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Buon Compleanno Inter – Da Paramithiotti a Moratti e Zhang: tutti i presidenti della storia

Festeggiamo insieme il 9 marzo, data di nascita del club

Pietro Magnani

"Il 9 marzo non è una data qualsiasi per i tifosi dell'Inter. Si tratta infatti di un giorno speciale, quello dove i colori del cielo e della notte si sono fusi per creare una passione, un amore, una religione. Il legame che unisce il cuore pulsante del tifo alla fede nerazzurra è qualcosa che trascende e travalica ogni spiegazione razionale. E anche diversi presidenti della storia del club ne sono rimasti toccati o influenzati pesantemente, vedendo la squadra come una famiglia. In occasione del compleanno dell'Inter, il 113 esimo, ripercorriamo insieme tutti i presidenti che hanno tenuto, alcuni per breve tempo, le redini societarie di una delle squadre più amate nel mondo.

IL PRIMO PRESIDENTE

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"Il primo presidente della storia dell'Inter, nonché uno dei fondatori, fu Giovanni Paramithiotti, italiano di origini albanesi. Restò in carica per un solo anno anche per la sua fama di "menagramo". Gli scarsi risultati iniziali della squadra erano infatti attribuiti al suo presunto alone da iettatore, tanto che gli fu addirittura intimato di non presentarsi allo stadio onde evitare sfortune. Fortemente attaccato all'Inter però, arrivò al punto di assistere alla partita travestito, con barba e baffi finti, per non farsi riconoscere. L'Inter vinse e a fine gara, quando poi rivelò la sua identità, fu portato in trionfo dai tifosi e la sua cattiva nomea fortunatamente finì. Tuttavia si racconta che negli anni successivi, anche se le fonti dopo tanti anni non possono essere certe naturalmente, che negli anni successivi, quando l'Inter iniziò a vincere con più continuità fu trovato uno scaramantico escamotage per ovviare alle sue presunti doti di menagramo. Appena oltre il confine dell'allora campo da gioco casalingo correva un canale e spesso la palla finiva in acqua diventando difficilmente recuperabile. Paramithiotti fu quindi messo su una barchetta col compito di recuperare i palloni che finivano in acqua. Così lui poteva assistere alla partita tranquillamente e i più scaramantici erano tranquilli: pensavano infatti che nel canale i suoi "poteri malefici" venissero attenuati!

 Fondatori Inter

21 ANNI DI CONFUSIONE

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"Paramithiotti fu sostituito da Ettore Strauss, fortemente voluto dall'ampia componente svizzera della dirigenza nerazzurra. L'Inter però visse un periodo molto incerto e turbolento dal punto di vista presidenziale, con ben 11 avvicendamenti in 22 anni. Nessuno, tranne il celebre Giuseppe Visconti di Modrone, resistette per più di 3 anni alla guida del club, e passarono senza avere il tempo di lasciare una traccia rilevante nella storia della società. Tutti tranne Carlo De Medici, in carica dal 1910 al 1912, Giorgio Hülss, dal 1919 al 1920 e Oreste Simonotti, dal 1929 al 1931, che portarono i primi tre scudetti all'Inter.

"Ecco l'elenco completo dei presidenti dal 1909 al 1931:

  • 1909-1910  Ettore Strauss
  • 1910-1912  Carlo De Medici
  • 1912-1913  Emilio Hirzel
  • 1913-1914  Luigi Ansbacher
  • 1914-1919  Giuseppe Visconti Di Modrone
  • 1919-1920  Giorgio Hülss
  • 1920-1923  Francesco Mauro
  • 1923-1926  Enrico Olivetti
  • 1926-1928  Senatore Borletti
  • 1928-1929  Ernesto Torrusio
  • 1929-1931  Oreste Simonotti
  •  Giuseppe Visconti di Modrone

    Giuseppe Visconti di Modrone

    IL PRIMO VERO PRESIDENTE

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    "Dopo un ventennio di avvicendamenti continui l'Inter aveva bisogno di figure solide e durevoli per affermarsi con continuità ai vertici del calcio italiano. Insidiatosi a dicembre del 1931, il primo atto di Ferdinando Pozzani, soprannominato dalla stampa 'Generale Po', fu quello di ristabilire in parte il nome della squadra, modificato in Ambrosiana per volere del regime fascista. Pozzani optò per una via di mezzo che accontentasse tutti e evitasse ripercussioni politiche, passando a Ambrosiana-Inter. Non particolarmente paziente, nel suo decennio di presidenza cambiò ben 8 allenatori, tuttavia la squadra vinse comunque 2 Scudetti, 1 Coppa Italia e giunse in finale nella Coppa Europa Centrale, primo abbozzo di competizione europea dell'epoca. Rimase in carica fino al 1942.

