La pausa dal campionato, Gian Piero Gasperini l’ha trascorsa tra i vigneti di Castelnuovo Don Bosco, in supporto del figlio Davide, patron della Cascina Gilli, nella zona ribattezzata «Riviera del Monferrato». È qui che il tecnico, intervistato dal Corriere della Sera, ha parlato di calcio, di vino e dei momenti più difficili della sua carriera.
Tra questi, spicca l’esonero dall’Inter: «Ho vacillato varie volte. L’esonero dall’Inter è stato forse il momento peggiore. Però ho saputo rialzarmi. E devo tanto all’Atalanta, che ha continuato a darmi fiducia, anche quando i risultati non arrivavano». Una gratitudine che Gasperini ribadisce con convinzione, ricordando i nove anni in nerazzurro come la tappa più alta della sua carriera: «Non solo e non tanto per l’Europa League vinta. Ma per la qualità del gioco e per la costanza dei piazzamenti in zona Champions conquistati in nove anni. Non è il singolo trofeo a decretare la bravura di un tecnico».
Il legame con Bergamo resta profondo. La commozione mostrata in conferenza stampa nella scorsa stagione, prima di affrontare i suoi ex colori, aveva colpito molti. «Bergamo è stata la tappa più lunga e intensa della mia esistenza da girovago del pallone. Non ho rimpianti, ma provo una profonda nostalgia per una comunità dove mi ero integrato perfettamente. Mi manca tutto, di Bergamo». E aggiunge: «La mia casa a Bergamo non l’ho venduta».
Sul modulo di gioco, il 3-4-3 resta il suo riferimento identitario: «È il mio modo di vedere il calcio. L’ho importato dall’estero, dall’Olanda in particolare. E non c’è dubbio che, fin qui, il punto più alto l’abbia raggiunto con l’Atalanta». La Freisa 343, il vino del figlio, richiama proprio quello schema: «È un ottimo vitigno, ma non è un big, non è considerato al livello di Barolo o Barbaresco. Amo l’idea di costruire qualcosa di grande, piano piano, partendo da un gradino magari inferiore».
Sul mancato approdo alla Juventus un anno fa, risponde con una risata: «No comment». Riguardo alla Roma, dove guida la classifica, ammette che il piano prevedeva tre anni per arrivare a certi livelli: «Non ci dispiacerebbe anticipare. Però siamo consapevoli che la strada è lunga. Ci saranno alti e bassi. Se riusciremo a gestirli, chissà…». Con una nota di colore sulla capitale: «Il problema più grosso è la sua cucina. Devo stare attento alle carbonare, sto ingrassando troppo».