Vieri ripercorre gli anni all’Inter: “Mi sono spaccato, ho dato tutto. Avremmo potuto vincere qualsiasi cosa, se non si fa male Ronaldo…”

In diretta Instagram insieme a Lele Adani, l’ex centravanti ha rivissuto alcuni importanti momenti in maglia nerazzurra

di Andrea Ilari

Dal campo, alla nuova versione di “presentatore”. Una delle figure più “attive” durante questo periodo di assenza dal calcio giocato per via dell’emergenza coronavirus, è sicuramente Bobo Vieri che, in diretta Instagram, invita diversi protagonisti del calcio per una chiacchierata in amicizia. Questa volta è stato il turno di Lele Adani, suo ex compagno all’Inter, con il quale, l’ex bomber nerazzurro, ha ripercorso alcuni momenti salienti della propria esperienza a Milano:

Avremmo dovuto distruggere tutti. Potenzialmente potevamo farlo, si è rotto il ginocchio Ronaldo e quel sogno all’inizio è svanito. Però sono stati 6 anni di sofferenze, erano tanti anni che l’Inter non vinceva e c’era una grandissima pressione, forse troppa. Si sentiva la tensione. Ma dico una cosa, se non si fa male Ronaldo cambia tutto quanto. Il 5 maggio è stata una legnata, avessimo vinto sarebbe cambiato molto, poi anche l’anno dopo con la semifinale di Champions un’altra legnata. Sono stato bene, la gente mia amava e so di aver dato tutto. Ho giocato in condizioni nelle quali non dovevo giocare“.

Prima della semifinale col Milan mi feci male. Ma dissi al dottore che se fossimo passati avrei dovuto recuperare per la finale, facevamo le cure con il dottore 24 ore al giorno. Quando Ronaldo è andato via mi ha spaccato in due. Io non ho fatto nulla a nessuno, mi sono spaccato per l’Inter come tutti. Abbiamo provato, abbiamo fatto di tutto. Se avessimo vinto con Ronaldo, eravamo giovani, eravamo forti, saremmo ripartiti. Lui poi è voluto andare via, l’anno dopo siamo arrivati secondi in campionato e c’è stata la delusione della semifinale. Ho fatto sei anni importanti della mia vita, io a giocare a S. Siro impazzivo. Quando mi chiamavano le squadre per andare a giocare, dicevo “sì vediamo, parliamone”, c’erano squadre con le quali avevo già i contratti pronti, poi entravo a S. Siro, la gente mi amava, mi bastava quello, non mi fregava più nulla di nessuno“.

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