     Ferdinando Pozzani, il Generale Po

    Ferdinando Pozzani, il Generale Po

    IL PRIMO AMANTE DEI CAMPIONI

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    "Dopo il 'Generale Po' all'Inter arrivò un'altra figura importante per creare l'identità del club, Carlo Masseroni. I tifosi devono ringraziare Massironi non tanto per i trofei guadagnati, a dire la verità pochi per i giocatori in rosa, ma per il calcio spettacolo che è stato in grado di regalare e per essere stato il primo ad investire pesantemente nel club, tanto da portare a Milano campioni di livello internazionale. La sua politica mutò non solo la dimensione dell'Inter, ma anche quella del calcio italiano, che iniziò a guardare con più convinzione al mercato estero ed ai gioielli che vi si potevano scovare. Fu grazie a lui se giocatori come il fuoriclasse e bomber ungherese Istavàn Nyers, il funambolico svedese Lennart 'Naka' Skoglund, il tulipano olandese Faas Wilkes (presunto inventore del doppio passo) e l'amatissimo Benito 'Veleno' Lorenzi vestirono i colori nerazzurri. Con questi campioni l'Inter giocava in maniera spettacolare e offensiva in un periodo in cui tutti erano ancorati al tatticismo e al limitare l'avversario. Dribbling epici, giocate da applausi, fantasia e tecnica: queste erano le parole d'ordine di una squadra che ancora oggi detiene diversi record realizzativi.

    "Raccolse sicuramente meno, anche per le personalità ingombranti in rosa, di quanto seminato: solo 2 scudetti consecutivi, quelli del '52-'53 e '53-'54. Tuttavia l'impronta lasciata dalla presidenza Massironi fu una delle pietre angolari per il futuro non solo dell'Inter, ma anche del calcio italiano in generale.

     Carlo Masseroni

    Carlo Masseroni

    IL PRESIDENTISSIMO

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    "Massironi aprì le porte alla leggenda, Angelo Moratti, un nome legato in maniera indissolubile alla storia della società. Moratti, figlio di farmacista, se ne andò giovanissimo da casa in cerca di fortuna. Fu il primo in Italia ad avere un'idea illuminante: far arrivare in paese il petrolio ancora greggio, anziché raffinato, pagandolo di conseguenza meno e raffinandolo poi qui creando appositi stabilimenti. Nel 1962 fonda nei pressi di Cagliari SARAS, ancora oggi la più grande raffineria di petrolio dell'intero Mar Mediterraneo. Forte di un potere economico difficilmente eguagliabile all'epoca in Italia, acquistò l'Inter nel 1955 con il chiaro intento di portarla ai vertici in Italia e nel mondo. L'inizio non fu dei più semplici, nonostante acquisti di una certa rilevanza. La svolta avvenne nel 1960 quando mise sotto contratto l'istrionico allenatore Helenio Herrera, il Mago necessario per dare una svolta. L'anno successivo, su chiara indicazione del tecnico, pagò letteralmente a peso d'oro Luis Suarez, fresco pallone d'oro al Barcellona. 300 milioni di lire, cifra astronomica per l'epoca e con cui i blaugrana poterono permettersi di ultimare il terzo anello del Camp Nou. La macchina perfetta era ormai costruita, bastava solo oliare gli ingranaggi.

    "L'anno successivo il 1962-1963, arrivò lo scudetto, il primo trofeo dell'era Moratti. Seguirono poi altri due campionati, '64-'65 e '65-'66, 2 Coppe dei Campioni, '63-'64-'64-'65 e 2 Coppe Intercontinentali nel 1964 e nel 1965. Era nata la leggenda della Grande Inter, la squadra capace di fare tremare tutto il mondo. Moratti, ormai diventato già un'icona e un pezzo di storia del calcio, lasciò poi la presidenza nel 1968 quando il ciclo epico era ormai al termine.

