Sconcerti: “Inter lenta e condizionata da questo nuovo calcio. Poteva vincere, ma non c’è stata qualità”

Il commento del giornalista questa mattina sulle pagine del Corriere della Sera

di Antonio Siragusano

E’ stata un’occasione persa quella dell’Inter ieri sera per potersi portare innanzitutto in cima alla classifica del gruppo B, ma soprattutto per poter allungare sul Real Madrid e scappare a +3. E invece, nonostante una partita nettamente dominata contro lo Shakhtar Donetsk, la formazione di Antonio Conte non è andata oltre lo 0-0 a Kiev. Secondo il giornalista Mario Sconcerti, nel commento di questa mattina sulle pagine del Corriere della Sera, i ritmi del calcio post coronavirus stanno compromettendo lo spirito battagliero di questa squadra, che avrebbe probabilmente bisogno di partite più intense e veloci per accendersi.

Romelu Lukaku, Getty Images

L’ANALISI – “È sempre un’Inter lenta. Non ci sono i presupposti perché sia più veloce. Vidal è un aggressivo lineare, ma ha bisogno di pensare. Brozovic a maggior ragione, non essendo nemmeno aggressivo. Barella gioca trequartista non perché ne abbia le caratteristiche tecniche, ma perché può correre in riparo e costruzione di tutto. Quando una squadra ha bisogno di un ruolo di pronto soccorso in mezzo significa che ha piccole carenze dovunque. L’Inter poteva vincere, ma è mancata ancora nella qualità del gioco. Anche Hakimi non è decisivo, forse parte da troppo vicino all’area degli altri, ha due linee di giocatori da passare in poco spazio. Meglio Young stavolta, più di mestiere. Lukaku ha lasciato su una straordinaria traversa il suo peso sulla partita. L’Inter ha attaccanti di livello mondiale che devono però giocare dentro i resti che lascia un centrocampo macchinoso. Manca Eriksen, si direbbe, ma non è più il caso di dare al giocatore questa importanza”.

EFFETTI DA CORONAVIRUS – “Lo zero a zero è peraltro un risultato dimenticato, non esiste più, oggi è il tempo dei gol da distrazione. Per struttura e qualità media, l’Inter è forse la squadra che soffre di più il ritmo del calcio nel tempo del virus. Un calcio soffocato, responsabile, quasi accademico, felpato. L’Inter avrebbe bisogno di guerre che non trova sul campo. Il suo limite è adeguarsi a questo calcio. È questo che sta mettendo in difficoltà Conte, la sua diversità agonistica lo ha portato improvvisamente fuori dal tempo. Senza pubblico, preoccupato dai giocatori contagiati che cadono ormai come le foglie, destinato ad andare avanti per un fine quasi morale che lo prescinde, il calcio sta finendo per accomodare il campo alle sue esigenze. È come al tempo della neve, con il pallone che non fa rumore e tutto finisce per essere attutito. Lenta la vita, lento anche il gioco. Il risultato che mette in difficoltà è quello del Real. Il suo è un ultimo posto poco credibile, anche se le squadre spagnole sono quelle che più stanno subendo questo tipo di calcio silenzioso”.

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