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SERIE A PROTOCOLLO COVID

Lega Serie A, il nuovo protocollo: con 13 calciatori in lista si gioca. Ma rimane il problema ASL

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Il protocollo della Lega, da solo, non basterà a evitare il caos delle ASL

Lorenzo Della Savia

Il tanto invocato nuovo protocollo sulla disputa delle partite tra squadre falcidiate dai contagi è infine arrivato: giunge al termine di un Consiglio di Lega indetto proprio nella giornata di oggi al fine di redigere nuove norme, più coordinate con l'esigenza di un calendario - quello del campionato di Serie A - che non ammette più dilazioni e che non può più essere stiracchiato a piacimento come avvenuto negli scorsi anni. Il protocollo è arrivato: e probabilmente cambierà poco o nulla, perché si limita a fissare a 13 il numero minimo di calciatori in rosa per poter disputare una partita, fissando o ribadendo le scadenze per l'effettuazione e la comunicazione degli esiti dei tamponi sui gruppi squadra e sugli staff, ma, ufficialmente, nulla è ancora avvenuto - a livello di diplomazie - tra la Lega Serie A e le Autorità sanitarie locali per capire come ovviare al problema dei rinvii delle gare qualora un'Autorità locale decida di fermare il gruppo squadra in blocco.

Cosa prevede il nuovo protocollo

In particolare, la Lega Serie A, con il comunicato n. 126 del 6 gennaio 2022, stabilisce che:

  • qualora uno o più calciatori dello stesso Club risultassero positivi al virus SARS-CoV-2 la gara sarà disputata, secondo il calendario di ciascuna competizione, purché il Club in questione abbia almeno tredici calciatori (di cui almeno un portiere) tra quelli iscritti nelle rose della Prima Squadra e della formazione Primavera nati entro il 31 dicembre 2003, risultati negativi ai test entro il termine del punto 4;
  • qualora il Club non disponga del numero minimo di calciatori di cui al punto 1, la Lega, delibererà di conseguenza;
  • qualora il Club sia in grado di disporre del suddetto numero minimo di calciatori e comunque non presenti in campo la squadra, subirà le sanzioni previste dall'articolo 53 delle N.O.I.F.;
  • ciascun Club, ai fini dell'applicazione delle norme di cui ai punti 1, 2, 3 dovrà inviare a mezzo pec alla Lega Nazionale Professionisti Serie A la documentazione comprovante le riscontrate positività entro la mezzanotte del giorno precedente la gara.
  • Resta il nodo ASL

    Ciò a cui, ovviamente, il nuovo protocollo non pone rimedio è la questione dei provvedimenti delle ASL locali che impediscono alle squadre di volta in volta coinvolte di prendere parte ai rispettivi impegni in caso di positività di tanti giocatori al Covid: la circostanza è ovvia, perché un protocollo della Lega Serie A non può avere una vis tale da disciplinare procedure di carattere amministrativo quali quelle di competenza delle ASL. Il protocollo, infatti, si limita a stabilire che una squadra che abbia ricevuto l'ok dall'ASL per partire per la trasferta non possa chiedere il rinvio se non dimostra di avere meno di 13 giocatori in rosa. Ma che succede se la ASL blocca il gruppo squadra in parola? E' da intendersi, verosimilmente, che la disciplina rimarrà uguale a quella sinora adottata, e che dunque si assisterà a nuovi rinvii e nuove polemiche, poiché le ASL seguono i loro protocolli e non certo quelli della Lega Serie A, vincolanti solo per le società.

    "Uniformare le ASL"

    L'unica soluzione logica, a questo proposito, pare essere quella di uniformare il modus operandi delle varie Autorità sanitarie locali per evitare situazioni come quelle di oggi, in cui alcune squadre sono state fermate mentre ad altre squadre - possibilmente con più positivi in rosa - è stato concesso di giocare. A riferirlo è stato il Sottosegretario allo Sport Valentina Vezzali, che, interrogata a riguardo, ha risposto: "Ci sarà una cabina di regia permanente sui campionati, l'obiettivo è quello di uniformare le decisioni delle ASL". Dopo due anni di Covid e di problemi, la politica finalmente pare provvedere. Il calcio italiano, sentitamente, ringrazia.