Il bilancio di Orsato nei confronti dell’Inter è sempre stato fonte di discussione tra i tifosi nerazzurri. In 33 gare dirette da arbitro, ha concesso appena due calci di rigore a favore e tre contro, un dato che alimenta le perplessità sul suo operato.
Il direttore Zazzaroni, nel suo editoriale del 22 settembre, aveva descritto il nuovo designatore arbitrale come il “restauratore di Montecchio Maggiore“, ribattezzandolo “Arrogance profumo da uomo”. Il giornalista aveva anche parafrasato il filosofo francese Cartesio, trasformando “Cogito ergo sum” in “Interpreto dunque sono”.
Un episodio particolare risale al derby d’Italia del 3 novembre 2012 a Torino, quando ancora non esisteva il VAR. In quell’occasione, da arbitro di porta, segnalò all’arbitro Tagliavento un fallo in area juventina su Milito, che portò al rigore della rimonta nerazzurra conclusa con un clamoroso 1-3. Fu la prima sconfitta della Juventus allo Stadium dopo 49 partite.
Quell’episodio rimase però isolato nella carriera del fischietto veneto. Tra i ricordi dell’utenza interista spicca soprattutto il lungo allontanamento dall’Inter durato 40 mesi e 14 giorni, iniziato dopo un episodio controverso con Pjanic e Rafinha in un Inter-Juventus del 2018. In quell’occasione si era giustificato dichiarando di essere “troppo vicino all’azione” per giudicare.
Recentemente, in merito ai cinque errori arbitrali commessi in Serie A dai suoi collaboratori, ha dichiarato che tra le cause potrebbe esserci quella di “essere stati fuori posizione”. Una giustificazione che non ha mancato di suscitare polemiche, considerando che ora ricopre il ruolo di designatore e sta imponendo un uso sempre più limitato della tecnologia VAR.