Accadde Oggi – Un anno fa la nomina di Steven Zhang a presidente dell’Inter: così in 365 giorni ha ribaltato il club

Accadde Oggi – Un anno fa la nomina di Steven Zhang a presidente dell’Inter: così in 365 giorni ha ribaltato il club

Progetto, mercato, dirigenti, uomini, bilancio e peso politico: ecco l’anno-zero di Zhang

di Lorenzo Della Savia, @loredstweet

Un anno fa – tanto per fare un po’ di proporzioni – a quest’ora del mattino il presidente dell’Inter era ancora Erick Thohir, e in dirigenza ancora non era arrivato Giuseppe Marotta. In compenso, in panchina c’era ancora Luciano Spalletti e al centro dell’attacco ancora Mauro Icardi. Era stato appena vinto un derby, 1-0, con gol dello stesso Icardi all’ultimo minuto: questo appena prima che Wanda Nara – nel solito salotto di Tiki Taka – dicesse “Spero che Mauro resti per sempre”, e non prima che ella avesse detto “Due grandi squadre vogliono Icardi” (22 febbraio 2018) e “Tre big disposte a pagare la clausola” (22 maggio 2018). Non solo: di questi tempi, un anno fa, l’Inter era ancora in apnea sotto il peso dei conti da sistemare, messa all’angolo dall’UEFA per ragioni di Fair Play Finanziario, ed era necessario calibrare al massimo le spese finanche per sistemare un capello del prato di San Siro.

OGGI, UN ANNO FA – Un anno dopo, ne sono cambiate, di cose: Giuseppe Marotta – che prima non c’era – ora c’è: un cambiamento, questo, che ne ha provocati a cascata tantissimi altri. L’addio all’Inter – per cominciare – della coppia Mauro Icardi-Wanda Nara, un addio travagliatissimo, lungo mezza stagione più un’intera sessione di mercato, e che sfiorò persino le aule dei tribunali: ma intanto l’addio c’è stato, e i due non stanno più lì a turlupinare i nerazzurri con i loro tira e molla del tutto mediatici alla ricerca di un rinnovo più vantaggioso. Piazza pulita. Via Perisic, via Nainggolan, idee chiare: via chi fa casino. In panchina, poi, è arrivato Antonio Conte – fedelissimo di Marotta dai tempi della Juventus – con tanti ringraziamenti a Spalletti che più di due quarti posti non avrebbe potuto dare. I conti, poi, sono in ordine. Il fatturato è salito. E il mercato ha fatto il resto: Lukaku, Sensi, Barella, Sanchez. Tutto questo nel giro di 365 giorni: tanti ne sono passati da quando Steven Zhang è stato ufficializzato nuovo presidente dell’Inter.

SUNING FASE 2.0 – Un anno di Zhang presidente nerazzurro: una ricorrenza che in via della Liberazione festeggeranno, con particolare menzione del fatto che – tuttavia – l’era Suning non è iniziata un anno fa. Ormai siamo al quarto anno: era il mese di giugno 2016 quando il colosso cinese comprò il 68,55% dell’Inter in quel momento in mano a Thohir, che vi rimase come azionista di minoranza e poi formalmente come presidente ma senza fare sostanzialmente niente. Seguirono un’annata di transizione e il biennio spallettiano, una sorta di preparazione del terreno per la fase due punto zero dell’era Suning: quella contiana, di cui però già si iniziava ad avere sentore con la nomina dell’allora 26enne Steven Zhang a numero uno della società, attentamente coadiuvato dal padre da Nanchino. Normale che ci fossero delle attese: La Gazzetta dello Sport, per dire, il giorno successivo all’investitura titolò “Zhang punta al mondo”, e insomma: non occorre contestualizzare.

CELO, MANCA – Resta da capire se i primi dodici mesi di presidenza Zhang abbiano soddisfatto le esigenze di tifosi e addetti ai lavori, o se perlomeno si siano auto-soddisfatti, stando almeno ai proclama d’insediamento. Vediamo. Steven Zhang, un anno fa, aveva detto: “L’Inter dovrà competere ed essere vincente ai massimi livelli, sul palcoscenico nazionale e internazionale”. L’Inter, oggi, vincente ancora non lo è (non ha vinto trofei): diciamo che ci sta lavorando, ecco. Steven Zhang, un anno fa, aveva detto: “Fuori dal campo, renderemo l’Inter un’azienda altrettanto forte e competitiva”. Fatto. Steven Zhang, un anno fa, aveva detto: “Continueremo ad ampliare il raggio d’azione dei nostri affari a livello mondiale”. Fatto. Steven Zhang aveva poi detto: “Continueremo ad esplorare in profondità le possibilità forniteci dalla gestione digitale e delle comunicazioni digitali, per fare dell’Inter un leader in campo tecnologico”. Fatto anche questo. Aveva infine detto: “Continueremo a porre l’accento sui valori sportivi della competizione pulita, del fair play e della sportività”. E qui il verbo “continueremo” calza bene: queste cose, nel dna dell’Inter, sono incluse da sempre.

LE GAFFE – Poi, ovviamente, c’è anche dell’altro, tipo le mattane che puntualmente prendono il figlio prodigio nelle cene natalizie dell’Inter, roba che ormai ha fatto antologia. Memorabile fu l’“Andiamo a comandare” che Zhang pronunciò nel Natale del 2017, quando ancora non era presidente: questo dopo che fosse appena arrivata una sconfitta per 3-1, in casa, contro l’Udinese, e prima che iniziasse un girone di ritorno di stenti, con qualificazione in Champions all’ultima giornata. Alla cena del Natale successivo, l’ormai presidente nerazzurro se ne uscì con uno “Schiacceremo tutti, in campo e fuori” che fece discutere e non poco. Che poi si trattava, in realtà, di cose dette in un contesto pseudo-privato: era una cena sociale, mica una conferenza stampa. Ma all’Inter anche i gabinetti possono rivelarsi conferenze stampa mascherate: questo, il giovane neo-presidente, doveva ancora capirlo.

E ADESSO? – Ma alla fine va bene, andava bene, è tutta roba che un sorriso te lo strappa, e la si può mettere così: abbiamo scherzato. Non abbiamo schiacciato nessuno – o quasi – e sicuramente non abbiamo conquistato il mondo. Ma qualcuno, l’Inter, comincia a temerla. In campionato un certo gap con la Juventus esiste, ma è opinione comune che l’Inter lo stia colmando. E poi, i bianconeri riconoscono ai nerazzurri anche un certo peso politico: in Federazione e in Lega votano insieme, in ECA Agnelli ha concesso non a caso a Zhang un posto nell’esecutivo, preferendolo a De Laurentiis. Non se lo vuole mettere contro. E in mezzo a tutto quello che è stato fatto, l’attesa – oggi – è rivolta ancora una volta al di là della siepe. Potrebbe essere, per esempio, il momento di aggiornare la bacheca dei trofei. E magari di costruire uno stadio nuovo. Al lavoro.

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