Andreazzoli presenta Paredes: “Ha doti morali e caratteriali, ottima tecnica e fisico. Ecco il suo ruolo ideale”

Il tecnico ha allenato l’obiettivo dell’Inter ai tempi di Empoli

di Raffaele Digirolamo, @RaffaDigi97

Fra gli obiettivi di mercato dell’Inter c’è anche il centrocampista del Paris Saint Germain Leandro Paredes, che potrebbe essere inserito in un’operazione con Christian Eriksen. Di lui ha parlato sulle colonne de La Gazzetta dello Sport Aurelio Andreazzoli, che l’ha allenato ai tempi di Empoli: “Nonostante fosse molto giovane, già quando è arrivato dimostrava la serietà e la maturità di chi a quell’età era già padre. Comportamenti da “10”, ottima caratteristica in relazione alla capacità di vedere la porta e cercarla anche da lontano”.

Andreazzoli continua parlando delle qualità di Paredes: “Di sicuro incidono sempre le doti morali e caratteriali, la capacità di sacrificio, la partecipazione, la velocità di pensiero, un’ottima tecnica e un fisico che   permette di ‘incontrare’. Forse il limite poteva essere che non era velocissimo, ma è sempre stato molto veloce di pensiero, questo l’ha aiutato quando ad Empoli ha giocato qualche metro indietro”.

Leandro Paredes @Getty Images

Andreazzoli prosegue: “La Serie A italiana è quella che ti dà una collocazione, se riesci qua a ritagliarti uno spazio – in particolare in quel ruolo – vuol dire che hai già una tua dimensione. Poi la crescita che deriva dall’esperienza arriva soltanto con l’età e la frequentazione non solo di campionati ma anche di compagni di alto livello che ti fanno crescere. Alla Roma era un po’ chiuso, l’esperienza di Empoli è stata decisiva: se si ha la fortuna di trovare qualcuno che trova la posizione giusta per farli esprimere al meglio, poi esce fuori totalmente il calciatore con le sue prerogative”.

Poi sul ruolo: “Dipende dai compagni che ha vicino: se sono due mezzali, se uno dei due può trasformarsi in trequarti… E’ uno dei tanti giocatori, come Pirlo nei suoi primi anni o Bennacer con me a Empoli, che è arrivato trequartista e poi nel tempo si è trasformato. Tornare dietro le punte? Non è che i giocatori perdono la memoria. Ma potersi adattare in più posizioni all’interno del reparto è un vantaggio che alcuni calciatori riescono a dare. E lui è tra questi”.

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