Un passato segnato dall’alcol, dalla depressione e da momenti in cui ha rischiato di togliersi la vita. Fredy Guarin, ex centrocampista dell’Inter, ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport in cui ha ripercorso il periodo più difficile della sua carriera, coinciso con gli anni trascorsi a Milano.

“L’Inter mi è rimasta nel cuore, il mio sogno era tornare a San Siro e l’anno scorso l’ho realizzato”, ha dichiarato il colombiano. “Dispiace non aver reso al massimo in nerazzurro. Sono sempre stato fedele, anche quando stavo per passare alla Juventus. Io non volevo andare via”. Ha poi aggiunto di aver avuto la possibilità di trasferirsi al Galatasaray, ma di essere rimasto, e di portare con sé la tristezza per come sono andate le cose: “Ho fallito tutti gli obiettivi, calcistici e personali”.

Al centro del racconto c’è il rapporto con l’alcol, descritto non come un fatto sociale ma come una vera ossessione. “Bevevo da solo, ovunque: a casa, al ristorante, dopo gli allenamenti e dopo le partite. Il calcio per me era una valvola di sfogo, solamente in campo riuscivo a staccare. Poi tornavo a casa e mi ubriacavo da solo. Ero entrato in un loop da cui non riuscivo a uscire”.

La situazione divenne talmente grave da spingere la dirigenza a intervenire. “I dirigenti dissero ai miei procuratori di portarmi lontano da Milano e dall’Italia: ero diventato ingestibile”. Lasciare la città, però, non cambiò nulla. Guarin ha raccontato di aver toccato il fondo, di aver rischiato più volte di togliersi la vita e di aver vissuto un periodo di totale perdita di controllo. “La depressione e l’alcol sono due mostri che ti trascinano all’inferno”, ha detto, citando anche una frase che si è tatuato: ‘Ho paura della morte e del carcere’.

Oggi Guarin descrive una fase di risalita. “Ho toccato il fondo, adesso sto risalendo. Mi sento meglio, inseguo la felicità. Racconto la mia esperienza ai più giovani così che possa aiutarli a non sbagliare”.