Accadde Oggi – 7 febbraio 1950: nasce Mauro Bellugi. Oggi il suo compleanno più duro

Nello scorso mese di novembre all’ex giocatore dell’Inter sono state amputate le gambe

di Lorenzo Della Savia

Viene veramente voglia di fargli gli auguri: ma di quelli veri, non di quelli fatti per posa. La cronaca recente attorno al suo nome ci riporta, inevitabilmente, al raggelante annuncio delle scorse settimane, ossia quello dell’amputazione delle gambe nel mese di novembre 2020: Mauro Bellugi, ricoverato lo scorso 4 novembre (era risultato positivo al Covid e soffre da sempre di una forma di anemia mediterranea, una malattia ereditaria del sangue), si è visto asportare una gamba il 13 e l’altra il 20 dello stesso mese. E lui, dall’ospedale, si dice che ci rida e ci pianga: “Mi ha tolto anche la gamba con cui feci gol al Borussia Monchengladbach”, confiderà in un’intervista, parlando del medico che ha eseguito l’operazione. Eppure lui, il medico, glielo aveva detto: “Decidi tu”. Amputazione o morte. Bellugi ha scelto di vivere. Senza gambe, ma vivere.

La notizia, in ogni caso, ha percorso in un lampo tutto il web e poi si è riversata a macchia d’olio anche sui giornali e nei dibattiti: è stata una notizia che ha colpito; una notizia sensazionale, anzitutto per l’uomo che è sempre sembrato anticipare di un attimo la portata del fatto. Così come ha colpito quello che è seguito al lancio della notizia con le crocette della priorità: le reazioni, la solidarietà, Massimo Moratti che si offre di pagargli le protesi per consentirgli di tornare – un domani – a una vita normale e negli stessi studi televisivi in cui da anni si era imposto come volto ruvido (ma seguitissimo) dell’opinionismo calcistico di provincia. Lui dice che “ci vediamo per Italia-Turchia” (l’appuntamento è per l’11 giugno 2021), e intanto ricorda a se stesso: “Dovrò essere più tosto di quando giocavo”.

Sì, perché – quando giocava – Mauro Bellugi non è che fosse uno qualunque. Difensore dell’Inter dal 1969 al 1974 con 140 presenze distribuite nell’arco del quinquennio, campione d’Italia nell’annata 1970-1971 (unico trofeo vinto da Bellugi in carriera) e successivamente un altro quinquennio a Bologna, poi un anno a Napoli e uno a Pistoia: il Mauro Bellugi calciatore è stato questo, ma Mauro Bellugi non è solo questo. Bellugi è un uomo che si trova oggi – proprio oggi, che compie 71 anni – a vivere forse uno dei momenti più veri della sua vita, lui da solo contro il suo destino. Oddio, da solo si fa per dire: con lui ci sono la moglie e la figlia (“Senza Lory e Giada non avrei firmato per l’operazione”), e c’è tutto il mondo del calcio e quello della tv. Ci sono gli amici e ci sono anche i fantasmi: “Ti viene da pensare che forse è meglio morire”, confessa.

Oggi Mauro Bellugi compie 71 anni: forse è il compleanno più duro della sua vita (qualcuno dice che, dopo i 70, smetti di festeggiarli). Ma l’alternativa, ecco, quella gliel’aveva già spiegata il medico, nel limbo decisivo tra la sala ricoveri e quella operatoria.

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