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MATTHAUS INTER

Matthäus: “Inter? Ammiro più il collettivo che i singoli. Per lo scudetto è lotta a tre”

Lothar Matthäus, Getty Images

L'ex centrocampista tedesco ha parlato dell'appassionante lotta al vertice

Antonio Siragusano

Lothar Matthäus, probabilmente uno dei migliori centrocampisti di sempre nella storia dell'Inter, questa mattina è stato intervistato sulle pagine de La Gazzetta dello Sport. Pallone d'Oro nerazzurro nel 1990, l'ex calciatore ha commentato il livello della rosa nerazzurra di questa stagione, confermando le buone possibilità di poter lottare fino all'ultima giornata per la vittoria dello scudetto. In termini di singoli, però, Matthäus con la cessione di Romelu Lukaku ha spiegato di non ammirare particolarmente la qualità di altri attaccanti come Lautaro Martinez e Dzeko, pur riconoscendone la grande importanza all'interno della squadra. Un estratto della sua intervista:

Cosa rappresenta Inter-Napoli oggi?

“Onestamente non ci sono giocatori che ammiro particolarmente, né da una parte né dall’altra. In entrambi i casi è il collettivo che emerge. Non ci sono i Matthäus o i Maradona. Mi piaceva Lukaku, era uno che faceva la differenza, la sua cessione è stata pesante. Con Lautaro e Dzeko ci sono buoni giocatori, ma nessuno che faccia sempre la differenza”.

 Edin Dzeko e Lautaro Martinez (@Getty Images)

Chi è favorito?

"L’Inter, vista la classifica, ha più bisogno di vincere. Dubito che la Juventus possa rientrare nella corsa al titolo, è troppo distante e lo è da troppe squadre. L’Inter vincendo tornerebbe in scia, sarebbe importante. È un campionato a tre".

Che pensa della Serie A?

"Ai miei tempi lo scudetto era conteso fra diverse squadre: dal Verona all’Inter lo vinsero 5 club in 5 anni. Quello era equilibrio, quella era incertezza. Ora è tanto che non c’è lotta per il titolo. All’epoca il calcio era più emozionante per i tifosi. La A era il campionato più competitivo al mondo. Era un onore parteciparvi. Una settimana giocavi contro Van Basten, quella dopo contro Maradona, poi Baggio, Vialli e Mancini. Era stimolante potersi confrontare con questi campioni. Gli anni che ho vissuto in Italia sono stati i migliori, dal punto di vista emotivo e professionale".