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INTER SUNING

Ci sarà pure un azionista a Nanchino

Steven Zhang, Getty Images

Il gruppo Suning negli ultimi mesi appare sempre più in difficoltà

Lorenzo Della Savia

C'è da crederci che gli Zhang si guardino bene dal vendere l'Inter: lo scorso mese di febbraio, in Cina, lo Jiangsu Suning ha chiuso i battenti, svincolando tutti i giocatori, licenziando tutti i dipendenti, demolendo il centro sportivo e lasciando dietro di sé uno stillicidio di inadempimenti e di contratti non rispettati. Circa due mesi prima, tutte le azioni di Suning Holdings Group erano state messe in pegno nelle mani di Taobao, controllata del gruppo Alibaba di Jack Ma, e questo appena sei mesi prima che in pegno ci finisse anche l'Inter, come garanzia per il prestito effettuato nello scorso mese di maggio da Oaktree per 275 milioni di euro.

 Zhang Jindong e Steven Zhang, Getty Images

Frattanto, nelle scorse settimane, Zhang ha anche fatto in tempo a vendere le quote di Suning.com a un consorzio guidato da Alibaba - l'Amazon cinese - prima che molti apprendessero, notizia di oggi, che il marchio Suning è di proprietà di Suning.com, dunque non è più di proprietà degli Zhang, che potranno continuare a usarlo solo grazie a un contratto con Suning.com: se ci avete capito poco è normale, e siete comunque più fortunati di chi, tra gli addetti ai lavori, per scoprire i dettagli di queste operazioni, sia stato costretto a scartabellare tra documenti in cinese - mai in inglese - e siti internet ai limiti del deep web. Qualcuno addosserà tutta la colpa al Covid: altri, invece, le riterranno dinamiche tristemente consuete, nel calcio, da un numero imprecisato di anni a questa parte.