     Angelo Moratti festeggia la Coppa dei Campioni

    FRAIZZOLI

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    "Dirigente del club dal 1960, Ivanoe Fraizzoli, da sempre grande tifoso nerazzurro, succedette a Massimo Moratti nel 1968. Personaggio meno carismatico e mediatico, Fraizzoli ebbe comunque il merito di mantenere la società ad alti livelli, compito non semplice vista anche l'impossibilità all'acquisto di calciatori stranieri visto il veto messo dalla Federazione nel 1967. Campioni assoluti come Boninsegna, Altobelli e Beccalossi esplosero proprio durante la sua guida. L'Inter, con Fraizzoli al comando, vinse due campionati, '70-'71 e '79-'80, e 2 Coppe Italia, nel 1978 e nel 1982.

     Ivanoe Fraizzoli

    IL PRESIDENTE "TEDESCO"

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    "Nel 1984, con il ritorno dei primi calciatori stranieri e l'aumento esorbitante dei cartellini, Fraizzoli si rese conto di non poter più mantenere l'Inter al passo con le altre grandi del calcio italiano e decise quindi di cedere la società a Ernesto Pellegrini, magnate della ristorazione collettiva per le aziende. Pellegrini arriva con il botto, acquistando una leggenda del calcio tedesco come Karl-Hein Rummenigge. Kalle non è più giovanissimo e porta le cicatrici di mille battaglie, ma riuscirà comunque a lasciare una traccia importante e a farsi amare dai tifosi dell'Inter. Nel corso della sua presidenza Pellegrini però mantiene intatto l'amore per i calciatori tedeschi, portando a Milano nel decennio successivo anche altri campioni del calibro di Andrea Brehme, Lothar Matthaus e Jurgen Klinsmann. Dall''84 al '95, anno in cui lascerà per gli stessi motivi di Fraizzoli, l'Inter vincerà poco rispetto a quanto investito. Uno scudetto, quello dei record del 1988-'89, la Supercoppa Italiana del 1989 e due Coppe Uefa, nel '91 e nel '94.

     Pellegrini e Fraizzoli

    IL SECONDO MORATTI

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    "Il 1995 è un anno fortunato per la storia dell'Inter. Alla presidenza del club torna infatti una figura il cui solo cognome rievoca dolci ricordi: Massimo Moratti. Il figlio del presidentissimo degli anni '60 ha cercato a lungo di resistere al richiamo della grande passione di famiglia, ma la tentazione è stata troppo forte. I primi anni sono pieni di difficoltà e insoddisfazioni: Moratti acquista vagonate di calciatori che si rivelano sopravvalutati o inadatti al nostro calcio. Così come gli allenatori, che cambia con allarmante frequenza, alla perenne ricerca del suo Helenio Herrera. Nel 1997 regala ai tifosi il calciatore più forte del mondo, uno dei migliori di tutti i tempi: un alieno che risponde al nome di Ronaldo. Il fenomeno illuderà tutti di poter aprire già all'epoca un'epopea di successi, portando a Milano da protagonista la Coppa Uefa del 1998. Gli infortuni, la sfortuna e un sistema calcistico italiano non propriamente limpidissimo però impediranno l'esaudirsi del sogno e l'amore col Fenomeno finirà nel 2002. Gli insuccessi continuarono nonostante gli investimenti faraonici (750 milioni di euro stimati nel primo periodo di presidenza) e, preso dallo sconforto, Moratti lasciò la presidenza nel 2004, cedendo l'incarico a Giacinto Facchetti, leggendario terzino della Grande Inter di suo padre. Moratti mantenne solamente la proprietà del club senza esserne effettivamente proprietario.

