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Dio salvi Andrea Ranocchia, una specie in via d’estinzione

Dio salvi Andrea Ranocchia, una specie in via d’estinzione - immagine 1

Un omaggio dovuto ad una bandiera onesta e fedele

Pietro Magnani

Andrea Ranocchia non è stato il miglior difensore della storia dell'Inter o del calcio italiano. Ha avuto i suoi passaggi a vuoto, i suoi annus horribilis. Non ha certamente mantenuto le aspettative di inizio carriera, quando tutto lasciava pensare che sarebbe stato, insieme a Bonucci, il futuro della nazionale italiana. Tuttavia vedere la carriera di Ranocchia come un fallimento sarebbe ingeneroso. Nel calcio, come nella vita e in amore, spesso è il tempismo la cosa fondamentale. Il guaio è che spesso il tempo fa le bizze e, senza che noi possiamo farci nulla, ci colloca nel posto sbagliato al momento sbagliato. Proprio quello successo all'ex capitano nerazzurro.

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Ranocchia infatti non è, come molti hanno finito per pensare negli anni, un difensore scarso, tutt'altro. Lento si, ma dotato di grande senso della posizione e di buoni piedi, Ranocchia è uno straordinario colpitore di testa, bravo nell'anticipo preventivo, specie sui palloni alti. Cosa gli ha impedito allora di rispettare le attese allora? Probabilmente essersi ritrovato con un carico enorme di responsabilità in uno dei periodi più neri dal punto di vista del rendimento della storia nerazzurra.

L'Inter post Triplete era un cumulo di macerie lontanissime dalla ricostruzione, che di stagione in stagione peggiorava sempre più. E nel culmine dello sfacelo, il buon Andrea di è trovato a doverne esserne capitano, ereditando l'enorme onere costituito dall'ombra di Javier Zanetti. Inoltre, con tutto rispetto dei vari Campagnaro, Juan Jesus ed il Vidic a fine carriera arrivati a Milano, non ha mai avuto nei suoi anni da titolare compagni di reparto all'altezza, escluso il solo Samuel per le prime stagioni, giocatore straordinario si, ma provato da anni di battaglie e gravi infortuni.

Quegli anni di difficoltà, interventi goffi e chiusure sbagliate, hanno instillato il falso mito che Ranocchia fosse di fatto un calciatore mediocre, rovinandone di fatto il buon esito della carriera. Per onestà intellettuale, bisognerebbe invece vedere il quadro di insieme: la rosa di quelle squadre erano di basso livello, tanto da, di riflesso, inficiare anche le prestazioni dei giocatori qualitativamente migliori. Un conto è trovarsi nell'1 contro 1 con un giocatore piccolo e rapido 2 volte in 90 minuti perché il centrocampo fa filtro. Altro conto è trovarselo di fronte lanciato a rete 10 volte a gara. Per forza di cose finisci alla lunga per fare brutta figura.

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Ecco perché Ranocchia è stato solamente sfortunato. È arrivato all'Inter al momento sbagliato, con una rosa che non era capace di aiutarlo a crescere e dominare. In una squadra come quella attuale, come sta dimostrando sostituendo alla grande De Vrij, avrebbe fatto una figura ben diversa. E forse ora staremmo raccontando la storia di un grande difensore, anche in ottica nazionale, non quella di un grande rimpianto. Anche Bonucci, incensato dalla stampa, senza Chiellini o altri compagni di livello accanto ha finito per sembrare un difensore mediocre nell'annata passata al Milan, non un campione come tutti lo definiscono. L'ambiente, i compagni, a volte fanno una differenza enorme anche nel rendimento dei potenziali grandi calciatori.

Nonostante tutto Ranocchia è un esempio da seguire. Professionista esemplare, uomo spogliatoio e ragazzo d'oro, ha capito il proprio ruolo, accettando le nuove gerarchie senza fiatare. Ha sfruttato sempre negli anni le poche occasioni concessegli, dimostrando, in un sistema più organizzato ed efficiente, di essere un signor difensore. Pur non indossando più la fascia da capitano ("scippatagli" da Icardi), rimane un leader silenzioso e presente, un collante speciale per il gruppo dell'Inter.

Il calcio, per essere più "pulito", avrebbe forse di meno eroi da copertina, meno campioni del posizionamento sotto i riflettori, e più lavoratori umili e silenti, in grado di rialzarsi anche dalle cadute più rovinose senza mai alzare la voce. Ranocchia non sarà forse mai il difensore che tutti speravano, non sarà mai un campione. Ma sarà sempre un grandissimo uomo.

 

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