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GdS – Le due principali colpe di Antonio Conte nell’eliminazione dell’Inter

Antonio Conte, Getty Images

Per il tecnico leccese non è stata una grande serata quella di San Siro

Antonio Siragusano

"Premessa: molte delle critiche che sta ricevendo nelle ultime ore Antonio Conte sono probabilmente gratuite ed ingiuste, nei confronti di un allenatore che vanta ancora un grande credito dalle parti di Appiano Gentile, ma che non sta vivendo sicuramente uno dei migliori momenti della propria carriera. L'eliminazione in Champions League dell'Inter fa ovviamente male all'intero ambiente, soprattutto perché dopo la scorsa annata la formazione nerazzurra sembrava potesse finalmente fare il salto di qualità anche in Europa.

 Antonio Conte, Getty Images

"Come analizzato questa mattina sulle pagine de La Gazzetta dello Sport, le responsabilità dell'allenatore evidentemente ci sono e vanno sottolineate. I principali errori commessi ieri sera da Conte possono così essere riassunti in due punti: modulo e scelta dei calciatori. Per quanto riguarda l'assetto tattico, il riferimento è soprattutto all'atteggiamento che la squadra ha mantenuto nel corso della ripresa, l'ostinazione a mantenere i tre centrali contro un attacco praticamente assente dello Shakhtar. Anche se, va detto, che sia Bastoni che Skriniar a turno diventavano sostanzialmente dei terzini aggiunti. Perché dunque non inserire un terzino puro?

"Ed è per questo che anche nella scelta dei calciatori l'allenatore avrebbe potuto tirare fuori qualcosa in più dalla sua rosa a disposizione. Nel momento in cui gli ucraini difendevano difatti con due linee da 5 calciatori tutti raccolti nella propria metà campo, aggiungendo maggiore qualità al gioco nerazzurro avrebbe potuto apportare qualcosa in più. Sanchez ed Eriksen su tutti, come dimostrato nei pochi minuti giocati, avrebbero probabilmente potuto incrementare ancor di più l'indice di pericolosità se solo fossero entrati ad inizio ripresa. Il loro ingresso, nell'ultimo quarto d'ora per il cileno e a 5' dalla fine per il danese, è sembrato però troppo tardivo e fin troppo disperato.