José Mourinho ripercorre le tappe del Triplete: “Dopo l’eliminazione con lo United parlai con la Società. La chiave del successo fu…”

José Mourinho ripercorre le tappe del Triplete: “Dopo l’eliminazione con lo United parlai con la Società. La chiave del successo fu…”

Il tecnico portoghese ricorda la grande stagione del 2010

di Davide Ricci, @davide_r22

E’ sempre un’emozione quando José Mourinho racconta la grande stagione dell’Inter del Triplete. Un anno incredibile, pieno di emozioni ed ancora vivissimo nei cuori di tutti i tifosi nerazzurri. Il tecnico portoghese ha raccontato la sua esperienza all’Inter in un’intervista per The Coaches’ Voice. Ecco le sue parole tramite il canale YouTube: 

L’ARRIVO E LA STAGIONE PRE-TRIPLETE – Credo sia importante che quando vai in un club tu sappia cosa vuole il club e quali siano gli obiettivi. Quando firmai per l’Inter avevo come obiettivi quello di mantenere il dominio in Italia e continuare a conquistare il campionato, ma allo stesso tempo puntare molto sulla Champions League. Quando l’anno prima fummo eliminati dal Manchester United, dopo la partita parlai col Presidente e la dirigenza. Lì dissi di cosa avevamo bisogno per fare il salto in avanti”.

 “Nell’estate successiva la stessa dirigenza fece un incredibile lavoro, con una campagna acquisti straordinaria. Quindi quell’anno abbiamo partecipato alla Champions con l’obiettivo di vincerla, e l’abbiamo fatta”.

LA DIFESA –  “Eravamo una squadra davvero solida, ma dovevamo portare la linea difensiva in avanti di 20 metri per una migliore organizzazione, per pressare più alto. I centrali che avevo a disposizione erano quasi a fine carriera, avevamo bisogno di un difensore molto rapido. Volevo Carvalho, provammo a prenderlo dal Chelsea ma non ci riuscimmo. Quindi decidemmo di puntare su Lucio, il giocatore che faceva al caso nostro. Tecnicamente non era come Ricardo ma era veloce. Sapevamo che sarebbe stato in grado di darci quello di cui avevamo bisogno”.

IL CENTROCAMPO –  “Dovevamo migliorare anche il giro palla in mezzo al campo, servivano centrocampisti di qualità. Ne avevamo molti di sostanza come Zanetti, Stankovic e Muntari. Ma per poter avere un maggior dominio serviva un calciatore come Sneijder”. 

L’ATTACCO –  “In attacco perdemmo Ibra ma in compenso prendemmo Milito ed Eto’o. Così con questi acquisti la squadra era ben costruita non solo per continuare a dominare in Italia, ma anche per centrare l’obiettivo Champions”.

IL CAMMINO – “Non fummo molto fortunati nel sorteggio: il Barcellona ai gironi, agli Ottavi il Chelsea e poi di nuovo i blaugrana in semifinale. Fu una compitizie molto dura e difficile da vincere. E’ stata una grande vittoria, abbiamo rotto quel muro psicologico che c’era da 50 anni”. 

LA CHIAVE –  “Nonostante negli anni ’80-’90 nell’Inter giocavano i migliori giocatori al mondo come Matthaus, Davids, Ronaldo, Adriano, non c’erano riusciti. Noi invece sì. La chiave fu il passaggio del turno contro il Chelsea, lì si era capito che la squadra potesse andare fino in fondo”.

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