Marco Delvecchio, cresciuto nel settore giovanile nerazzurro, ha parlato della squadra attuale e dei ricordi legati al periodo in maglia Inter. L’ex attaccante ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera, soffermandosi sulla rosa nerazzurra e sul suo passato ad Appiano Gentile.
Riguardo alla squadra di oggi, Delvecchio ha espresso un giudizio chiaro: “È la squadra più forte degli ultimi cinque anni, ma ha vinto poco a livello di scudetti. Dumfries sarà una mancanza pesante, Stones è un buon giocatore, se prende anche Romero sistema la difesa, ma la squadra va un po’ ringiovanita”.
L’ex calciatore ha ripercorso gli anni della crescita nel vivaio nerazzurro. “Il primo provino, per la verità, lo feci con il Milan a 11 anni, mi scelse Italo Galbiati, arrivò la convocazione a casa a fine agosto, ma mio padre non mi mandò, ero troppo piccolo. Tenni il broncio per un mese, ma aveva ragione lui. ‘Se sei davvero bravo capiterà un’altra occasione’ sentenziò e a 15 anni mi adocchiò l’Inter. Giocavo nella squadra Sempione Nord di Quarto Oggiaro e arrivò la chiamata nerazzurra, Interello divenne la mia casa”.
Il passaggio in Primavera ha coinciso con emozioni forti. “Non mi sembrava vero allenarmi vicino alla prima squadra. Milano per me è sempre stata un crocevia: studiavo a Rho, Ragioneria, mangiavo un panino all’ultimo banco senza farmi vedere e scattavo a prendere il pullman alle 13.30 per il Qt8, da lì la metropolitana per Lotto e un altro pullman per Appiano Gentile. Ritorno alle 19.30, arrivavo ad Arese stanchissimo, studiavo la mattina presto e ricominciavo”.
Il salto in prima squadra ha portato con sé grandi emozioni. “Nel ’90 ho visto in tv il Mondiale italiano delle notti magiche, nel ’91 ero nell’Inter con Zenga mio vicino di armadietto, quello spogliatoio era pazzesco, Matthaeus, Brehme, Bergomi, Riccardo Ferri… Carisma e personalità da vendere, all’inizio ero intimorito. Quando tornai, nella stagione ’94-95, Moratti mi disse che sarei diventato la bandiera dell’Inter, ma mentre ero in ritiro con l’Under 21 mi comunicarono lo scambio con Branca e passai alla Roma. Alla fine è andata bene a tutti e due”.
Un ricordo particolare riguarda Nicola Berti. “Per due anni Nicola Berti è stato il mio compagno di stanza ad Appiano. Divertentissimo. A volte si svegliava alle 3, anche prima di una partita, e voleva giocare a poker, fumava pure il sigaro, a quell’ora della notte riceveva telefonate da personaggi impensabili. Una volta continuava a salutare ‘ciao Giorgio, ciao Giorgio’: era Giorgio Armani”.