Dalle colonne del Corriere dello Sport, Beppe Bergomi ha analizzato il momento della Serie A, partendo dall’exploit di Donyell Malen. L’ex difensore ha esaltato la prestazione dell’attaccante contro l’Inter: “Ma l’avete visto come si è girato in area nel tiro che il portiere dell’Inter ha parato di faccia?”.
Sulla dipendenza della Serie A da Lautaro Martinez, Bergomi ha osservato: “Beh, c’è un altro top. La forza del Toro è nella testa, quella di Donny nella capacità di saper fare bene un numero infinito di cose”. Quanto alla difficoltà nel marcarlo: “Sarà pur vero che gli attaccanti di Gasp hanno sempre fatto gol, ma questo ci mette del suo. E poi è incredibile come fosse convinto: ‘se vengo mi fai fare il centravanti?’, gli ha detto. La stessa cosa che voleva Gasperini. Ricordo ancora il suo debutto a Torino: gli ho visto fare dei movimenti fuori linea, sul corto, sul lungo, degli smarcamenti… Quando hai queste doti e non sbagli mai il primo controllo, fare gol sembra la cosa più facile”.
Le qualità di Malen, secondo Bergomi, rimandano a grandi del passato: “Malen è unico e al tempo stesso erede di tanti bomber. Non dico che mi ricorda Ronaldo il fenomeno, ma ha quel tipo di movenze e un motore simile. Abilità nello stretto, smarcamenti, attacco alla profondità, capacità di duettare coi compagni, conclusioni: ha un repertorio completo, pur essendo un ‘normotipo’, distante da quei centravanti colossi di 190 cm che vanno per la maggiore”. Sull’esperienza inglese dell’olandese: “Il calcio è sempre un insieme di combinazioni. Nell’anno del mio scudetto all’Inter dovevamo prendere Madjer e poi all’ultimo arrivò Diaz, che cambiò la squadra”.
Sul campionato in corso, Bergomi ha inquadrato le gerarchie: “Il Como va valutato sul doppio impegno, però tiene incollati alla tv. In generale non c’è questa distanza tra l’Inter e le altre. Juve e Milan hanno il dovere di giocarsela, Roma e Napoli hanno lo status da grande. E Gattuso alla Lazio sta facendo un gran lavoro”.
Le rimonte nerazzurre, secondo l’ex capitano, nascondono un’insidia: “Ma è un’arma a doppio taglio. Da una parte ti senti invincibile, dall’altra non è sempre domenica”. Quanto alla candidatura della Roma: “Assolutamente sì perché ha solidità difensiva, fisicità a centrocampo e davanti gente davvero forte”.
Infine, sulle modifiche regolamentari che hanno reso la Serie A più simile alla Premier League: “Ci sono meno proteste, ci si rialza da terra e il gioco è accelerato. E succede anche nei settori giovanili. Io lo vedo con i ragazzi che alleno in U17: emulano quelli grandi, nel bene e nel male. Spero che il trend non cambi. Il mio amico Vialli diceva che le idee invecchiano presto”. Sull’arbitraggio: “Per me gli arbitri dovrebbero fischiare di più, sennò diventa rugby. E non si può pensare che il Var sparisca”.