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Matteoli: “Conte come Trap, la sua Inter può vincere a lungo. Barella capitano? Perché no. Su Eriksen…”

Il regista dell'Inter dei record targata Trap non ha dubbi: "In questo momento in Italia i nerazzurri sono largamente al di sopra di tutti"

Raffaele Caruso

"Gianfranco Matteoli, regista dell'Inter dei record del Trap, si è concesso ai microfoni de La Gazzetta dello Sport per rivivere lo storico successo nella stagione 1988/1989 e tracciare un paragone tra quella squadra e l'Inter di Conte.

 Esultanza, Getty Images

"Ecco le sue parole: "Ogni periodo ha i suoi calciatori. Ma due punti di contatto si possono trovare. Il primo è nella figura dell’allenatore. Conte oggi, come Trapattoni con noi, è riuscito a creare un gruppo solido, coeso, impermeabile alle sollecitazioni esterne. Mi sembra di rivivere le sensazioni della mia Inter, una squadra e un gruppo di lavoro formidabile. Nell’Inter di oggi chiunque entra fa la sua parte: non è un caso, va oltre la forza dei singoli. E queste sono le cose che portano punti".

L'altro punto di contatto:"Questa Inter è matura come lo era la mia. Oggi Lukaku e compagni sanno perfettamente come si gestiscono i momenti della partita. Sanno quando accelerare, gestire, stringere i denti. Capitava anche a noi: in un modo o nell’altro vincevamo, gli avversari non sapevano come prenderci".

Il momento di svolta: "Per noi l’eliminazione dalla Coppa Italia: uscimmo subito, avevamo dei problemi, cambiammo marcia dopo quella delusione. L’Inter di oggi secondo me è nata l’anno scorso: ha chiuso seconda a un punto, è arrivata in finale di Europa League. Tutti, a inizio campionato, erano consapevoli che sarebbe stato l’anno giusto".

"L'analogia con Eriksen: "Con me fu quasi un caso: accadde tutto in una partita del Mundialito, non c’era nessuno, da trequartista Trap mi mise in regia e non ho più cambiato. Con Eriksen era solo questione di tempo. L’Italia è un campionato con una pressione enorme. Vale per tutti: se non hai grande personalità, se non sei strutturalmente preparato, vai in sofferenza. Il danese si è rivelato un ragazzo molto intelligente".

"Su Barella: "L’ho visto giocare la prima volta a 7 anni. Lo mettevamo con i più grandi, con quelli della sua età non poteva starci: ci lasciava senza parole. Era il più piccolo ma tutti lo stavano a sentire. Ebbi subito la percezione di trovarmi di fronte a un ragazzo speciale, sul piano mentale. Poi sulla tecnica ha lavorato duro. Non mi stupisce per niente quanto sta facendo. Capitano? Perché non dovrebbe? Ormai ha una caratura internazionale, fa il titolare anche con Mancini: ha tutto per portare la fascia. Ma l’ha sempre avuto. Può crescere nel numero di gol: deve farne 7-8 gol a campionato, Ma non ci metterà molto, vedrete".

L'Inter può aprire un ciclo: "In questo momento in Italia i nerazzurri sono largamente al di sopra di tutti. Ecco perché dico di sì: si può vincere a lungo".