Cristian Chivu è tornato a parlare di Alessandro Bastoni e dell’episodio avvenuto in Inter-Juventus. Nella lunga intervista rilasciata ad Andrea Marinozzi di DAZN, il tecnico ha raccontato quello che è stato uno dei momenti più difficili da gestire da allenatore dell’Inter e del rapporto con il difensore nerazzurro.
“Prima di tutto l’ho difeso, per me la cosa più importante era quello. Per tutto quello che vedevo e sentivo. Dopo la partita io mi prendo quel tempo di mezz’ora prima di arrivare da voi a fare un’intervista, dove un po’ mi pulisco le idee e inizio a capire quello che voglio trasmettere. Quella lì era una serata particolare, ma era una serata particolare per quello che avevo detto io il giorno prima in conferenza stampa e per quello che era accaduto, perché mi era capitata la situazione peggiore che un allenatore poteva affrontare, soprattutto dopo quelle che erano le mie parole prima”.
Queste le parole a cui fa riferimento il tecnico: “Inizierò a parlare proprio di questo aspetto quando vedrò un allenatore in conferenza, quando ha un episodio a favore, esce e dice ha sbagliato al mio favore e chiedo scusa“.
Prosegue: “Lì ho dovuto scegliere, ma non perché lui aveva bisogno di essere difeso, ma perché quello che si era generato a livello mediatico, quelle che erano le trasmissioni sportive post-gara andavano in una direzione che a me non mi stava bene, perché attaccavano un giocatore. Erano partiti da una simulazione e poi sono arrivati a tirare fuori anche l’esultanza. Bisogna capire due cose. Per quanto riguarda la simulazione, lui non aveva colpe, è colpa di un protocollo VAR che non poteva intervenire. Poi la mano, continuo a dirlo, Kalulu la allunga verso Ale. Il tocco è leggerissimo, l’avevo detto anche prima, però dovevo andare a dire quello che vedevo.
Quello che a me non piaceva è che nessuno, ed erano tanti ex colleghi, ex giocatori, che non riuscivano a mettere in mezzo quelle che sono le emozioni di una partita. Quello che vuol dire giocare un Juve-Inter. in quelle condizioni, quello che è il lato emotivo portato a a livelli altissimi, e ogni cosa, ogni piccolo dettaglio secondo me fa la differenza. E lì ero un po’ arrabbiato perché si andava in una direzione dove il mio giocatore era messo in piazza, tirate i sassi, fate quello che volete. Una cosa che è successa anche mesi dopo e ha continuato, continua tuttora.
Ale è un ragazzo intelligente, forse uno dei ragazzi più intelligenti che ho incontrato nella mia vita in questo mondo del calcio. Perché ha una sensibilità a parte, ha un’intelligenza a parte che rispecchia quello che è lui come persona, come uomo. Però, il campo è tutta un’altra cosa. E lui aveva capito quello che era l’importanza di quella partita, quello che rappresenta lui per il mondo Inter.
Ha dovuto subire una gogna mediatica senza precedenti, perché lo devo dire, io non ho mai visto una cosa del genere. Non è stato semplice da gestire. Quello che ho scelto io è schierarmi dalla parte del giocatore, schierarmi dalla parte della mia squadra, schierarmi dalla parte di quello che rappresento. E un po’ ho capito che determinate cose e certi valori che voglio trasmettere in questo mondo, è meglio che li lascio perdere, è meglio che inizio a pensare a quello che voglio dai miei e quelli che sono i nostri obiettivi. Perché ad un certo punto devi accettare il fatto che è un mondo speciale e ti devi adattare, ti devi adattare perché sennò ti mangiano i lupi. Ma quello che non volevo perdere era la credibilità e la stima dei miei giocatori, perché in fin di fondo quello che conta sono loro, non è quello che si dice intorno, ma sono quelli con cui io lavoro, quelli che mi guardano, mi ascoltano e cercano di darmi quello che io chiedo. Il messaggio ricevuto da Ale Bastoni la mattina dopo per me vale più di ogni cosa nel mondo, non lo posso raccontare. Io ho cercato sempre di confortarlo un po’, ho cercato di dargli fiducia e di fargli capire che quello che conta è la stima dei compagni, è la stima del mondo in cui lui si trova ora, con cui lavora, perché in fin di fondo la cosa più importante è quella”.