Guarin: “Siamo un gruppo compatto. Oltre all’Inter mi cercava…”

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Due giorni dopo la batosta interna subita contro la Roma, Fredy Guarin è stato protagonista di una intervista sulla sua carriera. Il centrocampista, che non sta certo attraversando un momento d’oro con l’Inter, ha affidato le sue parole al giornale colombiano Revista Bocas. Tanti i temi trattati, tra cui, ovviamente, il suo rapporto con il club di appartenenza, dall’arrivo al presente: “Siamo una buona squadra ed un gruppo compatto, forse non ancora al livello di Napoli e Juve ma lavoriamo per migliorare. Non voglio toccare l’argomento della nuova proprietà: se arriverà un nuovo proprietario e con lui dei nuovi giocatori saranno bene accetti, tutto viene fatto per il bene del club. La mia scelta di arrivare all’Inter fu ponderata, ricevetti molte proposte, tra cui anche quella della Juventus, in quel momento però scelsi il nerazzurro perché mi garantivano un futuro migliore sia economico che sportivo. All’inizio non scegli per amore della maglia, poi però quando vieni accolto con entusiasmo, ti accorgi di vivere in un ambiente in cui tutti i dettagli vengono curati attentamente ti nasce la simpatia per questi colori“. Si prosegue parlando dei gol segnati: “Non sono un giocatore che segna tanti gol, visto anche il mio ruolo. Ricordo che quando nacque mia figlia volevo segnare ad ogni costo e lo feci. Poi ne seguirono anche altri e di anche importanti: con il Porto ne feci uno al Maritmo e fu premiato come il più bello d’Europa in quell’anno“.

Quindi un pensiero dedicato al problema del razzismo nello sport: “L’Italia non è un paese razzista però a volte alcuni ignoranti commettono azioni e gesti in tal senso non capendo che oltre il calciatore c’è l’uomo che magari ha anche dei figli che ne potrebbero soffrire. Io sono un professionista e cerco di ignorare alcune cose, capisco però chi arriva a fare gesti estremi come lasciare il campo. Non tutti riescono ad andare oltre e ho visto miei compagni soffrire parecchio per questi comportamenti. Continuo a credere che l’indifferenza verso queste persone sia la miglior risposta“.

Infine una considerazione sulla Nazionale e sugli obiettivi futuri: “Giocare in nazionale è differente rispetto al club, in Colombia ti senti a casa, senti la tua gente che ti sostiene e tu sei onorato di rappresentarla. E’ una gioia totale, perché stiamo per qualificarci per il Mondiale, è qualcosa di incredibile. Giocare al meglio il Mondiale sarà il mio obiettivo per la prossima estate. Prima dovrò però aiutare l’Inter a fare una grande stagione e magari conquistare lo scudetto. Quando smetterò di giocare andrò con la mia famiglia a vivere in Florida, il mio posto preferito dopo la Colombia“.

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