato fu molto dura. Nella finale d’andata abbiamo vinto 0-1 in trasferta, poi per fortuna in casa Zenga ha parato tutto. Un’altra partita difficilissima fu quella contro il Borussia Dortmund, dove per poco non ci siamo fatti rimontare. Siamo riusciti a lasciare qualcosa, un’altra Coppa UEFA all’Inter che, come ho sempre detto, è la squadra più forte dove ho sempre giocato. A me è piaciuto tanto giocare a calcio, ed ora, a 54 anni, mi riguardo in TV e dico: sono stati un fenomeno (ride, ndr)! All’Inter mi sono divertito tantissimo”.

Differenza col campionato – “Forse durante il campionato la testa era all’Europa, e per questo abbiamo fatto male. Poi man mano che l’obiettivo si avvicinava era ancora più difficile. Poi vincere uno Scudetto in Italia è una cosa sempre molto importante e non è facile. Per fortuna che poi in coppa siamo andati benissimo”.

Arrivo all’Inter – “Il passaggio all’Inter fu incredibile. Ho giocato quattro anni alla Lazio a cui sono molto legato, proprio perché ha creduto tanto in me. Non sono riuscito a vincere nulla a Roma perché arrivata dalla Serie B, e al termine del mio contratto andai a casa di Ernesto Pellegrini. Sue moglie mi chiese anche un autografo per la figlia! Il mio rappresentate, però, in seguito mi disse che il presidente non mi voleva più. In realtà però era la moglie a non volermi, quindi io contattai direttamente Pellegrini dicendogli: “Se faccio 20 gol accetta la proposta del mio agente, se ne faccio di meno noi accettiamo la sua!”. Lui accettò e a metà del primo anno feci 22 gol”.

Pellegrini e Moratti – “Sono stati due grandi presidenti: Pellegrini fu un amico, mi restò sempre vicino. Moratti poi è stato il presidente di una grande famiglia. Mi trovavo benissimo con lui, ed anche quando ebbi problemi al ginocchio mi aiutò molto. Ci capivamo al volo, è un uomo di cuore che ha lasciato tutto all’Inter. Avrebbe lasciato anche la vita!”.

Leader dello spogliatoio – “Direi Bergomi. Diventò capitano, è sempre stato un ragazzo serio. Quando giocavo nella Lazio lui mi menava in tutte le partite, e poi quando arrivai all’Inter mi ritrovai in camera con lui! All’inizio non parlava mai, ma è sempre stato un grandissimo capitano, mi sono sempre ispirato a lui. In camera insieme alle 3 di notte si alzava, si metteva in ginocchio e pregava. All’inizio non gli dissi niente, poi quando iniziai a giocare e facevo un sacco di gol gli chiesi come mai faceva così. Lui mi rispose che lo faceva per il bene della squadra, e io gli dissi: “Beppe, non prepare più: domani ci penso io e faccio due gol!”. Mi ha insegnato davvero tanto, anche lui avrebbe lasciato la vita per l’Inter.

Gol da ricordare – “Sicuramente quello col Genoa a Milano, ne dribblai 3 o 4 in area! È stato quello tecnicamente più bello, ho fatto un paio di finte e poi ho fatto gol. Poi anche la tripletta contro il Parma, quella è stata la mia miglior partita!”.

Recoba o Sosa – “Il Chino ha fatto un po’ la mia carriera, uscendo dal Danubio che è una scuola di calcio grandissima. Siamo amici, abitiamo vicini. Io gli ho sempre detto che le punizioni le calciavo alla Roberto Carlos, mentre lui preferiva i tiri di precisione. Anche i calci d’angoli, li calciava benissimo! All’Inter non abbiamo mai giocato insieme, però a entrambi piaceva tantissimo il calcio di qualità. Quando lo vedevo calciare era impressionante. Facevamo anche la gara di punizioni (ride, ndr)”.

Rapporto – “Abbiamo un rapporto bellissimo, siamo grandi amici. È come un fratello minore per me, ogni tanto andiamo insieme ad incontrare i bambini delle scuole calcio”.

Uruguay speciale – “Bisogna nascere qui per capirlo! Non si può spiegare a parole. Su 10 bambini che nascono qui, 8 sanno giocare a calcio. Non si sa perché, è un qualcosa che fa parte del DNA. A noi piace giocare a calcio, non lo facciamo per i soldi. Non sappiamo dove possiamo arrivare, però facciamo tutto con il cuore. Io stesso non avrei mai immaginato di riuscire a giocare nell’Inter. Negli anni ’90 in Italia c’erano calciatori incredibili, non era facile entrare in quel mondo. Ho giocato con i più forti, e noi stranieri eravamo anche in pochi. Quando gli uruguaiani hanno 15 anni sanno già se sono bravi, giocano già contro quelli più grandi. Io a 18 anni giocavo nel Saragozza, ero un bambino!”.

Godin – “Io credo che sia un grandissimo uomo, leader e professionista. Con la nazionale ha fatto delle cose incredibili, così come all’Atletico Madrid. Per me lui sa come fare gruppo, ed è consapevole che l’Inter sia un grandissimo club. Non è più un ragazzino, non può giocare tutte le partite di una stagione ma in quelle complesse fa sempre benissimo. Bisogna schierarlo in quelle più difficili, lì si esalta e guida la difesa come un leader. È un uomo-squadra”.

Vecino – “È stato un calciatore che ha giocato anche in altri club in Serie A. Noi uruguaiani abbiamo l’allegria nel sangue, mentre lui forse è un po’ troppo serio. Forse gli manca un pochino di allegria, probabilmente perché ci tiene tanto a fare bene e quindi si mette pressione da solo. È stato anche in nazionale, è un grande calciatore: ha le sue caratteristiche, non saprà fare un tunnel ma quando gli viene chiesto di fare quel che sa fare bene diventa un giocatore importante. Quando un uruguaiano sta perdendo una partita non molla mai, non accetta di perdere”.

Scudetto – “La Lazio stava andando benissimo, sia fisicamente che tecnicamente. Sia lei che l’Inter possono fermare la Juventus, e probabilmente questo è l’anno giusto. Bisogna cercare di battere i bianconeri, e Lazio ed Inter possono farcela.

Nuovo stadio – “Un effetto bruttissimo, il Meazza è lo stadio più bello in cui ho giocato. Forse è un po’ troppo grande per gli standard di oggi, però deve rimanere lì. Non va abbattuto”.

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