Milito: “Il mio grande rimpianto? Il Mondiale del 2006. Samuel il difensore più forte, Cambiasso il giocatore più intelligente. E i palloni di Snejider…”

Milito: “Il mio grande rimpianto? Il Mondiale del 2006. Samuel il difensore più forte, Cambiasso il giocatore più intelligente. E i palloni di Snejider…”

Ecco la seconda parte della lunga intervista concessa dal Principe al Corriere dello Sport

di Raffaele Caruso

Diego Alberto Milito, ex attaccante dell’Inter e protagonista assoluto nella stagione del Triplete, ha concesso una lunga intervista al Corriere dello Sport. Nella seconda parte, il Principe ha ripercorso le tappe della sua gloriosa carriera.

Maradona come allenatore: “Era tutto emozionante. Lei pensi cosa può significare essere allenato dal mito con il quale si è cresciuti. Per noi Maradona era Maradona e averlo davanti, non una immagine sul teleschermo, era choccante. Poi sono passati i mesi e tutto è diventato più naturale. Lui è molto bravo, anche come tecnico. D’altra parte stiamo parlando di uno dei migliori giocatori della storia. Capisce molto di calcio. Con lui, in Nazionale, è stata un’esperienza felice”.

Poca fortuna con l’Albiceseste: “E’ una bella domanda. Me lo sono sempre chiesto. Cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno per non deprimermi. Nella Nazionale argentina abbiamo avuto sempre dei grandi attaccanti. Sono fortunato ad aver giocato un Mondiale, due Coppe America. Lei pensi che nel mio mondiale, quello del 2010, avevamo, davanti, Messi, Tevez, Agüero, Higuain, Palermo. Sicuramente mi sarebbe piaciuto giocare molto di più, però capisco che a volte c’è tanta concorrenza, abbiamo tanti attaccanti bravi e per gli allenatori è difficile scegliere. Mi rimane un solo rimpianto: non aver disputato il Mondiale in Germania, nel 2006”.

L’allenatore più importante: “Una domanda difficile. Io ho sempre detto che da tutti ho imparato qualcosa. Quelli in Argentina, nel settore giovanile. E poi in Italia ho avuto dei grandi allenatori: Mourinho è stato sicuramente uno dei migliori. Ma se devo sceglierne uno indico Bielsa, che mi ha dato molto. E’ stato l’allenatore che mi ha dato la possibilità di giocare in Nazionale e mi ha fatto imparare tanto, tecnicamente e tatticamente”.

Il difensore più duro incontrato: “Ho avuto tanti difensori bravi contro i quali ho dovuto giocare. Walter Samuel per me è stato uno dei più forti, senza dubbio. E poi Alessandro Nesta e Paolo Maldini, ovviamente. Il giocatore più intelligente? Cambiasso, non ho dubbi. Il miglior assist man? Uno che mi dava dei palloni magnifici era Wesley Sneijder. Ma anche Stankovic era molto bravo a mettere la palla in profondità. Ci guardavamo e bastava”.  

L’infortunio: “E’ stato sicuramente il momento più brutto della mia carriera. Per fortuna prima non avevo mai avuto niente di importante e in quel momento mi è caduto il mondo addosso. E’ stato un infortunio molto grave, ho sentito subito un dolore incredibile. Sapevo già che era un infortunio che mi avrebbe bloccato a lungo. Ma né il dolore né la rabbia hanno fatto venir meno in me la voglia di tornare, di giocare al calcio, di proseguire il mio sogno di bambino”. 

Il retroscena: “Il primo anno che ero all’Inter siamo andati a Marassi per affrontare il Genoa. Era la prima volta, per me. Io venivo da tanti anni lì e avevo tanti amici, compreso l’allenatore. Tutti mi volevano bene e anche io volevo bene a loro. Venivamo da una grande annata a Genova e quindi per me era una partita speciale. Il primo tempo ho giocato malissimo. Mi sentivo spaesato, ero emozionato, confuso. Nello spogliatoio Mourinho mi dice “Ma te la senti di giocare contro i tuoi amici? Vai fuori, ti tolgo perché oggi non sei lo stesso”. Io ho detto, spavaldo: “Mister, tranquillo, gioco”. Abbiamo pareggiato 0 a 0, non abbiamo giocato bene quella partita. Io ho vissuto malissimo quei novanta minuti. Ripensandoci, Mou aveva ragione. Non ero io, in campo, contro i mei amici del Genoa”. 
In realtà, Milito non giocò al Ferraris contro il Genoa, partita dominata dai nerazzurri e finita 0-5. Ma forse l’argentino si riferisce al match di ritorno, giocato a San Siro, finito effettivamente 0-0″.

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