    "Con la prematura scomparsa di Facchetti nel settembre 2006, Moratti, anche per un dovere morale nei confronti dell'amico di lunga data, decise di riprendere le redini societarie, più deciso che mai a portare la squadra sul tetto del mondo. Complice l'esplosione proprio in quella estate di Calciopoli, che punì i successi ottenuti in maniera illecita dalla Juventus, e l'arrivo in panchina di Roberto Mancini, l'Inter riaprì un ciclo importante di vittorie. Sotto la guida del 'Mancio' e con un nuovo idolo in campo come Zlatan Ibrahimovic, i nerazzurri vinsero infatti 3 scudetti (uno a tavolino), 2 Coppe Italia e 2 Supercoppe Italiane. Moratti però bramava l'Europa e perciò, nonostante i successi in Italia di Mancini, decise di esonerarlo per puntare a quello che vedeva come il suo Mago, il suo Herrera, José Mourinho. Con lo Special One al comando, dopo 45 anni di attesa, l'Inter tornò sul tetto d'Europa nel 2010, vincendo la terza Coppa dei Campioni e mettendo a segno un'impresa mai riuscita prima, e nemmeno dopo, nel calcio italiano: il Triplete (Campionato, Coppa Nazionale e Champions League).

    "Chiusa la parentesi straordinaria di Mourinho, l'Inter di Moratti vinse ancora tre trofei: una Supercoppa Italiana ed il Mondiale per Club con Rafa Benitez e una Coppa Italia con Leonardo. Nel novembre del 2013, dopo 18 anni di presidenza (la più longeva), Moratti abdica a favore di Erick Thohir.

     Massimo Moratti, Getty Images

    IL PRIMO STRANIERO

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    "Quella di Erick Thohir non fu una delle parentesi migliori e da celebrare della storia nerazzurra. Il magnate indonesiano infatti, rarissimamente presente fisicamente vicino alla squadra, investì in maniera quasi sempre errata, regalando gioie sporadiche ai tifosi nerazzurri. Certamente gli acquisti di Kovacic, Brozovic e Icardi possono considerarsi azzeccati, almeno parzialmente, ma in mezzo al numero esorbitante di errori commessi quasi passano in secondo piano. Sotto la presidenza Thohir l'Inter vive un'eclissi totale di risultati e visibilità, diventando un club mediocre e di seconda fascia. Anche il valzer degli allenatori certamente non aiuta, soprattutto per quanto riguarda Roberto Mancini, richiamato in pompa magna e con cui il rapporto è terminato in maniera burrascosa e improvvisa per i mancati investimenti sul mercato. Nel 2016 poi, fiutata la possibilità di un ritorno economico insperato, Thohir a ceduto la società agli attuali proprietari, il gruppo Suning, pur restando formalmente presidente sino al 2018.

     Ernesto Pellegrini e Erick Thohir, Getty Images

    LA FAMIGLIA ZHANG

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    "E arriviamo finalmente ai giorni nostri, con il regno della famiglia Zhang. Seconda proprietà straniera consecutiva per l'Inter, rimanendo in Asia ma spostandoci in Cina. Con uno spessore economico ed un peso politico certamente superiore a Thohir, il gruppo Suning si presenta in pompa magna, garantendo e mettendo in campo investimenti importanti. Manca però forse la conoscenza necessaria per farli nella maniera più corretta, difatti le prime campagne acquisti, per quanto faraoniche dal punto di vista delle spese, non portano sostanzialmente a nulla dal punto di vista dei risultati, se non un ritorno in Champions League. Nel 2018 Steven Zhang, rampollo della famiglia e molto coinvolto nel progetto nerazzurro, diventa formalmente presidente della società, rilevando la figura ormai marginale di Thohir. Sotto la spinta del ragazzo, che crede fermamente in una rinascita della squadra, e con l'ingaggio di Antonio Conte per 12 milioni di euro a stagione, il club ha fatto un all-in pesante, facendo un salto di qualità notevole. Il secondo posto in campionato ad un solo punto dalla corazzata Juventus e la finale, poi persa, di Europa League al primo anno del tecnico sono un segnale lampante. Ad oggi l'Inter guida la Serie A in vetta solitaria alla classifica, ma il vento del cambiamento non ha smesso di soffiare.

    "Pare infatti che Suning, costretto dalle nuove normative del Governo Cinese in fatto di "investimenti superflui" a ridimensionare il proprio impegno nella squadra, stia cercando acquirenti disposti a comprare il club. In attesa di nuovi sviluppi e di tempi più sereni però, l'ambiente nerazzurro deve godersi l'attimo, sperando che la prossima estate porti in dote un trofeo che manca ormai dal lontano 2011.

     Zhang Jindong, Steven Zhang e Antonio Conte, Getty Images
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