ESCLUSIVA – Lamouchi: “Dopo il mio goal alla Juve Moratti mi volle subito all’Inter”

L’ex centrocampista nerazzurro dice la sua sulla lotta Scudetto e sull’attuale Serie A

di pietromagnani

IL PASSATO

Intervenuto nella consueta diretta serale di Passione Inter questa sera alle 19.00, Sabri Lamouchi, ex centrocampista francese che ha militato, tra le altre, anche nel Parma, nell’Inter e nel Marsiglia, ha parlato dell’attuale situazione in casa nerazzurra in vista del Derby con il Milan di domenica, tappa che potrebbe rivelarsi ago della bilancia fondamentale per la lotta Scudetto. Ecco le sue parole nel corso della lunga chiacchierata in esclusiva con noi:

L’APPRODO IN SERIE A – “La Serie A ai miei tempi era il campionato più bello al mondo, il più difficile, il più guardato. Per me fu qualcosa di fantastico, non solo per la qualità della vita. Prima giocavo a calcio, ma qui mi sono completato. Tutto quello che sto facendo come allenatore, tutto quello che so, l’ho imparato dall’Italia. La tattica, la preparazione, viene tutto da lì.  Sinceramente non penso che l’attuale Serie A sia al livello di quella in cui giocavo io. Il Parma in cui arrivai era una grandissima squadra, fui davvero fortunato a giocare al fianco di certi calciatori. In difesa avevamo Thuram, Cannavaro e Buffon, in avanti Mutu e Adriano, con Gilardino in panchina. Il livello era veramente altissimo. Tutti professionisti poi, arrivavamo un’ora prima agli allenamenti e ce ne andavamo un’ora dopo”.

IL RIMPIANTO – “Fui vicino alla Juventus prima di andare all’Inter. Incontrammo io e il mio agente, Oscar Damiani, Moggi e Bettega in un ristorante. Sacchi però mi telefonò mentre eravamo in strada verso Torino e mi disse: “Tu non vai da nessuna parte, resti qui e ti faremo un nuovo contratto. Diventerai capitano e poi dirigente”. A posteriori a 30 anni firmare alla Juve sarebbe stato uno step importante, un’occasione irripetibile. Ma non ho rimpianti. L’anno dopo arrivai all’Inter e Parma per me rimane la mia casa. Il mio rimpianto vero in 25 anni di carriera è quello della Coppa del Mondo non giocata con la Francia”.

IL RETROSCENA – Sacchi si fermò per un problema al cuore e Carmignani, il suo secondo, prese il suo posto. Non stavamo attraversando un bel momento. Giocammo contro la Juve e vincemmo 1 a 0, con mio goal, mettendo in difficoltà nella lotta Scudetto la Juve. E mi dissero quando firmai che fu lì che Moratti disse: “Lo voglio” e decise di portarmi all’Inter. Ricordo un signore anziano la mattina dopo al bar mi abbracciò per la gioia, solo perché avevo dato un dispiacere ai rivali. Fu una sensazione meravigliosa, mi commossi”.

L’ESPERIENZA ALL’INTER – “Appena arrivato all’Inter al primo allenamento eravamo in 32, 29 stranieri. Divise la rosa in 3 elì ho capito immediatamente che l’allenatore non mi voleva, perché io nelle partitelle ero tra quelli che rimanevano in panchina. Però era un club internazionale, con grandi giocatori. Ho giocato pochissimo, ma sono stato onorato di portare quella maglia, di sentire il calore dei tifosi. Non vincemmo nonostante i campioni perché quando costruisci la squadra per un allenatore e poi lo cambi, non è facile adattare la rosa alle nuove indicazioni”.

IL MIGLIORE DI TUTTI – “Ho giocato con tanti campioni, ma è facile scegliere il giocatore che mi ha impressionato di più è stato Zidane. Ti chiedevi da dove veniva a vederlo giocare. Già nell’89 quando ci trovammo contro con le seconde squadre in Francia capii che era un fenomeno. Era un grandissimo lavoratore. Non è vero che i campioni non lavorano mai, serve sacrificio. E sono contento ora ci siano Cristiano Ronaldo e Ibrahimovic che danno il buon esempio alle nuove generazioni”.

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