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INTER NEWS

5 cose che abbiamo imparato da Barcellona-Inter

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Prova stratosferica dei nerazzurri al Camp Nou

Pietro Magnani

L'Inter esce con un pareggio dal Camp Nou, un'impresa che avvicina di parecchio il passaggio agli ottavi di finale di Champions League. Un pari che, tra l'altro, per l'andamento della gara sta pure stretto ai nerazzurri. Ecco come di consueto le 5 cose che abbiamo imparato dalla partita di ieri sera.

1) LAUTARO SE VIENE LASCIATO "LIBERO" È UN GIOCATORE CLAMOROSO

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La partita di ieri ha evidenziato, se ancora ce ne fosse bisogno, l'immensa qualità tecnica di Lautaro Martinez. Spesso, a causa anche dei lunghi digiuni in zona goal, ci si dimentica di che grande calciatore sia l'argentino. Il Toro ieri, dopo un primo tempo da "invisibile", è salito in cattedra nella ripresa, prima con il goal, poi con una serie di giocate clamorose. Ha fatto reparto da solo, facendo salire la squadra e svariando su tutto il fronte offensivo. I suoi movimenti hanno letteralmente mandato in tilt la difesa del Barcellona, incerta se seguirlo  aprendo spazi ai centrocampisti oppure no. Il suo assist per Gosens è una perla clamorosa, così come il "quasi assist" per Asllani. Giocatore incredibile, specie quando fiuta "il sangue" della preda e si galvanizza. Se lasciato libero di svariare a piacimento, gioca da campione.

2) ONANA È UN POCHINO TROPPO "TEATRALE"

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Lungi da me il volermi lamentare di Onana, specie dopo aver sofferto tanto per la staticità e gli "sguardi laser" di Handanovic. È però innegabile che il camerunense tenda a spettacolizzare anche le parate semplici, a volte complicandosi inutilmente la vita. La sua "teatralità" nell'intervento fa bene ai fotografi, ma meno alle coronarie dei tifosi. Per il nostro bene, trova una via di mezzo André!

3) CALHANOGLU REGISTA PUÒ GIOCARSELA CON BROZOVIC

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Sembrava eresia fino a qualche tempo fa, ma forse l'Inter ha trovato un regista puro migliore di Brozovic. Certo due partite forse non bastano per capirlo con certezza, ma calcolando la caratura dell'avversario e le prestazioni, qualche dubbio è lecito. Il croato resta imprescindibile nell'Inter, un faro per la squadra. Ma il turco ha probabilmente più qualità e visione di gioco. Sopperisce alla corsa, in cui è nettamente inferiore a Brozovic, col posizionamento e la classe. I suoi lanci lunghi, su tutti quello che regala il goal del 2 a 1 a Lautaro, sono una gioia per gli occhi. Centrocampista totale, di caratura internazionale: dove lo metti sta e lo fa egregiamente. E non dimentichiamo che è stato pure preso a parametro zero...

4) GOSENS È RECUPERABILE COME DUMFRIES

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Peccato solo il suo goal non sia valso la vittoria. Sarebbe stata un'iniezione di fiducia ancora più clamorosa. Ma anche così Gosens ora può svoltare. Segnare quello che potrebbe rivelarsi il goal qualificazione per gli ottavi di Champions è qualcosa di incredibile, specie per chi sembrava ormai alla porta. Il tedesco dopo tanti mesi di difficoltà, risponde presente, prendendosi una rivincita. La sua parabola sembra simile a quella di Dumfries, in difficoltà lo scorso anno e poi autore di un goal pesante che ha svoltato la sua stagione e non solo. Che possa finalmente essere scoccata l'ora per il ritorno di Robin? Ritrovarlo per l'Inter potrebbe essere uno step di crescita fondamentale per le prossime partite.

5) L'INTER NON MUORE MAI

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La partita di ieri non ha dimostrato solo che l'Inter si è ritrovata, come squadra e soprattutto come gruppo. Ha dimostrato che è finalmente tornata una squadra che non muore mai, che non si scoraggia di fronte alle difficoltà. Andare sotto, peraltro immeritatamente, contro il Barcellona, di fronte a 92 mila catalani in una partita cruciale, sarebbe stata una mazzata insormontabile fino a qualche settimana fa. Ma questa "nuova vecchia Inter", non si è demoralizzata, anzi. Nelle difficoltà non è sprofondata, ma è riemersa più forte e determinata di prima, mettendo all'angolo i più quotati avversari e ammutolendo il Camp Nou. Al di là del piccolo rammarico per la vittoria meritata e mancata, l'Inter si è comportata davvero da grande squadra. Una reazione non solo d'orgoglio, ma di gambe, cuore e cervello. Una reazione da Inter. Un segnale importante non solo per la Champions League, ma per tutta la stagione: l'Inter ha ritrovato il proprio cuore pulsante. E si sa, l'appetito vien mangiando...

 

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