Materazzi: “Con i tifosi dell’Inter abbiamo coronato il sogno di vincere tutto. Triplete? Traguardo più importante della mia carriera”

L’ex difensore nerazzurro ha parlato della sua lunga carriera da calciatore

di Andrea Pennacchi

E’ stato uno dei grandi eroi del Triplete nerazzurro. Marco Materazzi è un idolo per i tifosi dell’Inter, che lo ricordano sempre con grande affetto. L’ex difensore della Nazionale è stato protagonista di un incontro con i bambini di Inter Academy China, in cui ha ricordato i momenti più avvincenti della sua carriera.

PRIMI CALCI – “Io ho iniziato a 4-5 anni e avevo la grande passione per il calcio. Mio padre è stato allenatore, è stato anche in Cina. Quando hai una passione e ti diverti può diventare un lavoro, ma ci vuole anche tanta fortuna. Da piccolino avevo un sogno e poi ho avuto la fortuna di vincere. Ho avuto anche la fortuna di avere tanti compagni con cui sono diventato amico. Questa è la cosa più importante che ti dà il calcio”.

TRAGUARDO TRIPLETE – “Mi sembra che ho vinto 17 trofei in totale. Ho vinto il Mondiale a 33-34 anni, ero abbastanza ‘anziano’ per allora, adesso sono cambiati un po’ i tempi. Poi ho coronato il sogno di tutti gli interisti, quello di vincere tutti i trofei disponibili, cosa che è riuscita a solo cinque squadre al mondo. Il Triplete per me significa la fine della mia carriera. E’ stato il mio ultimo anno e questo fa capire che non è mai troppo tardi per vincere qualcosa di importante. E’ uno dei segni più importanti della mia carriera. Sono arrivato all’Inter nel 2001 e non si vinceva da tanto e passo passo si è lavorato per vincere il più possibile. Dovremmo rimanere nella storia per un bel po’ di tempo, non penso che tante altre squadre ci riusciranno. E’ motivo d’orgoglio per tutti gli interisti”.

REAGIRE ALLE SCONFITTE – “Quando perdi devi essere forte e rialzarti subito. Il calcio oggi ti permette di giocare dopo pochi giorni e poterti rifare. Devi lavorare sui tuoi errori e non dare colpa a nessuno, se non alla tua squadra. Tanti sono portati a dire che è colpa dell’arbitro, del pallone. E invece in una squadra bisogna essere uniti nella difficoltà. Se uno riesce a fare questo, allora si ha subito la possibilità di rifarsi e mettersi in gioco. L’importante è ricompattarsi e dare tutto la partita dopo”.

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