Con il ritorno del campionato dopo due settimane di sosta, torna una delle rubriche più attese su Passione Inter. Ecco cinque cose che abbiamo imparato da Inter-Milan 0-1, la sfortunata sconfitta incassata ieri sera dalla squadra di Cristian Chivu nel derby.
1) È una partita difficilissima da commentare perché l’Inter crea di più, prende due pali, sbaglia un rigore, e incassa gol sull’unica vera occasione del Milan. E però, alla quarta sconfitta della stagione e al terzo big match perso, non si può parlare solo di sfortuna. Non più. La sensazione più amara è un’altra: a portieri invertiti questa finisce 3-0 per noi. E questo non è un dettaglio, è un tema enorme. Sommer… serve dire altro?
2) Il gol nasce come al solito: palla persa a centrocampo, transizione, rete subita. Con la complicità – pesante – del portiere. E quando l’Inter va sotto, entra nel solito loop psicologico: non si scuote, non cambia ritmo, non reagisce come dovrebbe. Il rigore sbagliato è la fotografia perfetta della situazione mentale: è sempre una questione di testa. Sempre. Il derby, per l’ennesima volta, l’abbiamo perso nella gestione dei momenti.
3) Per segnare un rigore serve arrivarci con la testa giusta. E questo errore pesa non solo per il momento, ma per il simbolo che rappresenta. Ci riporta ai fantasmi del passato: il rigore di Lautaro nel 2021 che ci costò carissimo, quello di Calhanoglu dell’anno scorso col Napoli. E oggi? Ancora un rigore fallito, ancora al minuto 74, come una maledizione che si ripete. Non è solo tecnica. Non è solo sfortuna. È una questione mentale, identitaria.
4) Dumfries non stava vivendo il suo periodo migliore, vero. Ma oggi la sua assenza si è sentita tantissimo. Allegri ha bloccato tutte le linee centrali per Thuram e soprattutto Lautaro, quasi mai coinvolti. Carlos Augusto ci mette impegno, ma a destra non punge e non crea superiorità. Così diventa tutto più difficile. Ed ecco che ritorna il tema del mercato estivo: mancano alternative vere sugli esterni, soprattutto se verranno a mancare gli equilibri naturali della squadra.
5) L’Inter comunque crea. E qualcosa di buono c’è. Diouf cresce nel secondo tempo, Sucic mette ordine e intensità. Acerbi, criticatissimo nelle ultime settimane, è probabilmente il migliore in campo. Ma il punto non è tecnico. Quello che fa più rabbia è altro. Nel pre-partita, Chivu e diversi giocatori avevano detto: “Leggiamo i momenti, se serve diventiamo cattivi, sporchi, aggressivi.” Eppure, quando si è capito che Sozza lasciava correre, che accettava un gioco più duro, noi non abbiamo azzannato la partita. È mancata la fame. Quella fame che in un derby non può mancare mai.