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Spezia-Inter, Marotta (Sky): “Superlega morta per volere dei tifosi. Non mi dimetto”

Il dirigente davanti alle telecamere dopo il terremoto Superlega

Pietro Magnani

Beppe Marotta, amministratore delegato dell'Inter, ha parlato ai microfoni di Sky nel pre partita di Spezia-Inter, partita fondamentale per la lotta scudetto ma che cade anche proprio immediatamente dopo il polverone sollevato dalla creazione e fallimento della Superlega.

 Beppe Marotta, Getty Images

Marotta ha dichiarato: "Questa iniziativa è stata portata avanti dai 12 club vista la difficoltà causata dal covid dove i costi sono aumentati e questo modello di calcio è un modello superato, bisognava trovare un possibilità per migliorare le risorse. Il calcio è a rischio default, gli stipendi sono il 69 % del fatturato e quindi questa situazione non garantisce stabilità e futuro ed era doveroso andare alla ricerca di un qualcosa che potesse cambiare questo modello".

LA VOCE DEI TIFOSI - "La possibilità di creare la competizione è naufragata perché sono stati sottovalutati alcuni aspetti importanti come la voce dei tifosi che è fondamentale nel mondo del calcio e poi anche le 6 inglesi hanno deciso di mollare per le loro giuste ragioni. Da ogni fatto che viene vissuto bisogna trarre delle lezioni. Se questo progetto è fallito è perché è stato fatto durante il percorso di creazione".

BUONA FEDE - "Questa operazione è stata condotta con riservatezza dalle proprietà e il management dell'Inter non è entrato direttamente e tutto si è consumato negli ultimi giorni. In un'azienda i compiti devono essere divisi, io e Antonello ci siamo concentrati sulle questioni quotidiane del club. La buona fede di questa azione è nata dal fatto che i proprietari volevano fare il bene dei propri club perché la situazione attuale del calcio è a rischio default come tutti i settori imprenditoriali dell'economia. Devono intervenire le istituzioni del calcio per creare un modello che dia stabilità. Negli ultimi sette anni Milan, Inter e Juve hanno investito un miliardo di euro. Oggi è impossibile investire questi soldi. Questo va a discapito dei giovani e della competitività".

I PRINCIPI - "Questa azione, che forse è scoordinata, ha un principio di buona fede nel massimo rispetto dei tifosi del sistema. I principi che devono esser salvaguardati sono quelli della solidarietà, il rispetto della meritocrazia e il rispetto dei propri tifosi. Un club deve portar avanti dei valori lo sport è uno strumento di emulazione positivo soprattutto per i giovani. I fondi non centrano niente col progetto, le decisioni sono state prese dai club".

ATTACCO DI CAIRO E DIMISSIONI - "Non concepisco l'attacco violento di Urbano Cairo con la conseguenza di aver ricevuto minacce. Era meglio placare i toni, io sono una persona con principi morali, sono innamorato di questo sport e voglio fare il bene del calcio. Il consiglio federale è un'attività di servizio faticosa e lo faccio per tutelare le società. Avremo una riunione nella prossima settimana e io rimetterò il mandato. Se le società non lo vorranno farò un passo indietro. E inutile parlare di strumenti finanziari, parliamo anche di calcio".

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